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Germania, l'ascesa dell'estrema destra populista che spaventa l'UE


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Germania, l'ascesa dell'estrema destra populista che spaventa l'UE

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Il voto di Berlino è stato un ennesimo schiaffo per Angela Merkel, con il peggior risultato di sempre realizzato dalla sua Cdu nella capitale. Altro scenario per l’estrema destra. Alternativa per la Germania ha conquistato seggi e consensi.

Cos‘è l’AfD, l’Alternativa per la Germania?

Chi sono gli elettori dell’AfD, partito anti-Islam, anti-immigrati, e fondato a Berlino nel febbraio 2013 come reazione alle misure politiche di salvataggio dell’Euro introdotte dalle autorità di Bruxelles. Euronews ha incontrato alcuni membri ed elettori ad un festival di strada nella capitale tedesca. “Sostengo l’AfD perché ritengo che non ci sia altra alternativa alla politica dei partiti tradizionali. Il salvataggio dell’euro, della Grecia, la crisi dei rifugiati, tutte questioni senza alternative. Ma alla fine un’alternativa c‘è sempre”, ci racconta Stefan Kretschmer, membro del partito AfD.

Per molti la soluzione sembra dunque l’estrema destra in un paese che cambia troppo in fretta, soprattutto quando si tratta di rifugiati e migranti. “Dobbiamo ripulire Berlino. Abbiamo dato la priorità a cose sbagliate, sia a livello comunitario che a livello regionale. Come la distribuzione dei rifugiati, quei centri che vengono costruiti per loro, specie nella parte orientale di Berlino, senza consultare i cittadini”, ci dice un’altra tesserata del partito, Marianne Kleinert.

“Non siamo islamofobi ma critichiamo l’Islam. Accettiamo ogni musulmano che vive in Germania e che pratica la sua religione. Ma l’Islam come religione non fa parte della cultura del nostro Paese. In Germania crediamo ai valori giudaico-cristiani”, dichiara Herbert Mohr dell’Afd.

Un modo soft per dire che l’Islam non è compatibile con la cultura tedesca? Un messaggio ben chiaro arriva da questo gruppo di manifestanti di estrema sinistra. Per loro l’AfD non è un’alternativa, è solo un partito popolista, razzista e provocatore. Accuse respinte al mittente. “Ci hanno urlato che siamo nazisti e xenofobi. Sono tutte falsità, perché non siamo così. Ma molti ci etichettano in questo modo”, prosegue Kretschmer.

Frauke Petry, l’anti-Merkel che spaventa l’Europa

Intanto sempre più tedeschi, delusi dal centro-destra e dal centro-sinistra, condividono idee e programma dell’AfD. C‘è chi accusa la formazione di strumentalizzare le preoccupazioni dei cittadini, dai rifugiati alla crisi europea, ma per la sua leader Frauke Petry il partito è stato in grado di ascoltare i tedeschi stanchi delle grandi formazioni tradizionali.

Alla guida di “Alternativa per la Germania” da circa un anno, Frauke Petry è stata spesso accusata come alcuni suoi colleghi francesi, italiani, o austriaci, di fare solo una populista..

Valerie Zabriskie, euronews: “Si parla del successo di alcuni partiti di estrema destra in Europa, uno di questi è il suo, ma siete di estrema destra.” “No. Ci chiedono spesso che tipo di partito siamo. Basta vedere chi ci vota. Guardate i nostri sostenitori. Ci sono conservatori e liberali. Riceviamo il sostegno da più parti dello scenario politico. Quello di relegarci a un partito di estrema destra è cosa diffusa in Germania perché permette a qualcuno di demonizzarci. Ci hanno provato anche con me e con il partito ma penso che la gente si è svegliata e vuole capire che cosa sta succedendo davvero”, ci racconta la leader dell’AfD Frauke Petry.

L’ascesa dell’estrema destra tra delusione per la politica tradizionale, crisi economia e immigrazione

Cosa sta realmente accadendo? “L’Alternativa per la Germania” è nato come un movimento anti-euro nel 2013, nel pieno della crisi greca. Poi il problema dell’immigrazione, del terrorismo hanno contribuito a dare sempre visibilità all’AfD.

Mentre gli altri stati dell’Unione Europea chiudevano i confini ai profughi, la Germania li apriva. Una decisione che ha pesato e non poco sulla cancelliera Angela Merkel: Quello che stiamo vivendo è qualcosa che cambiarà il nostro paese nei prossimi anni. Vogliamo che questo cambiamento sia positivo, e possiamo riuscirci.”

La crisi dei rifugiati ha potenziato le prospettive elettorali del partito. Christa Senberg fa la volontaria in un centro profughi vicino a casa sua nel Brandeburgo. Una zona dove vivono pochi immigrati ma tra la gente c‘è diffidenza. E un pò di rabbia specie dopo la notizia del governo che ha speso più di 100 miliardi di euro per dare loro sostegno.

“L’AfD sta usando i profughi per convincere le persone socialmente svantaggiate che la colpa della loro situazione è dei rifugiati. Sapevamo che prima o poi, dal punto di vista sociale, qualcosa in Germania doveva cambiare. E questo è quello che è successo. Della serie è arrivata la persona sbagliata e ha convinto tutte quelle persone insoddisfatte”, ci fa notare la volontaria Christa Senberg.

Mohamed Taha Sabri vive a Berlino, è un imam. E’ arrivato qui 27 anni fa dalla Tunisia per sfuggire alla dittatura di Ben Ali. Ci racconta che la sua comunità è ben integrata, ma l’ascesa dell’estrema destra preoccupa tutti, perché potrebbe portare a tensioni e scontri. Ha chiesto un incontro con alcuni politici dell’AfD ma la risposta è stata: NO. “All’ultimo momento hanno rifiutato, perché a nostra moschea non era un luogo adatto per il dialogo, vogliono discutere con noi musulmani ma in un posto neutrale”, sottolinea l’imam Mohamed Taha Sabri.

La valanga populista che minaccia l’UE

L’Afd, alla sua prima partecipazione alle elezioni nel land, ha conquistato il secondo posto con oltre il 21% dei voti. E ora punta ad entrare nel Bundestag alle politiche del prossimo anno. Per la leader dell’Afd bisogna guardare a quali sono le forze motrici umane. “Una di queste è la paura. Far finta che i politici non abbiano paura, vivere senza avere paura di qualcosa, non è da persone oneste. D’altra parte a tutte le persone che ci dicono che noi spaventiamo la gente, io rispondo di guardare in faccia ai problemi reali. Guardiamo alla crisi dell’euro, alla crisi dei migranti. Quali sono le cause principali di queste crisi? Sappiamo come risolvere davvero il problema? Oppure abbiamo iniziato solo a parlarne? Il problema si risolve senza parlarne? Assolutamente no”, conclude la Petry.

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