Un documentario di Euronews entra nel cuore della battaglia dell’Ucraina per difendere i suoi cieli: dalle squadre di difesa aerea contro i droni russi agli operai che riparano i danni e alle famiglie che si preparano a un altro inverno di attacchi
Da anni gli ucraini vivono con una guerra che infuria non solo lungo la linea del fronte, ma anche sopra le loro teste. A Kiev la battaglia nei cieli è diventata parte della quotidianità, scandita dagli allarmi aerei, dai rumori della difesa antiaerea e dalle esplosioni che seguono.
In una postazione di difesa antiaerea a protezione della capitale, il lavoro inizia prima che qualcosa appaia nel cielo. I soldati preparano le armi e cercano minacce che possono arrivare a velocità molto diverse e da direzioni differenti.
La sfida non riguarda più solo il numero di armi che la Russia può far volare. I suoi attacchi combinano sempre più spesso minacce diverse: droni d'attacco tipo Shahed che arrivano in grandi ondate, missili balistici che lasciano ai difensori pochissimo tempo per reagire e nuovi droni più veloci che aggiungono un ulteriore pericolo.
Le rotte cambiano. Cambiano gli orari. Le armi arrivano da direzioni diverse. L'obiettivo è trovare i punti deboli e mettere in crisi gli strati di difesa che proteggono la città.
Aumentano gli attacchi della Russia su Kiev
Per i soldati che osservano il cielo è diventata una corsa tecnologica. Ogni volta che l'Ucraina trova un modo più economico o più efficace per fermare i droni russi, la Russia cambia il modo in cui le sue armi volano, la loro velocità o la traiettoria con cui si avvicinano ai bersagli. L'Ucraina si adatta. La Russia si adatta. E il ciclo ricomincia.
Pavlo Tsugunov, comandante di una batteria contraerea, ha seguito questa evoluzione da terra: "Nelle ultime settimane ci sono stati attacchi costanti su Kiev, sui suoi sobborghi, sul centro, sulla regione di Kiev e sulla regione di Chernihiv. In altre parole, sulle case dove vivono i nostri cari."
Tsugunov ritiene che la pressione sui civili sia essa stessa parte della strategia russa.
"Con ogni probabilità questa tattica è pensata per intimidire la popolazione civile" ha affermato il comandante. "Poiché al momento non riescono a ottenere progressi nelle operazioni di combattimento diretto sulla linea del fronte, cercano di intimidire la popolazione affinché smetta di sostenere l'esercito. E, di conseguenza, affinché l'esercito accetti di arrendersi."
Ma i limiti della difesa antiaerea si vedono in tutta Kiev. Davanti a un asilo danneggiato in un attacco, un ragazzino indica l'edificio e racconta a Euronews di aver visto il drone colpirlo. "Il drone ha volato proprio sopra le nostre teste e l'ha colpito qui" ha aggiunto Tsugunov.
Mosca punta ancora a colpire il sistema energetico ucraino in vista dell'inverno
Quando un'arma riesce a passare, inizia un'altra corsa, questa volta a terra. Uno dei bersagli principali della Russia resta il sistema energetico ucraino. In un impianto elettrico danneggiato nella regione di Kiev, le squadre di tecnici lavorano per ripristinare la rete mentre la minaccia di un nuovo attacco continua.
Lavorano per DTEK Kyiv Regional Grids, il gestore del sistema di distribuzione responsabile della rete che porta l'elettricità attraverso linee e sottostazioni alle comunità di tutta la regione di Kiev.
Le squadre possono iniziare le riparazioni solo quando la situazione di sicurezza lo consente. Dopo un attacco devono attendere l'autorizzazione dei militari e dei servizi di emergenza prima di entrare nei siti danneggiati.
Serhii, tecnico di manutenzione, racconta che i residenti aspettano il ritorno della corrente, ma i ripetuti allarmi antiaerei rallentano il lavoro. "La gente ci chiede di riaccendere la luce, ma non possiamo farlo perché gli allarmi suonano in continuazione, ogni giorno, per tutto il giorno" dice.
Mentre parla con Euronews, si sentono esplosioni nelle vicinanze. Un altro drone si sta dirigendo verso la zona. "Allontaniamoci un po' dal sito, perché si sente quello che sta succedendo" dice Serhii.
È un dilemma ormai noto per gli addetti al settore energetico ucraino: gli stessi attacchi che interrompono l'elettricità possono anche impedire alle squadre di ripristinarla in condizioni di sicurezza. E spesso prendono di mira proprio chi sta cercando di riparare i danni.
DTEK Kyiv Regional Grids afferma che le sue squadre hanno ripristinato l'elettricità in oltre 700mila abitazioni della regione dopo gli attacchi russi. In alcuni casi hanno dovuto ridare corrente alle stesse case più di una volta.
Gli inverni precedenti hanno cambiato anche il modo in cui l'azienda si prepara al successivo. Proteggere le infrastrutture è solo una parte del lavoro. Essere in grado di ripararle rapidamente dopo un nuovo attacco è diventato altrettanto importante.
Oleksii, responsabile delle operazioni sulla rete ad alta tensione di DTEK Kyiv Regional Grids, ha descritto il legame tra chi cerca di fermare le armi in cielo e chi deve riparare i danni quando queste riescono a passare.
"Spero davvero che i nostri sistemi di difesa antiaerea ci aiutino abbattendo la grande maggioranza delle armi che vengono usate ora" ha detto Oleksii. "E dopo, toccherà a noi. Ripareremo tutto ciò che è stato danneggiato." Il respondabile ha raccontato che le squadre hanno già affrontato la situazione più complessa degli ultimi anni, quando Mosca ha cercato deliberatamente di congelare la popolazione lasciandola senza elettricità, riscaldamento e persino acqua.
L'Ucraina si prepara a un altro inverno tra gli attacchi russi
Per chi lavora nel settore energetico ucraino, i preparativi per l'inverno non si fermano mai davvero. DTEK Kyiv Regional Grids riferisce che dall'inizio dell'anno ha riparato più di 1.200 chilometri di linee elettriche e ammodernato oltre 400 impianti energetici in tutta la regione di Kiev.
L'azienda sta anche accumulando riserve di apparecchiature e materiali di ricambio, rafforzando la protezione intorno agli impianti energetici e preparando squadre di emergenza pronte a intervenire rapidamente quando qualcosa viene colpito.
Queste squadre possono muoversi solo quando la situazione di sicurezza lo consente. In un inverno segnato da attacchi ripetuti, la capacità di ripristinare rapidamente la corrente può contare quasi quanto i preparativi fatti in anticipo.
Ma ci sono limiti a ciò che i preparativi possono ottenere. Nessuna rete elettrica può essere completamente protetta da missili e droni. Dietro quelle linee e sottostazioni ci sono milioni di gesti quotidiani che dipendono da loro.
Dopo vari inverni di guerra, gli ucraini non hanno più bisogno di immaginare cosa possano significare blackout prolungati. L'elettricità può sparire. Il riscaldamento può diventare incerto. Le comunicazioni possono essere più difficili. La vita di tutti i giorni comincia a dipendere da batterie, generatori e da qualsiasi fonte di corrente disponibile.
E così anche le famiglie si stanno preparando. "Tutti si stanno preparando per l'inverno" ha detto Anna, residente a Kiev. "Tutti si preparano molto bene. Anche i miei genitori, anche i miei amici."
Alcuni preparativi hanno un carattere sorprendentemente domestico. Con la Russia che ora prende di mira sempre più spesso i magazzini alimentari, la gente trova nuovi modi per fare scorte di cibo per l'inverno.
"I miei amici più giovani non avevano mai fatto conserve, ma ora hanno imparato" ha raccontato Anna. "Si potrebbe dire che è una buona abitudine. C'è chi installa inverter e pannelli solari, altri montano batterie e fanno scorta di power bank".
C'è qualcosa di significativo nella normalità di questo elenco. Conserve. Batterie. Pannelli solari. Inverter. Dopo anni di attacchi al sistema energetico ucraino, misure che una volta sarebbero sembrate eccezionali sono semplicemente diventate parte dei preparativi in vista dell'inverno.
Le testimonianze della vita sotto le bombe a Kiev
Anna è già fuggita una volta dalla guerra della Russia. Ha lasciato Luhansk dopo la prima invasione di Mosca nel 2014. È rimasta in Ucraina quando è iniziata l'invasione su larga scala nel 2022, in parte per via dei genitori anziani. Ma dopo le difficoltà dello scorso inverno, dice che ora sta valutando per la prima volta di lasciare il Paese. "Se la situazione dovesse diventare davvero disperata, me ne andrò. Me ne andrò perché sono preoccupata per mio figlio", ha detto Anna.
Per suo figlio di dieci anni questa è la seconda fase della guerra russa che vive. Nato a Luhansk, era molto piccolo quando le forze filorusse hanno preso la città nel 2014.
"Credo che sia davvero spaventoso. Alcune persone non parlano in questo modo nemmeno a 25 anni, come fanno i bambini oggi" ha ammesso Anna, visibilmente provata. "Quando parlano di qualcosa che fa 'boom' da qualche parte, dicono: 'Se è la mia morte, la accetterò'. I bambini ormai dicono cose del genere. Anche mio figlio lo dice a me. Mio figlio mi dice che se quella sarà la sua morte, la accetterà. E se non lo sarà, allora, certo, sarò tra i fortunati".
Per Maryna, un'altra residente di Kiev, la sopravvivenza comincia dal suono che arriva dal telefono. "Alzo sempre il volume del telefono per capire esattamente che tipo di allarme sta suonando" ha spiegato. Se l'allerta riguarda i missili, il calcolo è immediato.
"Allora abbiamo due secondi per uscire nel corridoio. Non riusciamo ad arrivare al rifugio. Non abbiamo quel tempo, perché in due secondi siamo già nel corridoio o in bagno e le esplosioni forti e potenti sono già iniziate."
Sua figlia Emma ha nove anni. Non ha mai conosciuto la scuola senza la guerra e non ricorda giorni di pace. Per i bambini della sua generazione, il vocabolario dei raid aerei è entrato nell'infanzia. Conoscono gli allarmi. Riescono persino a distinguere il suono delle esplosioni sopra la testa e a riconoscerne il tipo. Sanno dove andare. E hanno modi propri di descrivere rumori che gli adulti riconoscono subito.
Quando le chiedono che rumore fa la difesa antiaerea attiva vicino alla sua scuola, Emma risponde semplicemente: "Come il popcorn." "Il suono dell'intercettazione antiaerea sembra popcorn che scoppietta?" "Sì." È la descrizione di una bambina per un suono che è diventato parte del crescere nella Kiev in guerra.
La battaglia per l'Ucraina si combatte ancora nelle trincee e nelle città lungo un fronte che si estende per centinaia di chilometri. Ma la stessa guerra si combatte anche nei cieli sopra le città lontane da quella linea.
E con l'avvicinarsi di un nuovo inverno, ciò che accade in quel cielo contribuirà a decidere ciò che accade sotto: se le case resteranno calde, se le luci rimarranno accese, se i bambini potranno continuare a stare in classe e se la vita di tutti i giorni potrà andare avanti.
L'Ucraina ha imparato ad adattarsi. Ma lo ha fatto anche la Russia. Per milioni di ucraini la domanda è brutalmente semplice: Quando arriverà il prossimo missile, ci sarà ancora qualcosa in grado di fermarlo?