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Usa: il Senato boccia la dichiarazione di emergenza di Trump

Una sezione del muro tra Usa e Messico nei pressi di Anapra, Ciudad Juarez
Una sezione del muro tra Usa e Messico nei pressi di Anapra, Ciudad Juarez -
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REUTERS/Jose Luis Gonzalez/File Photo
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WASHINGTON (USA) - Il Senato americano, a maggioranza repubblicana, ha bocciato la dichiarazione di emergenza nazionale del Presidente Donald Trump, per la costruzione del muro al confine con il Messico. La bocciatura, avvenuta con 59 voti a favore della risoluzione che blocca la dichiarazione d'emergenza e 41 contrari, ha aperto la strada al veto del Presidente.
E come previsto Trump, adirato, ha subito risposto per le rime, twittando: VETO!

Per superare il veto, servono i voti di 2/3 delle due aule del Congresso

La sconfitta del Presidente, infatti, è evidente dal punto di vista morale e simbolico, ma all'atto pratico non scalfisce l'intenzione di Trump: il suo diritto di veto a questo NO del Congresso gli consente di andare avanti con il progetto del completamento delle barriera di separazione con il Messico (iniziata da Bill Clinton nel 1993 e ampliata da George W. Bush nel 2006).

Per poter rendere nullo il suo veto, serviranno, infatti, i voti di due terzi delle due aule del Congresso americano.

Lunghezza e costi del muro

Il confine tra Stati Uniti e Messico è lungo poco più di 3100 chilometri, una distanza pari a quattro volte quella che divide Milano da Napoli in autostrada.
Per più di mille chilometri esiste già una barriera di separazione. Trump vorrebbe completare il muro per tutto il resto del confine, a parte i 250 chilometri, in cui esistono barriere naturali.

Le stime sul costo complessivo dell’opera sono molto vaghe.
Fox News cita cifre che vanno da 8 a 70 miliardi di dollari con costi di manutenzione da 150 a 750 milioni di dollari.
Il Washington Post racconta di calcoli molto diversi tra democratici e repubblicani e indica come costo massimo 67 miliardi di dollari.

REUTERS/Jim Young
Una curiosa espressione di Trump, durante l'incontro con il Primo Ministro irlandese Leo Varadkar. Washington, 14.3.2019REUTERS/Jim Young