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Kiev e Mosca negoziano per evacuare i civili da Oleshky, occupata dalle forze russe

Una veduta aerea di Oleshky, città occupata dalla Federazione Russa. nel settembre 2026
Una veduta aerea di Oleshky, città occupata dalla Federazione Russa. nel settembre 2026 -  Diritti d'autore  Ukrainian 34th Separate Marine Brigade "Borysfen" via AP
Diritti d'autore Ukrainian 34th Separate Marine Brigade "Borysfen" via AP
Di Mihhail Salenkov
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Kiev e Mosca stanno concordando gli ultimi dettagli per l'evacuazione dei residenti rimasti a Oleshky, nel territorio occupato dai russi nella regione di Kherson. Lo ha reso noto il garante dei diritti umani della Verkhovna Rada ucraina Dmytro Lubinets

Le autorità dell'Ucraina stanno compiendo "notevoli sforzi" per evacuare i residenti rimasti nella città di Oleshky, nel territorio della regione di Kherson occupato dalle truppe russe, secondo quanto riferito dal Garante per i diritti umani del Parlamento di Kiev, Dmytro Lubinets. Quest'ultimo ha precisato all'emittente televisiva "Espresso": "Stiamo perfezionando gli ultimi dettagli per garantire la tregua e l'evacuazione di tutti coloro che lo desiderano da Oleshky, verso il territorio controllato dal governo ucraino".

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Secondo Lubinets, anche da altri sei centri abitati vicini saranno oggetto di evacuazione: nell'area potrebbero trovarsi ancora circa seimila civili, tra cui circa 200 bambini, mentre a Olešky sarebbero rimaste fino a duemila persone.

Le trattative si svolgono ogni giorno ma, secondo quanto riferito, alcune questioni restano irrisolte. La crisi umanitaria a Oleshky, conquistata dalle Forze armate russe nei primi giorni dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina, si è ulteriormente aggravata nelle ultime settimane, secondo le autorità locali e le organizzazioni internazionali.

Nei giorni scorsi fatte arrivare quattro tonnellate di beni di prima necessità

In città non ci sono elettricità, riscaldamento né acqua corrente e tentare di lasciarla comporta un rischio per la vita a causa delle strade minate e degli attacchi con droni. I militari della Guardia nazionale ucraina hanno condotto diverse operazioni per consegnare aiuti umanitari nel centro abitato. Nei giorni scorsi, grazie ai droni, hanno fatto arrivare ai residenti della città circa quattro tonnellate di beni di prima necessità.

L'amministrazione regionale di Kherson ha reso noto che i militari russi ostacolarebbero la consegna degli aiuti, abbattendo i droni che trasportano prodotti alimentari, sequestrando e rivendondo le provviste e fermando i residenti che ricevono i pacchi umanitari.

La responsabile dell'amministrazione militare della città di Oleshky, Tatiana Gasanenko, ha raccontato in un'intervista a Euronews che dopo oltre quattro anni di occupazione russa della città sono rimaste praticamente solo rovine e la situazione delle persone che vivono ancora lì è sempre più disperata.

Alla fine di settembre il Consiglio d'Europa ha richiamato l'attenzione sulla situazione, sottolineando che il rapido aggravarsi della crisi umanitaria a Olešky richiede attenzione e l'adozione di misure urgenti. "In conformità con il diritto internazionale umanitario, la Russia, in quanto potenza occupante, è tenuta a garantire alla popolazione alimenti e medicinali e a facilitare la fornitura di assistenza umanitaria", ha ha dichiarato il commissario per i Diritti umani del Consiglio d'Europa, Michael O'Flaherty.

Lo sciopero della fame al Parlamento europeo

Martedì 20 ottobre la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha annunciato uno sciopero della fame per "richiamare l'attenzione internazionale" sulla situazione a Oleshky, occupata dalla Federazione russa.

"Migliaia di persone sono rimaste intrappolate in un territorio occupato dall'esercito russo, senza accesso regolare a cibo e medicinali. Le aree minate rendono l'uscita estremamente pericolosa: chi resta rischia di morire di fame e chi prova ad andarsene rischia la vita", ha scritto l'eurodeputata su X. Ha invitato le organizzazioni della società civile, i cittadini e le autorità nazionali e locali a sostenere la sua iniziativa.

"Dobbiamo esigere un'immediata tregua umanitaria, garantire l'accesso ad alimenti e medicinali e la possibilità di un'evacuazione sicura dei civili che desiderano lasciare la città", ha dichiarato. Secondo Picierno, è necessario agire insieme affinché la diplomazia produca risultati concreti.

La mediazione della Santa Sede

Lunedì 19 ottobre Papa Leone XIV ha avuto una conversazione telefonica con il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, durante la quale si è discusso anche della situazione a Oleshky. Il Pontefice ha espresso la speranza che la cooperazione tra la parte ucraina e quella russa consenta di garantire la consegna di alimenti e assistenza medica, nonché un'evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile.

Zelensky ha ricordato a Leone l'escalation delle ostilità da parte della Russia e i continui attacchi dell'esercito russo contro i centri abitati ucraini: "Abbiamo parlato anche della catastrofe umanitaria a Oleshky temporaneamente occupata. Stiamo lavorando per aiutare la nostra gente là. Stiamo preparando una decisione. Sua Santità mi ha informato dei contatti con la parte russa su questo tema", ha scritto su X dopo il colloquio il presidente ucraino.

Tre giorni prima Leone XIV aveva discusso infatti della situazione a Oleshky con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, e gli aveva chiesto di organizzare una tregua per consentire la consegna degli aiuti e l'evacuazione sicura dei civili. I media indicano scrivono che il Cremlino ha espresso la propria disponibilità alla cooperazione, ma ha cercato di attribuire alla parte ucraina la responsabilità della crisi umanitaria.

Il Pontefice ha telefonato a Putin mentre era ancora in cura nella clinica Gemelli di Roma: "Il Papa ha chiesto di proclamare una tregua per garantire sia l'arrivo degli aiuti umanitari, soprattutto degli alimenti, sia l'evacuazione di coloro che devono lasciare la città", ha spiegato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin.

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