Il piano "E1" è stato approvato da Israele lo scorso anno e punta a separare ulteriormente Gerusalemme Est, occupata e annessa da Israele e a maggioranza palestinese, dal resto della Cisgiordania
I leader di sette Paesi, tra cui quattro Stati membri dell'Ue, hanno condannato un grande progetto di insediamento in Cisgiordania e hanno chiesto a Israele di fermare l'espansione nei territori palestinesi occupati, dopo che le autorità di Tel Aviv hanno aperto la gara d'appalto per oltre 1.200 abitazioni nell'area.
"In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, con livelli di violenza senza precedenti da parte dei coloni contro i civili, con pesanti restrizioni all'economia palestinese, questa decisione è ancora più preoccupante", si legge nella dichiarazione congiunta, che invita Israele "a ritirare immediatamente questi piani e a porre fine all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania".
Guterres: "Il piano di Israele è una minaccia esistenziale per la Palestina"
La dichiarazione è stata firmata da Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi, oltreché da Regno Unito, Norvegia e Canada. Il piano, denominato "E1", è stato approvato da Israele lo scorso anno e separerebbe ulteriormente Gerusalemme Est, occupata e annessa da Israele e abitata in prevalenza da palestinesi, dal resto della Cisgiordania.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha affermato che il progetto rappresenta una "minaccia esistenziale" per uno Stato palestinese contiguo. Il ministro degli Esteri del Belgio Maxime Prevot ha definito giovedì le gare d'appalto "inaccettabili", affermando che il progetto "comprometterebbe gravemente la fattibilità della soluzione a due Stati".
"Israele difenderà i propri diritti"
La condanna di Prevot è stata ripresa in una dichiarazione del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband. Che ha chiesto la fine del progetto e dell'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, mentre Londra ha convocato l'incaricato d'affari israeliano. Lo stesso Miliband ha aggiunto di aver trasmesso il messaggio direttamente al suo omologo israeliano Gideon Sa'ar.
Quest'ultimo, giovedì, ha dichiarato di respingere "in toto" la dichiarazione di Miliband e "il tono paternalistico delle sue parole". "Il popolo ebraico ha il diritto di vivere in tutta la Terra d'Israele, così come i britannici hanno il diritto di vivere a Londra e in tutto il Regno Unito", ha scritto su X.
Sa'ar ha poi accusato il Regno Unito di "incolpare solo Israele ignorando l'estremismo palestinese", che a suo dire alimenta attacchi antisemiti contro la comunità ebraica britannica.
"La decisione del governo britannico di danneggiare le relazioni tra i nostri Paesi è deplorevole", ha aggiunto, promettendo che "Israele difenderà i propri diritti, i propri interessi e il proprio popolo".
Israele ha approvato i piani per il tratto di terra di circa 12 chilometri quadrati noto appunto come "E1", appena a est di Gerusalemme, nell'agosto dello scorso anno. Il progetto prevede la costruzione di circa 3.400 abitazioni su questa area estremamente sensibile, situata tra Gerusalemme e l'insediamento israeliano di Maale Adumim.
Secondo l'organizzazione non governativa israeliana Peace Now, l'ultimo bando riguarda oltre 1.200 unità abitative. La stessa ong ha riferito che il ministero dell'Edilizia ha pubblicato il bando il 18 agosto e lo ha subito aperto alle offerte, che dovranno essere presentate entro il 19 ottobre, una settimana prima delle elezioni israeliane previste per il 27 ottobre.
Peace Now ha aggiunto che le abitazioni rappresentano circa un terzo dello sviluppo previsto nell'area E1 e ha accusato il governo di voler accelerare gli impegni per la costruzione prima del voto.
Israele limita già fortemente la libertà di movimento dei palestinesi della Cisgiordania, che devono ottenere permessi dalle autorità per attraversare i checkpoint e entrare a Gerusalemme Est o in Israele.
Lo scorso anno, Regno Unito e Francia sono stati tra i 21 Paesi che hanno condannato l'approvazione israeliana del progetto E1, definendolo una violazione del diritto internazionale e invitando Israele a revocare la decisione.
Escludendo Gerusalemme Est, la Cisgiordania ospita circa tre milioni di palestinesi. Vi vivono anche circa 500mila coloni israeliani. La cui violenza è aumentata dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele da parte di miliziani guidati da Hamas dalla Striscia di Gaza.