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Brexit, il controllo passa al Parlamento

Brexit, il controllo passa al Parlamento
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©UK Parliament/Jessica Taylor/Handout via REUTERS
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Sulla Brexit il controllo passa dal governo al parlamento britannico. Lo prevede un emendamento alla mozione presentata dall'esecutivo, approvata ieri dalla Camera dei Comuni: nel voto di domani, dunque, si darà la precedenza ai "piani alternativi" promossi dal Parlamento, rispetto alla proposta di Theresa May, che a Londra ha già incassato due sonore bocciature.

Corbyn: "Il governo ha fallito"

"Mi congratulo con la Camera per aver preso il controllo", ha commentato il leader labourista Jeremy Corbyn dopo il voto. L'approccio del governo, ha aggiunto, "è stato un fallimento totale, a cui questa assemblea deve porre rimedio. Non sappiamo cosa deciderà il Parlamento mercoledì, ma so che molti esponenti di questa Camera hanno lavorato a soluzioni diverse. Dobbiamo discutere su quelle per trovare il consenso".

I parlamentari valuteranno diverse opzioni, da una Brexit più graduale, che mantenga un'unione doganale con l'Unione europea, fino alle ipotesi più radicali, come un'uscita senza accordo o un nuovo referendum, che vede May fermamente contraria.

Il governo perde i pezzi

Con l'opposizione hanno votato anche tre sottosegretari, Richard Harrington, Steve Brine e Alistair Burt, che subito dopo si sono dimessi dai loro incarichi.

La lettera di dimissioni di Richard Harrington: "L'interesse nazionale prevalga su quello dei Conservatori"

"So che l'accordo proposto è un compromesso - ha dichiarato May - È un tentativo di rispettare l'esito del referendum e di mantenere fiducia nella nostra democrazia, tutelando anche chi ha votato per restare in Europa. Se la Camera lo sostiene, possiamo uscire dall'Unione in due mesi".

Cosa succede adesso

Dopo la bocciatura di ieri, May prende tempo, aggiornando a data da destinarsi l'ipotesi di un terzo voto di ratifica, e intanto aspetta i preannunciati voti indicativi del Parlamento. Ne affronterà il responso - ha annunciato - ma senza dare "assegni in bianco" su alternative "non negoziabili" con l'Ue.

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