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Niente mele UE per le sanzioni? No problem, la Russia importa alberi di mele

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Niente mele UE per le sanzioni? No problem, la Russia importa alberi di mele

Niente mele UE per le sanzioni? No problem, la Russia importa alberi di mele
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CC0 Creative Commons, Pixabay
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Non potendo, per via delle sanzioni del 2014, comprare mele dall’Italia, i russi importano dall’Italia direttamente i meli, che non sono sanzionati, in modo da fabbricarsi da sé, d’ora in poi, le mele italiane. Lo scrive il Messaggero nella sua edizione cartacea di martedì 10 aprile.

Secondo Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, l'export agroalimentare (senza calcolare le bevande) verso la Russia è passato da 500 milioni di euro a 370. "Azzerato totalmente l’export di frutta che valeva 50-60 milioni di euro”.

Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutta di Alleanza Cooperative, riferisce al Messaggero che "la Russia si è organizzata, punta all’autosufficienza e perfino a farci concorrenza”.

I meli messi a dimora, per esempio a Krasnodar, vicino al Mar Nero, sono 15 milioni, scrive il quotidiano romano. L’ultimo ordine è stato di due milioni di alberi, da piantare su 5-600 ettari. "Gli investimenti russi in agricoltura hanno raggiunto nel 2017 i 374,7 miliardi di rubli (6,6 miliardi di dollari) tanto che “entro i prossimi 24 mesi saremo in grado di soddisfare il 90% del nostro mercato con la produzione interna”, annuncia il ministro dell’agricoltura Alexander Tkachev.

I dati elaborati da Ismea, istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare, confermano quanto scritto nell'articolo. Elaborazioni fornite a euronews mostrano che "tra il 2015 ed il 2017 le importazioni della Russia di alberi da frutto sono cresciute come segue:

  • 2015 - 13,5 milioni di euro

  • 2016 - 30,9 milioni di euro

  • 2017 - 35,3 milioni di euro

In dettaglio le importazioni della Russia di alberi da frutto dall’Italia sono ammontate a:

  • 2015 - 5,4 milioni di euro

  • 2016 - 18,8 milioni di euro

  • 2017 - 21,2 milioni di euro

"Nel periodo considerato l’Italia è divenuto il principale partner della Russia, mentre le importazioni da Serbia e Polonia hanno diminuito la loro importanza", scrive Ismea.

AGGIORNAMENTO 16/4: Secondo dati forniti da Istat a euronews, le esportazioni di piante vive (totale che include anche le altre specie) sono cresciute drasticamente dal 2014: 1.3 milioni in quell'anno, passate e 3.8 milioni nel 2015, 16.6 milioni nel 2016 e 21.3 milioni nel 2017 (provvisorio).

Il 7 agosto 2014 il governo russo ha imposto il divieto di importazione nella Federazione russa di taluni prodotti dell'UE, inclusi gli ortofrutticoli, si legge in Gazzetta Ufficiale.

La Russia è il più grande importatore di mele al mondo, secondo Bloomberg, e progressivamente si sta dotando del know-how che serve alle coltivazioni richiamando esperti esterni. "La produzione domestica di mele è cresciuta dell'8 percento lo scorso anno".

Come si legge su Italfruit, alla decisione del Consiglio europeo, che il 22 giugno scorso ha prorogato per sei mesi le sanzioni economiche contro la Russia, Mosca ha risposto con le proprie controsanzioni che, fino al 31 dicembre del 2018, limitano le importazioni di prodotti alimentari dai paesi che hanno imposto le sanzioni (Usa, Unione Europea, Canada, Australia, Norvegia, Albania, Montenegro, Islanda, Ucraina e Lichestein). Il divieto include frutta e verdura, carne, salumi, pesce, frutti di mare e latticini.

Secondo Coldiretti, scriveva il Foglio nel 2016, in due anni di embargo con la Russia il settore agro-alimentare italiano ha ridotto di ben 7,5 miliardi le proprie esportazioni. "Negli Urali la produzione di formaggio è cresciuta del 20 per cento e importanti iniziative sono in corso nella regione Sverdlovsk, in cui oltre a caseifici si vanno predisponendo nuovi macelli per la realizzazione di salumi".

Tra i prodotti spariti dagli scaffali russi c'era anche il formaggio di capra francese - la Russia è il secondo più grande importatore di formaggio al mondo. Come abbiamo scritto a febbraio, la Federazione ha iniziato ad importare delle capre (per esempio, ne sono arrivate 1000 portate nella fattoria Verkhnyaya Pyshma nella regione Sverdlovsk).

Un'azienda americana è stata assoldata per trasportare 1.100 mucche da latte per una fattoria aperta a gennaio, scrive Bloomberg. Allo stesso modo, la Danone ha inviato 5mila capi in Siberia per assicurare le scorte di latte.

"La situazione si è fatta più favorevole per i produttori ma meno per i consumatori", secondo il docente di economia Oleg Shibanov. "I prezzi sono cresciuti, ma credo che, nel lungo periodo, l'effetto sull'economia russa sarà positivo".