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Tunisia: una sessantina di vittime e sedici sopravvissuti nel naufragio

Tunisia: una sessantina di vittime e sedici sopravvissuti nel naufragio
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SFAX (TUNISIA) - Sono sedici i sopravvissuti al naufragio di un'imbarcazione carica di migranti, avvenuta venerdi in acque internazionali al largo di Sfax, in Tunisia.

Alcuni di loro si trovano sotto osservazione all'ospedale Habib Bourguiba University Hospital della città tunisina.

14 sono cittadini del Bangladesh, uno è marocchino e uno è egiziano.

"C'era nove marocchini, otto sono morti, solo io sono sopravvissuto"

"Lavoravamo a Zouara, in Libia", racconta uno dei sopravvissuti, Hamed Bilal, "abbiamo pagato 1000 euro per emigrare, eravamo oltre 70 migranti, la barca era troppo piena.

C'erano nove marocchini, otto sono morti, solo io sono sopravvissuto...li ho visti morire uno ad uno, sotto i miei occhi...ora sono esausto, siamo stati al mare da mezzanotte fino alle 8 di mattina".

"Una sessantina di vittime"

Secondo la Croce Rossa Internazionale, le vittime una sessantina (pare 65, ndr), ma il bilancio sembra destinato a salire ancora. Fino a sabato erano stati recuperati solo tre corpi.

Le ricerche continueranno anche nei prossimi giorni, ha garantito il portavoce del Ministero della Difesa tunisino, Mohamed Zekri.

Altri due migranti raccolti dalle acque dalla Marina Militare tunisina sono deceduti all'arrivo in ospedale.

"Le partenze illegale riprendono con il bel tempo"

Deplorando "uno dei peggiori incidenti nel Mediterraneo negli ultimi mesi", l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'italiano Filippo Grandi, ha chiesto di costruire strutture di soccorso in tutta l'area, "poiché le partenze illegali riprendono con l'arrivo bel tempo".

In un'intervista ad Euronews, l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Filippo Grandi, svela i suoi piani per ridurre il numero delle vittime del mare (e dell'immigrazione).

"Rischiamo nuove tragedie"

"Se non agiamo ora, è quasi certo che vedremo nuove tragedie nelle prossime settimane e nei prossimi mesi", ha dichiarato Vincent Cochetel, inviato speciale dell'UNHCR per il Mediterraneo.

Il volto della paura di chi ha visto la morte in faccia.