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Genova, Bruxelles risponde a Salvini: è l'Italia a dover orientare meglio i suoi investimenti

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Genova, Bruxelles risponde a Salvini: è l'Italia a dover orientare meglio i suoi investimenti

Genova, Bruxelles risponde a Salvini: è l'Italia a dover orientare meglio i suoi investimenti
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Crollato il ponte "Morandi" a Genova, Salvini a caldo ha tirato in ballo i "vincoli europei" che "ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui viaggiano i nostri lavoratori".

Abbiamo già scritto, sia noi sia il Sole 24 Ore, che le cose sono più complicate di così: il patto di stabilità e i vincoli di bilancio dell'Unione Europea esistono, certo, ma è stata Roma a stabilire dove tagliare, imponendo restrizioni di bilancio agli enti locali, ma soprattutto ad aver negoziato, in passato, una controversa concessione con Autostrade, oggi Atlantia, controllate da Benetton.

L'Italia ha chiesto in più occasioni di scorporare gli investimenti infrastrutturali dal computo delle spese a deficit ma allo stato attuale delle cose i Comuni hanno le mani legate. In questa situazione, gli investimenti privati effettuati in concessione sono visti in maniera favorevole dagli amministratori locali, fa notare la professoressa Veronica Vecchi, docente di Long Term Investment e PPP (public private partnership) all’Università Bocconi.

A meno di 24 ore dalle parole di Salvini, la Commissione Europea ha reagito affidando ad un suo portavoce la risposta. Questo il contenuto del comunicato inviato ad Euronews.

  • Subito dopo questa tragedia, il nostro pensiero va alle vittime e ai servizi di emergenza presenti sul luogo, come ha affermato ieri il Presidente Juncker;

  • La Commissione è in stretto contatto con le autorità nazionali che conducono le indagini ed è pronta a fornire tutta l'assistenza necessaria. Non ci impegneremo in alcun modo a puntare il dito contro la politica.

  • Nel periodo 2014-2020 l'Italia riceverà circa 2,5 miliardi di euro con il Fondo Europeo per gli Investimenti Strutturali per gli investimenti in infrastrutture di rete, come strade o ferrovie. Nell'aprile 2018 la Commissione ha inoltre approvato, in base alla normativa UE sugli aiuti di Stato, un piano di investimenti per le autostrade italiane che consentirà di realizzare circa 8,5 miliardi di euro di investimenti, anche nella regione di Genova;

  • Per la cronaca, in base alle norme di bilancio concordate, gli Stati membri sono liberi di fissare priorità politiche specifiche, come ad esempio lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture. L'UE ha infatti incoraggiato gli investimenti nelle infrastrutture in Italia. Le raccomandazioni specifiche del 2018 da parte del Consiglio invitavano le autorità italiane a orientare meglio gli investimenti in modo da promuovere lo sviluppo infrastrutturale;

  • Come ha affermato in precedenza il Presidente Juncker, l'Italia è uno dei principali beneficiari della flessibilità del Patto di stabilità e crescita. Questo ha permesso all'Italia di investire e spendere molto di più negli ultimi anni.

Il Sole 24 Ore, a tale proposito, scrive:

La tragedia di Genova diventa inoltre un nuovo ariete per sfondare l’accesso allo sforamento dei vincoli Ue. È Salvini a intestarsi la battaglia contro «l’obbedienza contabile che non ci fa spendere i soldi», come ha affermato nell’intervista di oggi al Messaggero. È sempre lui ad anticipare a Radio24 la richiesta che «tutti gli investimenti in sicurezza, stradale, del lavoro e delle scuole siano svincolati dai limiti di spesa imposti dall’Europa dal patto di stabilità». Stavolta anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, rinnovando l’esigenza di un grande piano di investimenti pubblici, concorda sul fatto che «nessuno si dovrà trincerare dietro l’alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio». Ma la partita è più complessa e chiama in causa l’intero sistema italiano, avvitato nella spirale bassi investimenti, bassa crescita e debito difficilmente comprimibile. E schiacciato da un’incapacità di spesa e di progettazione efficiente per la quale non si può certo addossare la responsabilità a Bruxelles.