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Scandalo VW, i vertici: "Catena di errori". Ma i responsabili ancora non ci sono

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Di Giacomo Segantini  Agenzie:  Reuters
Scandalo VW, i vertici: "Catena di errori". Ma i responsabili ancora non ci sono

Come una revisione che trova dei difetti nel motore l’indagine interna di Volkswagen ha rilevato, all’interno del costruttore di Wolfsburg, un problema di mentalità. A dirlo sono gli stessi vertici della casa automobilistica tedesca, i quali, per la prima volta dall’esplosione dello scandalo delle emissioni truccate, hanno incontrato la stampa.

“Nonostante la gravità della situazione – ha ribadito l’amministratore delegato Mathias Müller – la nostra compagnia non soccomberà. Piuttosto, la nostra missione è chiara: creare una Volkswagen nuova, migliore e più forte”.

Il presidente del consiglio di sorveglianza Hans Dieter Pötsch, però, ha detto che è troppo presto per fare nomi e cognomi dei responsabili: “Abbiamo sospeso nove manager, sì, ma voglio essere chiaro: non significa che sono già accusati formalmente”.

“Significa, più semplicemente, che sui loro computer, schede SIM o chiavi USB, potrebbero essere contenute delle informazioni di rilievo per le indagini. Siamo ancora convinti – ha proseguito Pötsch – che soltanto un numero limitato di dipendenti fosse effettivamente coinvolto nelle manipolazioni dei test sulle emissioni di ossidi di azoto”.

Per la prima volta, Volkswagen ammette che si è trattato di una vera e propria “catena di errori” e non dell’azione di singoli ingegneri. I responsabili avrebbero deciso di installare il dispositivo che falsava i test sui motori diesel (11 milioni le auto interessate in tutto il mondo) dopo aver capito che non sarebbero riusciti a raggiungere i target di emissioni in tempo.

E, cosa ancora più grave, chi avrebbe dovuto individuarli e fermarli, non lo ha fatto. Non a caso, Volkswagen ha annunciato una riscrittura completa di tutti i processi di controllo.