In un'esclusiva a Euronews, la leggenda azzurra campione del mondo vent'anni fa, oggi ct dell'Uzbekistan al suo debutto, spiega perché la squadra è pronta ad affrontare il Portogallo di Cristiano Ronaldo
A vent’anni dalla notte di Berlino che lo consacrò leggenda del calcio mondiale, Fabio Cannavaro torna sul palcoscenico più importante del calcio internazionale con una nuova missione: guidare l’Uzbekistan verso la sua storica prima partecipazione ai Mondiali FIFA 2026.
L’ex capitano dell’Italia nazionale di calcio, che nel 2006 sollevò la Coppa del Mondo dopo il trionfo contro la Francia, oggi siede in panchina e prova a scrivere una nuova pagina di storia, questa volta da commissario tecnico della nazionale uzbeka.
"È la prima volta che andiamo al Mondiale, è la prima volta che alleno in una competizione di questo livello", ha raccontato Cannavaro in un’intervista esclusiva a Euronews. "Ho visto tanti giocatori con grande ambizione. Vogliono imparare, migliorare, lavorare sodo e, naturalmente, non abbiamo nulla da perdere".
Per il Paese dell’Asia centrale, con oltre 36 milioni di abitanti, la qualificazione rappresenta un traguardo storico raggiunto dopo anni di tentativi e delusioni. Ma il debutto mondiale non sarà semplice: l’Uzbekistan è stato inserito in un girone complicato insieme a Colombia, Portogallo e Repubblica Democratica del Congo.
Una sfida resa ancora più affascinante dalla presenza di stelle internazionali come Cristiano Ronaldo, James Rodríguez e Luis Díaz.
"Penso che sia un girone molto duro, perché Colombia e Portogallo sono tra le prime 20 squadre al mondo", ha spiegato Cannavaro. "Nel Congo molti giocatori militano in Ligue 1 e Premier League, quindi sarà dura. Ai Mondiali non si può dire che una squadra sia più forte di un’altra, perché è pur sempre il Mondiale".
Napoletano, elegante in campo quanto rigoroso tatticamente, Cannavaro è considerato uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Nel 2006 conquistò il soprannome di “Muro di Berlino” grazie alle sue prestazioni straordinarie durante il Mondiale vinto dall’Italia, torneo in cui gli Azzurri subirono appena due gol.
Nello stesso anno vinse anche il Pallone d’Oro, entrando in un club ristrettissimo di difensori capaci di conquistare il prestigioso riconoscimento insieme a Franz Beckenbauer e Matthias Sammer.
Dopo il ritiro, Cannavaro ha costruito il proprio percorso da allenatore tra Cina, Arabia Saudita ed Europa, prima di accettare la sfida più romantica della sua carriera: portare l’Uzbekistan a competere contro le grandi potenze del calcio mondiale.
Il tecnico italiano vuole trasmettere serenità e ambizione ai suoi giocatori, consapevole che il Mondiale rappresenta un’esperienza unica.
"Per un giocatore è il torneo più importante e parteciparvi è un privilegio - ha detto - Bisogna divertirsi, essere felici di prendere parte a questo torneo".
Anche nello spogliatoio uzbeko cresce la convinzione di poter sorprendere. Il centrocampista Otabek Shukurov ha sottolineato come la squadra voglia affrontare il torneo senza il peso della pressione: "Dobbiamo goderci la partita e dimostrare che l’Uzbekistan è un Paese con un calcio di livello".
Sulla stessa linea anche il giovane Umarali Rahmonaliyev, che ha parlato di una competizione interna sempre più intensa per conquistare un posto nella lista definitiva dei convocati.
Con Cannavaro in panchina e una mentalità da outsider senza paura, l’Uzbekistan sogna di trasformare il suo primo Mondiale in una delle favole più sorprendenti del torneo.