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Spielberg contro la Deneuve sul caso Wenstein

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Spielberg contro la Deneuve sul caso Wenstein

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La lettera firmata da cento donne, tra cui l'attrice francese Catherine Deneuve, contro la presunta "caccia alla streghe" sollevata dal caso Wenstein continua a far discutere. A dividere il mondo femminile e non solo, l'idea sostenuta nella lettera che ci si trovi di fronte a un nuovo puritanesimo e che gli uomini abbiano il diritto di "provarci" senza per questo essere additati come criminali.

"Nell' editoriale pubblicato su Le Monde, trovi tutti gli stereotipi con cui abbiamo a che fare ogni giorno in ufficio o durante le cene di famiglia - sostiene Caroline De Haas, femminista. E' come uno zio imbarazzante secondo cui "non si puo' piu' dire nulla" sull'argomento. Questo è un preconcetto comune. In primo luogo, pechè si possono ancora dire molte cose di stampo razzista, sessista e omofobico sui media o in luoghi pubblici. L'altra cosa è che "non poter dire nulla" o "poter dire meno cose di prima", per me è una buona notizia".

Di opinione contraria una delle cofirmatarie della lettera, la scrittrice Abnousse Shalmani

"Quando parliamo di "libertà di infastidire" vuol dire che se qualcuno viene da me con una proposta sessuale e io rifiuto, ma la persona insiste, siamo di fronte a una molestia e noi siamo contrarie. Ma mi considero un adulto. Sono capace di ricevere una proposta sessuale e ancora più capace di dire di "no".

A prendere le parti del movimento metoo, contro l'appello firmato dalle donne su Le monde, anche il regista Steven Spielberg:  "Non la vedo ancora come una caccia alle streghe. mi dispiace, ma non la vedo cosi in questo momento. La vedo invece come un imperativo. "

Per l'ex presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, coinvolto a suo tempo in diversi scandali sessuali durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, quelle della Deneuve sono "parole Sante" perchè, sostiene, "non è un'offesa fare la corte purché si resti nell'eleganza".