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L'incertezza economica a livello mondiale, un peso per la crescita nell'Ue

L'incertezza economica a livello mondiale, un peso per la crescita nell'Ue
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L'economia globale rallenta e uno dei fattori chiave è l'incertezza. Nelle previsioni di primavera la Commissione ha detto che quest'anno il pil dovrebbe crescere dell'1,4 per cento nell'Unione europea e dell'1,2 per cento nella zona euro. Nelle previsioni d'inverno erano rispettivamente l'1,5 e l'1,2 per cento, e in quelle d'autunno l'1,9 per cento per entrambe. Se i fattori interni tendono a sostenere l'economia europea, le incertezze a livello mondiale giocano a sfavore. In quest'episodio di Real Economy esploriamo l'incertezza e le tensioni commerciali come fattori chiave del rallentamento dell'economia.

Il corso accelerato: la politica commerciale dell'Ue

Il libero scambio fra gli Stati membri è uno dei principi fondanti dell'Unione europea .

Il mercato unico europeo è l'area senza barriere più grande del mondo. L'insieme degli stati membri rappresenta il 16 per cento dell'import-export mondiale.

Un terzo di tutti gli scambi commerciali dell'Unione lo scorso anno è stato con gli Stati Uniti e la Cina. Al terzo posto, molto distanziata, la Svizzera. Questo stando ai dati del 2018, quando le tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina hanno cominciato ad aggravarsi.

L'Unione europea è il principale partner commerciale per 80 paesi.

Oltre il 70 per cento delle merci in entrata gode di tariffe doganali nulle o ridotte. L'Unione europea, una delle economie più aperte al mondo, rimane una convinta sostenitrice del libero commercio e si impegna attivamente nella negoziazione di accordi commerciali con altre entità nazionali o regionali.

L'accordo con il Giappone, una manna per l'Europa... e l'Italia

Uno degli accordi commerciali più recenti è quello con il Giappone, entrato in vigore il primo febbraio. L'accordo elimina quasi tutti i dazi doganali, che ammontavano a un miliardo di euro all'anno. Che impatto ha questo sulla nostra vita di tutti i giorni? Fanny Gauret è andata in Italia per averne un assaggio.

La nostra vita di tutti i giorni, naturalmente, è il cibo. In Italia è in crescita l'interesse per la cucina giapponese, anche grazie alla facilitazione degli scambi commerciali, spiega Sabrina Bai, proprietaria del ristorante Shiroya di Roma: "Da quest'anno abbiamo accesso a molti più ingredienti. Con i prezzi che paghiamo ora possiamo avere una qualità molto superiore rispetto a prima".

Sabrina si rifornisce attraverso la società di import Nipponia, che dal primo febbraio non deve più versare dazi doganali sulla maggior parte dei prodotti. Secondo il direttore degli acquisti, Bernard Journo, "Questi accordi sono molto importanti per piccole e medie imprese come la nostra. Abbiamo visto un forte impatto del calo dei prezzi sulle vendite di prodotti giapponesi. Assistiamo a un aumento delle importazioni, e questo è positivo per noi".

Il Giappone è il sesto partner commerciale dell'Europa e il quarto mercato per le esportazioni agroalimentari. I dazi sui prodotti agroalimentari esportati in Giappone, che finora erano di quasi il 40 per cento per la carne di manzo e del 15 per il vino, sono destinati a scomparire per il 97 per cento dei prodotti europei.

L'Italia è uno dei principali esportatori di vino verso il Giappone. Un prodotto che vede un successo crescente, dice Antonella Corda, proprietaria dell'omonima cantina in Sardegna: "Abbiamo iniziato un anno fa le vendite con il Giappone. Il primo anno abbiamo lavorato con una piccola quantità, che è diventata una vendita molto piú importante, tale che le vendite verso il giappone oggi rappresentano il 16 per cento delle vendite export".

L'Unione europea prevede anche un aumento nell'esportazione di prodotti caseari. Marta Sanna non ha ancora firmato un accordo per il suo formaggio, ma è ottimista: "Il mercato giapponese - rivela - è molto interessante perché ai giapponesi importa la qualità. E hanno soldi da spendere. Al tempo stesso però è un mercato un po' lento. Ma una volta fatto un accordo, è destinato a durare".

Le sfide del multilateralismo

L'Unione europea prevede, grazie a quest'accordo, un aumento del pil di 33 miliardi di euro entro il 2035. Tuttavia, a livello mondiale, il multilateralismo si trova a dover affrontare diverse sfide. Quali? Siamo andati a Ginevra per chiederlo ad Arancha González, direttrice esecutiva dell'International Trade Centre.

"Penso che oggi il multilateralismo sia minacciato in due modi diversi. In primo luogo, in quel che significa il multilateralismo, che è un sistema di cooperazione internazionale, significa parlare, dialogare, mettersi d'accordo, è uno strumento per gestire le nostre relazioni. Ma c'è anche un attacco a regole specifiche del commercio internazionale che limitano le pulsioni unilaterali, e le limitano non perché ci sentiamo deboli ma perché se una parte si limita diventerà più forte, e anche l'altra parte sarà più forte. Oggi dobbiamo scegliere fra ordine e caos. Il multilateralismo significa ordine, un sistema, delle regole, prevedibilità, trasparenza. L'unilateralismo oggi significa il caos nelle nostre economie. Il sistema commerciale internazionale ha bisogno di essere migliorato. Ci sono pratiche commerciali sleali che vanno affrontate, ci sono regole che vanno cambiate, altre che vanno modernizzate, ma dobbiamo farlo in uno spirito di cooperazione, altrimenti è il caos".

Quali sono i principali fattori d'incertezza qui in Europa?

"Penso che l'incertezza numero uno sia l'incertezza nell'economia globale. In fondo due terzi della crescita europea provengono dall'estero, dall'esterno dell'Unione europea. Quindi c'è l'incertezza nell'economia globale, che ha un forte impatto sull'economia europea. La seconda incertezza è all'interno dei confini europei, ed è la Brexit, l'incompiuta integrazione economica e finanziaria che deve essere affrontata il prima possibile per costruire la capacità di recupero dell'economia europea. Ogni giorno che passa senza un accordo su come gestire la Brexit crea maggiore incertezza, e quest'incertezza sta trascinando con sé la crescita, soprattutto nel Regno Unito, dove vediamo che le cifre sono riviste al ribasso mese dopo mese".

Le abbiamo chiesto di portare un oggetto per rappresentare l'incertezza globale. Che cos'ha?

"Ho portato una sfera di cristallo! È così che si sentono oggi imprese e governi. Sentono di dover guardare una sfera di cristallo per prevedere il futuro. E preferirebbero vivere in un mondo prevedibile. Quindi lasciamo da parte la sfera di cristallo e torniamo a costruire istituzioni e regole, che garantiscano stabilità, trasparenza e riducano l'incertezza".