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Pamplona, come si vive San Fermin 2 anni dopo la violenza del branco

Pamplona, come si vive San Fermin 2 anni dopo la violenza del branco

Pamplona, come si vive San Fermin 2 anni dopo la violenza del branco

Gli effetti della violenza di gruppo de La Manada - l'auto-definitosi "branco di lupi" condannati a 9 anni di reclusione per gli abusi sessuali (invece che ricevere una pena ben più pesante per il reato di stupro) ai danni di una ragazzina di 18 anni - si fanno sentire quest'anno più che mai a Pamplona, dove il 6 luglio inizia la tradizionale festa di San Firmino, patrono della città.

Da guardare: 360° video. A Pamplona la corsa dei tori per San Firmino

Il 7 luglio 2016, nel bel mezzo della festa più popolare di Spagna - con tanto di encierros, le corse con i tori - cinque uomini originari di Siviglia hanno abusato sessualmente una giovane di 18 anni.

REUTERS/Susana Vera

Da quel giorno in poi sono cambiate molte cose nella società spagnola anche per via dell'eco mediatica che ha avuto quella vicenda ma, soprattutto, il successivo processo al "branco" - così si chiamavano su Whatsapp.

Al di là delle proteste animaliste, casi come l'assassinio di Nagore del 2008, o le immagini delle donne molestate da uomini in stato di ebrezza nel 2014, hanno contribuito a gettare una luce più fosca sulla scintillante tradizione venerata da Ernest Hemingway.

Quest'anno, la festa cade appena due settimane dopo la decisione di un giudice di mettere in libertà provvisoria su cauzione i cinque amici de La Manada. La risoluzione, presa il 21 giugno, ha scatenato un'ondata di proteste in Spagna. Con il motto Sorella, io sì che ti credo (Hermana, yo sí te creo), milioni di persone sono scese in piazza per fare sentire il proprio sostegno alla vittima e denunciare le violenze sessuali subite dalle donne.

Il ricordo della giovane, lasciata seminuda dopo la violenza di gruppo e immortalata nei telefoni dei suoi aggressori, rimane ancora vivo nelle coscienze.

REUTERS/Vincent West

Euronews ha parlato con Naiara, Sara, Ana e Paula, quattro giovani di Pamplona della stessa età della vittima. Hanno raccontato di come si preparano per la festa dopo tutto quello che è successo.

Le precauzioni devono prenderle loro

Naiara non aveva mai avuto paura di tornare a casa da sola in una città "piccola" e "sicura" come Pamplona. Tuttavia, dopo il caso La Manada l'atmosfera è molto diversa: "E' spaventoso perché, per esempio, quel giorno sono tornata a casa da sola e la stessa cosa che è successa a lei sarebbe potuta succedere a me"

Il comportamento dei partecipanti alla festa è cambiato dal 2016, dice Maria Silvestre, direttrice del Deustobarometro dell'Università di Deusto. Per l'esperta, la società è sempre più consapevole dei rischi che affronta una donna quando esce per fare festa.

Non essere sole in nessun momento, evitare di parlare con estranei... Le giovani donne di Pamplona riconoscono di non avere altra scelta se non quella di prendere delle misure per proteggersi.

"È triste dover prendere delle precauzioni, ma si cerca di tornare a casa con qualcuno, o si passa per strade illuminate o affollate. Cerchi di fare tutto il possibile per evitare che ti accada", aggiunge Naiara.

Il caso ha ripercussioni anche nei più piccoli comportamenti quotidiani. Sara, per esempio, cerca di tenere il telefono vicino in ogni momento.

Il municipio di Pamplona ha anche sviluppato un'applicazione gratuita per il proprio cellulare che permette alle donne di denunciare qualsiasi tipo di aggressione durante San Fermin.

AgreStop/EraStop ha tre pulsanti: "Sto subendo un'aggressione" invia un segnale automatico di geolocalizzazione alla polizia municipale; "Segnala un attacco" per denunciare un atto di violenza direttamente alle autorità, e "Unisciti a me" per condividere la propria posizione in tempo reale con le persone selezionate dall'utente.

"Siamo tutte stati vittime"

Palpatine, insulti, strusciamenti non desiderati: le donne ben conoscono questo tipo di abusi in simili occasioni.

"Non solo io, ma tutte noi siamo state vittime di palpeggiamenti o atti inappropriati da parte di ragazzi", lamenta Naiara.

Paula, per esempio, confessa di essere stata oggetto di complimenti indecenti e di essere stata toccata contro la propria volontà. "Credo che tutti, non solo nei sanfermines, ma anche in discoteche o altri luoghi di festa, ne abbiano sofferto. E' un peccato".

La giovane trova scandaloso che questo tipo di cose possa succedere ancora oggi.

REUTERS/Vincent West

Per Ana, si deve ai molti uomini che "pensano di avere il diritto di toccarci". Cercherà di non allontanarsi dalle sue amiche, ben sapendo che il peggio potrebbe succedere una volta sola.

Una rivoluzione sociale

Ma le violenze sessuali non sono niente di nuovo durante la festa di Pamplona. Durante i nove giorni dei Sanfermines si registrano, ogni anno, il 13,41% delle denunce per violenza sessuale degli ultimi 13 anni. Secondo un recente studio dell'Università Pubblica di Navarra, il caso de "La Manada" potrebbe portare ad un aumento del numero di donne che scelgono di farsi avanti e denunciare. Sempre meno sceglieranno di tacere, si legge.

"Le donne hanno assunto la forza della denuncia e la società ha riconosciuto che c'è un problema nell'esercizio pieno della libertà. La causa principale è il machismo e la disuguaglianza di genere", dice María Silvestre.

Per la sociologa, uno dei principali cambiamenti in seno alla società spagnola dopo il caso del "branco" è stato quello della mobilitazione e dell'occupazione dello spazio pubblico da parte delle donne.

Oggi, la sospensione condizionale concessa ai condannati continua a indignare l'opinione pubblica. "Questo in qualche modo fa sì che altre persone possano fare lo stesso pensando di farla franca", dice Sara.

Ciononostante, Paula pensa che il caso stia cambiando qualcosa poiché l'eco sociale generata ha generato anche ripercussioni positive: "Stiamo vedendo come la società si stia finalmente sollevando per difendere i diritti delle donne, per impedire di essere uccise, per impedire di essere stuprate".

"Se la giustizia non sarà dalla nostra parte, tutto ciò che ci rimane è unirci e cercare a tutti i costi di garantire che questo tipo di cose non accada più", conclude Naiara. Spera che le celebrazioni portino con sé meno storie tristi da raccontare.

Quanto alla festa, il lancio del chupinazo (un razzo) ha dato il via ufficiale alla manifestazione. Quest’anno è stato affidato a due ragazzi con la sindrome di Down, membri di un gruppo musicale locale.