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Iran, 38 anni di carcere e 148 frustate all'avvocata dei diritti umani

Iran, 38 anni di carcere e 148 frustate all'avvocata dei diritti umani
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Trentotto anni di prigione e 148 frustate. Ricomincia così, nel modo peggiore, l'assurda epopea giudiziaria di Nasrin Sotoudeh, la celebre avvocata iraniana specializzata nella difesa dei diritti umani che dal 2010 si trova costantemente nel mirino del regime. L'ultima condanna, relativa a un arresto risalente al giugno 2018, è avvenuta con le accuse di "collusione contro la sicurezza nazionale", "propaganda contro lo Stato", "istigazione alla corruzione e alla prostituzione", e per "essere apparsa in pubblico senza velo".

A comunicarlo, dopo una breve conversazione telefonica, è stato il marito della donna: ma nel paese è noto che alla base di quest'ultimo arresto ci fosse la difesa delle donne che in quei giorni - in barba alla rigida repressione delle agenti della polizia morale - avevano iniziato per protesta a a togliere pubblicamente il velo.

Già nel 2012 Satoudeh aveva vinto il premio Sakharov del Parlamento europeo per la sua strenua difesa di attivisti, dissidenti, minorenni finiti nel braccio della morte.

Ma quel premio l'avvocata non poté ritirarlo: in quei giorni finiva infatti di scontare un'altra condanna a 11 anni comminata nel 2010, all'apice della repressione della cosiddetta "rivoluzione verde", ridotta poi a 6 e terminata grazie un'amnistia concessa senza spiegazioni nel 2013, pochi giorni prima del discorso che il presidente Rouhani di fronte alle Nazioni unite.