La tassa digitale proposta dal Parlamento europeo potrebbe fruttare fino a 25 miliardi di euro l'anno al prossimo bilancio UE, cinque volte la stima della Commissione, secondo dati condivisi in esclusiva con Euronews dall'eurodeputata Danuše Nerudová.
Un nuovo prelievo digitale potrebbe portare nelle casse dell’Unione europea fino a 25,2 miliardi di euro l’anno, secondo una stima elaborata dai servizi del Parlamento europeo e vista in esclusiva da Euronews. Una cifra molto più alta rispetto a quella calcolata dalla Commissione europea, che aveva stimato un gettito circa cinque volte inferiore. Il nuovo dato arriva mentre entrano nella fase decisiva i negoziati sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, il Quadro finanziario pluriennale (QFP), che dovrà finanziare le politiche europee dal 2028.
Al centro della discussione ci sono le cosiddette “risorse proprie”, cioè entrate destinate direttamente al bilancio dell’Unione. Il Parlamento chiede nuove fonti di finanziamento anche per contribuire al rimborso del debito comune e sostenere le nuove priorità europee.
"Abbiamo bisogno di nuove risorse proprie per coprire il rimborso del debito comune e per finanziare le nuove priorità del bilancio dell’Ue", ha dichiarato a Euronews l’eurodeputata ceca Danuše Nerudová (PPE), che ha commissionato la valutazione del possibile gettito.
La proposta del Parlamento: una tassa digitale più ampia
La differenza tra le due stime dipende soprattutto dalla base imponibile considerata.
Il Parlamento propone infatti di estendere il prelievo oltre i servizi di pubblicità e intermediazione digitale, includendo anche attività come streaming e servizi di elaborazione dati, e di portare l'aliquota dal 3 al 5 per cento.
"Il Parlamento europeo calcola su una base imponibile molto più ampia rispetto alla Commissione -ha spiegato Nerudová - Lo spazio digitale comprende, per esempio, anche servizi di streaming e di elaborazione dati, che la Commissione ha completamente omesso"
La stima di Bruxelles era stata costruita sulla base delle imposte sui servizi digitali già applicate in Francia, Spagna e Italia. Secondo Nerudová, si tratta quindi di una valutazione più prudente rispetto a quella elaborata dal Parlamento.
Le altre tasse: gioco online e criptovalute
Il prelievo digitale non è l'unica nuova risorsa propria presa in considerazione.
Per il gioco d'azzardo online, il Parlamento stima entrate per circa 3,9 miliardi di euro l'anno, più del doppio rispetto agli 1,9 miliardi indicati dalla Commissione.
La proposta incontra però una forte opposizione da parte di Malta, dove hanno sede le filiali europee di numerosi operatori del settore.
Sul tavolo c'è anche una possibile imposta sulle plusvalenze derivanti dai cripto-asset. In questo caso la stima del Parlamento arriva a circa 3 miliardi di euro, contro i 2,4 miliardi della Commissione.
Il prelievo sulle criptovalute è considerato in linea generale più accettabile, ma presenta difficoltà sul piano dell'applicazione. La volatilità del mercato e la possibilità di spostare facilmente gli asset possono rendere più complesso garantire un gettito stabile e limitare l'elusione.
Il timore di una reazione degli Stati Uniti
Il progetto sul prelievo digitale deve inoltre fare i conti con le preoccupazioni geopolitiche di alcuni Stati membri. Il timore è che una nuova imposta europea possa provocare una reazione da parte degli Stati Uniti, anche attraverso nuove misure commerciali.
Nerudová respinge però l'argomento secondo cui il rischio di ritorsioni dovrebbe bloccare la proposta.
"Queste reazioni arrivano anche senza il prelievo digitale", ha detto l'eurodeputata, sostenendo che il nuovo strumento servirebbe a creare condizioni fiscali più uniformi tra le grandi società tecnologiche e le imprese europee.
Per Nerudová, il prelievo rappresenterebbe quindi uno degli strumenti con cui l'Ue potrebbe aumentare le proprie entrate senza dipendere esclusivamente dai contributi degli Stati membri.
Il nodo del bilancio dal 2028
Il calendario resta però stretto. I Paesi dell'Ue puntano a raggiungere un accordo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale entro la fine dell'anno, mentre l'introduzione delle nuove risorse proprie dovrebbe essere compatibile con l'avvio del nuovo ciclo di bilancio nel 2028.
La stessa Nerudová riconosce che i negoziati sono già in ritardo.
Tra le diverse proposte, secondo l'eurodeputata, il prelievo digitale sarebbe comunque quella più semplice da introdurre a livello europeo. Più complessa, invece, sarebbe la tassazione delle plusvalenze sui cripto-asset.
La partita sulle nuove entrate dell'Ue si intreccia così con quella sul futuro bilancio europeo: quanto ampliare la platea dei soggetti tassati, quanto gettito ottenere e come evitare che nuove imposte diventino anche un nuovo fronte di tensione commerciale con gli Stati Uniti.