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Futuro e protezione: il ruolo della scuola per i bambini rifugiati del Mali

Futuro e protezione: il ruolo della scuola per i bambini rifugiati del Mali
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Si aggrava il conflitto nel Mali settentrionale e centrale. Estremismo islamico, violenze inter-etniche e banditismo sono sempre più attivi. I maliani cercano scampo altro, e per i bambini, che costituiscono la maggior parte dei profughi, l'istruzione è una priorità.

Visto dall'alto Mbera è un mare di tende e di sabbia. Negli ultimi sei anni, 55 mila rifugiati hanno attraversato i 60 chilometri di deserto che separano il confine maliano da qui. Mbera è l'unico campo di rifugiati della Mauritania per i civili in fuga dal Mali. Gli ingressi non si sono mai interrotti. Due terzi della popolazione del campo sono bambini. Per loro andare a scuola è importante quanto alimentarsi e avere un'assistenza sanitaria.

"Sono contenta di essere a scuola perché l'istruzione mi permette di vedere il mondo in modo diverso", ci conferma Sadio. Occupare questi banchi è un traguardo di per sé per studenti come lei. Le bambine del campo sono sempre più esposte a matrimoni precoci e i bambini sono a rischio lavoro infantile. Minacce che si sommano ai traumi subiti in Mali da gran parte di questi minori.

"Sono stata costretta a sposarmi quando avevo 15 anni - racconta Sadio. - Quest'unione è andata male a causa di una gravidanza molto difficile appena dopo il matrimonio. Sono sopravvissuta e i miei genitori mi hanno consigliato di lasciare il paese e venire in Mauritania".

Sadio ora ha 17 anni ed è madre di una bambina di due. È ritornata a scuola grazie agli sforzi della sua assistente sociale. Rougui lavora per una ong locale finanziata dall'Unicef nell'ambito di un progetto sovvenzionato dall'Ufficio europeo per gli aiuti umanitari. Racconta il suo incontro con Sadio: "Le ho chiesto: sei mai stata a scuola? Mi ha detto: 'Sí, in passato'. Le ho chiesto: 'Sei sposata?' Mi ha risposto: 'No, divorziata'. Le ho detto: 'Vuoi tornare a scuola?' Mi ha risposto : 'Sí'. E ho pensato: un minore con un figlio è a sua volta un minore vulnerabile".

Su un totale di 31 mila bambini, 20 mila sono in età scolare. Ci sono otto scuole elementari come questa nel campo e una superiore. L'elevato numero di studenti è una sfida per l'UNICEF e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Mancano classi e professori. Nonostante questo, 5.500 bambini stanno ricevendo un'istruzione.

"Alcuni studenti sono arrivati nel 2012. Erano traumatizzati a causa di quanto avevano vissuto in Mali. Noi li sosteniamo nell'inserimento scolare e, se hanno superato l'età, hanno la possibiltà di seguire corsi di alfabetizzazione o di formazione professionale", spiega Cheikou Wane, dell'Unicef.

Con oltre 4.600 iscritti alla scuola elementare nei primi mesi dell’anno scolastico in corso, le cifre calano drasticamente nella scuola secondaria, poco più di 300. La sfida qui a Mbera è riuscire a mantenere gli studenti sui banchi di scuola fino al liceo. L’anno scorso dal campo sono usciti una cinquantina di diplomati.

Sfida accettata dall'Unione europea anche attraverso la costruzione di nuove classi. Il cantiere dove sta nascendo la nuova scuola superiore di Mbera è il simbolo concreto di quanto l'istruzione, secondo la Commissione europea, sia uno dei migliori investimenti a lungo termine per costruire il futuro dei minori in contesti d'emergenza.

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"L'istruzione è uno dei settori meno finanziati a livello di aiuti umanitari - lamenta Isabel Coello, dell'ufficio Ue - Prima arrivano l'alimentazione, l'alloggio, la salute e l'acqua. L'istruzione arriva appena al 3 per cento dei finanziamenti umanitari globali. Per questo l'Unione europea ha deciso di sostenere questo settore. Abbiamo aumentato il budget per l'istruzione dall'1 al 10 per cento".

L'istruzione in contesti d'emergenza restituisce ai bambini un senso di normalità e fornisce competenze fondamentali per il loro futuro.