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Il governo di Theresa May ottiene la fiducia in Parlamento

Il governo di Theresa May ottiene la fiducia in Parlamento
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Il governo May ha superato indenne la mozione di sfiducia presentata dal leader laburista Jeremy Corbyn. La Camera dei Comuni (650 membri in tutto) ha deciso di concedere la fiducia all'attuale esecutivo: 325 i voti contrari alla mozione laburista, 306 i favorevoli. Theresa May mantiene così la maggioranza per 19 voti.

Dopo aver subito ieri la più grande sconfitta parlamentare della storia democratica del Regno Unito sul suo accordo per la Brexit, con un margine record di 230 voti, il Primo Ministro non si è dimessa e ha affrontato un secondo voto, questa volta di fiducia, così da poter continuare i negoziati con Bruxelles. I 118 conservatori ribelli e i 10 alleati unionisti nordirlandesi che 24 ore prima avevano affondato la premier questa volta si sono riallineati come un sol uomo.

May aveva bisogno di almeno 318 voti per ottenere la legittimazione parlamentare al fine di rinegoziare con l'Unione Europea un nuovo accordo - il cosiddetto "piano B" - evitando così un'uscita unilaterale e senza intesa dal mercato comune.

"Il Parlamento - ha detto la premier - "ha confermato la fiducia nel governo", ora bisogna attuare la Brexit perché "il Paese continui ad aver fiducia nel Parlamento".

E così lunedì prossimo tornerà in aula per aggiornare i deputati che oggi l'hanno salvata con i suoi piani, alla luce della batosta subita ieri.

Le parole di May e Corbyn dopo il voto

Theresa May ha subito preso parola dicendo che affronterà i prossimi colloqui in maniera costruttiva così da trovare soluzioni condivise con la Camera dei Comuni. Per parte sua, Corbyn ha fatto sapere che prima di effettuare positivi passi avanti è necessario che il governo rassicuri i cittadini britannici sul fatto che un'uscita senza accordo (no deal) non verrà contemplata.

I momenti chiave del dibattito pomeridiano a Westminster

Nel pomeriggio i parlamentari dell'una e dell'altra parte si sono sfidati retoricamente sulla necessità o meno di concedere la fiducia all'esecutivo May.

  • Secondo il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn, il governo avrebbe dovuto "fare la cosa giusta" e dimettersi, soprattutto se non in grado di fare votare un testo (da lui definito "Frankenstein").

  • Theresa May ha sostenuto di non avere nessuna intenzione di revocare l'Articolo 50 e quindi fare marcia indietro sulla Brexit, cancellandola: suo avviso è che sia dovere del governo rispettare il risultato del referendum 2016. Una nuova elezione, ha dichiarato, avrebbe come conseguenza una richiesta di proroga oltre il 29 marzo 2019;

  • I laburisti non escludono una nuova consultazione popolare; esiste una lista di 71 parlamentari laburisti che la richiedono espressamente. Questo porta a 100 (su oltre 260) il totale dei favorevoli dichiarati nel gruppo di sinistra;

  • Corbyn ha detto che Theresa May non ha mai dialogato con lui dal giorno del referendum sulla Brexit e che non vede uno sforzo in tal senso da parte dello schieramento opposto;

Le prime pagine dei quotidiani britannici, questa mattina

REUTERS/Kai Pfaffenbach

Continua il dibattito tra la gente

Presentato pacchetto legislativo per un secondo referendum

Nel botta e risposta odierno del dibattito sulla fiducia, Theresa May del resto non ha dato alcuna indicazione vera di come pensi di uscire dal vicolo cieco, salvo un riferimento vago e solo ipotetico alla richiesta di uno slittamento dell'articolo 50 e di rinvio di qualche mese della Brexit.

Il fronte favorevole a un secondo referendum sulla Brexit in Gran Bretagna intanto fa la prima mossa in Parlamento. La firma è quella di Dominic Grieve, ex ministro e capofila del drappello di dissidenti Tory filo-Ue che ha presentato oggi alla Camera dei Comuni una doppia proposta di legge necessaria a definire il quadro normativo. L'iter inizierà lunedì, lo stesso giorno in cui la premier Theresa May - se non sarà sfiduciata stasera - dovrà tornare in aula per presentare nuove idee dopo la bocciatura di ieri del suo accordo sul divorzio dall'UE.

Le 4 opzioni possibili secondo il comitato Brexit

Nel pomeriggio, il Comitato per la Brexit in seno al Parlamento ha pubblicato un rapporto in cui vengono elencate le opzioni ora che il deal della May è stato respinto al mittente.

  1. Un altro voto sull'accordo proposto dal Primo Ministro;

  2. Lasciare la UE il 29 marzo senza accordo (no deal);

  3. Rinegoziare il trattato con Bruxelles, anche se la UE non vuole;

  4. Decidere se è il caso di indire un secondo referendum per capire che tipo di Brexit voglia il popolo britannico oppure se abbia cambiato del tutto idea. Il Comitato ha aggiunto che Theresa May dovrebbe presentare un "piano B" ai parlamentari lunedì prossimo in caso sopravvivesse al voto odierno.

UK Parliament/Jessica Taylor/Handout

Le reazioni europee prima del voto sulla fiducia

Tutti di nuovo nei ranghi, quindi, dai brexiteers più oltranzisti alle colombe eurofile favorevoli a un referendum bis - pur d'evitare lo spettro di nuove elezioni, quello d'un governo Corbyn e soprattutto quello di perdere i loro seggi. Un contrordine generale che lascia tutto così com'è, almeno per il momento. E suscita reazioni allarmate a Bruxelles, a Berlino o altrove. E se altri Paesi - Italia inclusa - non rinunciano a un approccio soft, da Parigi l'inguaiato Emmanuel Macron lascia intendere di essere sul punto di perdere la pazienza: con il suo gelido "buona fortuna" rivolto agli interlocutori d'oltremanica.

  • Il vice-presidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, e il capo negoziatore, Michel Barnier,scrivono che a 10 settimana dalla scadenza il rischio di no deal non è mai stato così alto;
  • "L'accordo sulla Brexit non può essere rinegoziato. Ora sta al Regno Unito dire cosa vuole fare. Aspettiamo di sapere da loro quali sono i prossimi passi". Lo ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea. C'è tuttavia qualche margine per ritoccare la dichiarazione politica congiunta sulla partnership futura e il meccanismo di backstop;

  • Angela Merkel è contraria a rinegoziare l'accordo sulla Brexit, bocciato ieri dal parlamento britannico. Lo scrive la Dpa, citando fonti che hanno riferito la posizione espressa dalla cancelliera, nel corso di una seduta della Commissione Esteri del Bundestag;

  • Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: "Aspettiamo che i britannici facciano delle proposte, tocca a loro farla noi certamente non possiamo cambiare il contenuto dell'accordo come ha detto Barnier. Se la proposta dovesse essere più ambiziosa potremmo essere più ambiziosi";

  • "Noi europei, e noi francesi in particolare, ci prepariamo ad una assenza di accordo sulla Brexit", ha detto ai microfoni di France Inter la ministra francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau. "Le opzioni sono o niente accordo o niente Brexit".

  • Deplorando il voto di ieri, il primo ministro belga Charles Michel, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il primo ministro olandese Mark Rutte hanno sottolineato che "la palla era nel campo degli inglesi". Sebastian Kurz, ha riaffermato la linea di Bruxelles, escludendo "qualsiasi rinegoziazione dell'accordo di recesso" concluso a novembre tra la May e i 27.