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Unesco: una candidatura... a tutta birra

Unesco: una candidatura... a tutta birra
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La birra belga potrebbe presto far compagnia al tiro alla corda, alle feste del solstizio d’estate nei Pirenei, ai rituali per ammansire i cammelli in Mongolia o alla tradizione orale Kogeere nelle regioni ugandesi di Basongora, Banyabidi e Batooro. Oltre al caffè Arabica e tante altre cose.
È la lista del Patrimonio immateriale dell’Unesco, e in Belgio ci credono:

“Intorno a questi birrifici si è creata tutta una cultura della birra. Abbiamo le nostre birrerie, i nostri musei, le feste, un vero rituale per il modo di servire la birra”, sottolinea il presidente della federazione dei mastri birrai.

Si si, ci credono i Belgi: la candidatura ha passato la prima selezione a Parigi e se la dovrà vedere nella finale di Addis Abeba, la prossima settimana, contro trentasei rivali tra cui lo yoga indiano e la tradizione delle bambole nell’ex Cecoslovacchia.

“La birra belga fa parte della cultura belga. Lo vedete anche adesso, sono le sei e mezza e il bar è strapieno e tutti bevono una birra per passare il tempo e rilassarsi. Riunirsi intorno a una birra in un bar belga è davvero parte di questa cultura”, insiste un avventore in fase di rilassamento.

I belgi ci avevano già provato nel 2014 con le patatine fritte, candidatura che non era andata in porto. Però nello stesso anno ottennero il riconoscimento per la cultura dei carillon, e nel 2013 per la pesca dei gamberi a cavallo… i pescatori, non i gamberi… È una tradizione di Oostduinkerke.