Manila, pugno di ferro della polizia contro manifestanti anti-Usa

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Una manifestazione di protesta contro le basi militari degli Stati Uniti è finita in scontri a Manila, la capitale delle Filippine.

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Una manifestazione di protesta contro le basi militari degli Stati Uniti è finita in scontri a Manila, la capitale delle Filippine.

Secondo un leader del gruppo di sinistra che la aveva convocata davanti all’ambasciata statunitense, si contano tre dimostranti feriti e 29 persone arrestate.

I manifestanti negano di aver dato motivo di un intervento violento da parte delle forze di sicurezza. La polizia dal canto suo ha giustificato l’uso della forza con l’assenza di una autorizzazione specifica per svolgere la protesta.

Mentre a Manila si reprimono le proteste anti-Usa, il presidente filippino accentua il suo distacco anche simbolico da Washinton.

Dopo i discorsi pubblici in cui ha insultato il presidente Obama, il capo dello stato filippino, Rodrigo Duterte, è partito per un viaggio ufficiale di quattro giorni a Pechino. Una missione che punta a ristabilire nuovi rapporti “dopo anni di separazione tra i due paesi” e che Duterte rivendica.

“Perché sarebbe Duterte ad allontanarsi dagli Stati Uniti? No, non lo sto facendo. Voglio un rapporto di amicizia con tutti, dunque non impeditemi di fare un viaggio in Cina. Siamo arrivati a un punto cruciale”.

Tra Manila e Pechino il punto di maggiore frizione è legato alla disputa territoriale su alcune isole del Mare cinese meridionale. La Cina rivendica il 90 per cento delle acque dell’area, ma ha dovuto incassare uno stop dalla Corte permanente arbitrale dell’Aja, per la quale la Cina ha violato i diritti sovrani delle Filippine.

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