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Class action: l'unione fa la forza

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Class action: l'unione fa la forza

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“Ad ottobre – chiede Benoit da Lione . è stata lanciata la prima “class action” francese.Una pratica che proviene dagli Stati Uniti, ma che esiste già in diversi paesi europei. In cosa consiste esattamente?”

“Si tratta – spiega Anne-Lise Sibony, Professoressa di diritto europeo all’Università di Liegi (Belgio) – di un meccanismo che consente a più persone di presentare una denuncia collettiva. Diventa particolarmente interessante quando – come nel caso francese – il danno subito da ciascuna persona è piuttosto contenuto.

Tuttavia, questo non vieta che l’azione legale presentata da diversi consumatori non possa essere compensata con milioni di euro. E in questo caso, se non si dispone di un meccanismo che permette di unire le singole azioni in un’unica denuncia può accadere che il processo non si svolga mai.

Le procedure non sono uguali per tutti i paesi europei. Si distinguono soprattutto in due aspetti. La prima è: il loro campo di applicazione. Ci sono paesi in cui è molto ampio.

In altri invece la portata è molto più limitata. Ad esempio, in Germania viene applicata una procedura che è specifica per i danni che colpiscono gli azionisti di minoranza. In questo caso una denuncia su un problema di inquinamento parte svantaggiata.

L’altra differenza riguarda la normativa per ciascun paese tra opt-in e opt-out.
Opt-in: significa che ogni persona della class action deve dichiarare apertamente di voler aderire una denuncia collettiva.

L’altro modello è quello dell’opt-out. In questo caso, è il Tribunale a cui è stata presentata la causa che decide chi farà parte del gruppo. Ad esempio, può decretare che tutti coloro che avevano un abbonamento telefonico con un operatore che ha agito in maniera illecita facciano automaticamente parte del gruppo. A meno che non siano interessati.

Ora perché queste procedure siano pienamente efficaci, c‘è ancora molto da fare. Soprattutto a livello europeo e in questo caso abbiamo bisogno di una legislazione supplementare per gestire i casi transnazionali. E per ora, il diritto europeo è ancora limitato”.

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