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Il Glifosato vince: rinnovata l'autorizzazione per l'uso dell'erbicida all'interno dell'UE

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Il Glifosato vince: rinnovata l'autorizzazione per l'uso dell'erbicida all'interno dell'UE

Il Glifosato vince: rinnovata l'autorizzazione per l'uso dell'erbicida all'interno dell'UE
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In primo piano: 18 paesi UE danno l’ok per il rinnovo della licenza per l’uso del glifosato.

Non sono servite a nulla le evidenze scientifiche che classificano il glifosato come probabilmente cancerogeno. Lunedì una maggioranza qualificata Stati membri riuniti in comitato d’appello ha votato a favore per il rinnovo di altri 5 anni della licenza per l’uso dell’erbicida più controverso al mondo prodotto dalla multinazionale americana Monsanto.
“Siamo così delusi – afferma Franziska Achterberg di Greeenpeace – è triste vedere che coloro che dovrebbero proteggere il nostro ambiente e la nostra salute non stanno facendo il loro lavoro, fondamentalmente non stanno facendo ciò che credono di fare, stanno tradendo la fiducia che gli europei ripongono in loro e permettono che per altri cinque anni il glifosato contamini il nostro ambiente, i nostri corpi, il nostro cibo, senza poterlo evitare “.
Se da un lato l’Italia ha mantenuto fermo il suo NO all’uso della sostanza, a dare il colpo di grazia è stata la Germania, finora astenutasi. La lobby degli agricoltori avrebbe preferito una concessione piu lunga. Pekka Pesonen, di COPACOGECA associazione di categoria è molto deluso. “Stiamo parlando di una sostanza chimica ampiamente utilizzata che è considerata sicura, la usiamo in maniera molto responsabile in Europa, dobbiamo seguire delle leggi e i nostri irroratori sono testati abbastanza frequentemente. Siamo molto delusi che tutto questo lavoro non sia stato valorizzato dagli Stati membri, specialmente dopo la valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e dell’agenzia europea per le sostanze chimiche”.
La Commissione europea dovrà adottare una decisione entro il 15 dicembre data della scadenza della licenza.

Vertice UE-Africa: l’agricoltura al centro della partnership
Il 60% delle terre coltivabili al mondo di trova in Africa e molti dei prodotti africani vengono esportati in Europa. Ma maggiori opportunità lavorative nel settore agricolo nelle zone rurali potrebbero diminuire i flussi migratori verso l’Europa
Quando la maggior parte degli abitanti di Bruxelles ancora dorme, l’attività presso il mercato Mabru è già in pieno fermento. Ogni mattina i proprietari dei ristoranti di Belgio, Francia e Paesi Bassi vengono qui per comprare frutta e verdura fresca provenienti da tutto il mondo, in particolare le banane della Costa d’avorio. Il Paese è il più grande produttore del continente, un settore che impiega circa 50.000 posti di lavoro. E la domanda di frutti esotici provenienti dall’ Africa occidentale è destinatra ad aumentare come spiega Michel Lefever, gestore del mercato. “Le persone vanno sempre più spesso in vacanza, in Africa e in altri luoghi all’estero: laggiù assaggiano dei prodotti, poi vengono qui e chiedono quegli stessi alimenti. Tutto questo stimola l’importazione”.
L’Unione europea è il principale acquirente di prodotti agricoli provenienti dall’Africa, un giro d’affari di quasi 14 miliardi di euro all’anno. Ed è proprio di agricoltura che Africa e UE discuteranno durante il vertice in Costa d’avorio,dal 29 al 30 novembre.
Ma per Joseph Owona Kono, proprietario di una società di esportazione di banane, bisogna promuovere l’imprenditorialità. “Dobbiamo uscire dal concetto della coltivazione di mero sostentamento – afferma – per creare piccole imprese e dare più opportunità alle persone nelle zone rurali. Perché se c‘è lavoro queste persone non si recheranno in primis nelle grandi città, non attraverseranno il deserto ed il Mediterraneo per arrivare in Europa “.
L’obiettivo del vertice è stimolare la crescita di posti di lavoro in Africa per porre fine ai flussi migratori verso il vecchio continente. Per far fronte al boom demografico che interesserà l’Africa fino al 2050, sarà necessario creare 12 milioni di impieghi ogni anno.