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Carnevale di Ivrea: l'orgoglio della "Battaglia delle Arance"

Carnevale di Ivrea: l'orgoglio della "Battaglia delle Arance"
Diritti d'autore REUTERS/Alessandro Bianchi
Diritti d'autore REUTERS/Alessandro Bianchi
Di Cristiano Tassinari
Pubblicato il
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Guai a non avere addosso qualcosa di rosso, meglio se è il cappello "frigio": altrimenti si rischia di diventare un fragile bersaglio nella spettacolare battaglia delle arance del Carnevale di Ivrea. 180 feriti lievi, con occhi neri da esibire con gloria. Presente il capo della Polizia, Gabrielli.

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Al Carnevale di Ivrea, in provincia di Torino, è andata in scena la famosa battaglia delle arance, in attesa delle ancor più spettacolari sfide di lunedì e del martedì grasso. Intanto, questa domenica, grande successo: 42mila persone hanno partecipato alla prima battaglia. 

La storia affonda le origini nel Medioevo: a Ivrea c'era un tirannico barone che affamava la città e la battaglia ricorda la ribellione di Violetta, la figlia di un mugnaio, che non volle sottostare alla legge dello ius primae noctis imposta dal barone e scateno' cosi la rivolta dei tuchini, i popolani, che nella battaglia sono gli arcieri a piedi, mentre i tiratori sui carri, con protezioni e maschere, e trainati da una quadriglia di cavalli, rappresentano l'esercito del barone. 

Perchè le arance? Dove fanno a finire?

Qualcuno dice che rappresentino la testa del barone, qualcun altro racconta che le arance - essendo all'epoca un frutto assai esotico - simboleggino i privilegi del potente di turno. Comunque sia, rende l'idea. Ogni anno 500 tonnellate di arance arrivano dalla Sicilia direttamente ad Ivrea, proprio per il Carnevale, davvero unico nel suo genere. 
Finito il Carnevale, terminate le battaglie, le arance arriva al Polo Ecologico di Acea Pinerolese, a Pinerolo (Torino) per trasformarsi in compost ed energia rinnovabile. Centinaia di tonnellate di arance diventeranno un ottimo compost per l'utilizzo in agricoltura, ma anche energia elettrica e termica rinnovabili e biometano. 

Il bilancio della battaglia della domenica

180 i feriti, tutti tra gli arancieri. Piccole ferite e qualche occhio nero da "indossare" con gloria, come trofei da esibire agli amici di Ivrea.

Per gli spettatori, viceversa, nessun pericolo: ci sono anche recinzioni che impediscono di buttarsi nella mischia, riservata a chi si è iscritto alla battaglia, un autentico "cult" per gli amici di Ivrea e dintorni. Meglio indossare qualcosa di rosso, pero': meglio se si tratta del caratteristico cappello "frigio". 
Presente anche il capo della Polizia, Franco Gabrielli. 

REUTERS/Alessandro Bianchi
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