Un nuovo rapporto dell’American Hotel & Lodging Association afferma che la domanda attesa non si è tradotta in molte prenotazioni alberghiere e che i viaggiatori domestici superano i visitatori stranieri.
A meno di 40 giorni dal calcio d'inizio dei Mondiali FIFA 2026 in Nord America, l'attesa è alimentata tanto dagli interrogativi sull'impatto turistico dell'evento quanto dalle Nazionali e dai giocatori che saranno protagonisti.
Destinata a essere la più grande Coppa del Mondo maschile di sempre, con il numero record di 48 squadre e 104 partite, la kermesse calcistica di questa estate è stata presentata come un enorme volano economico per i Paesi ospitanti.
Ma nuovi dati diffusi dall'American Hotel & Lodging Association (AHLA) suggeriscono che le prospettive negli Stati Uniti siano più complesse del previsto.
Nel suo ultimo rapporto FIFA World Cup 2026 Hotel Outlook (fonte in inglese), il gruppo avverte che la domanda attesa «non si è tradotta in forti prenotazioni alberghiere» e che i viaggiatori statunitensi stanno «sorpassando» i visitatori internazionali. AHLA individua nelle cancellazioni dei blocchi di camere riservati dalla FIFA, negli ostacoli ai viaggi internazionali e nell'aumento dei costi «i principali fattori di indebolimento della domanda alberghiera».
Secondo il rapporto, basato su sondaggi tra albergatori in 11 città ospitanti, l'80% degli intervistati afferma che le prenotazioni sono inferiori alle previsioni iniziali. I viaggiatori nazionali continuano a riempire le camere ai consueti livelli estivi, ma l'ondata attesa di visitatori internazionali non si è ancora materializzata su larga scala.
Questa tendenza è in linea con i dati di viaggio più ampi diffusi all'inizio del mese, che mostrano un interesse globale in crescita per il torneo, ma solo in parte tradotto in viaggi confermati. Gli analisti segnalano un divario sempre più ampio tra le ricerche online e gli arrivi effettivi, con barriere strutturali che frenano la conversione.
Al centro del problema ci sono le restrizioni sui visti e le preoccupazioni geopolitiche. Tra il 65% e il 70% degli albergatori intervistati da AHLA indica questi fattori come il principale freno alla domanda internazionale. Per un torneo che si basa in larga misura sui viaggi transfrontalieri, in particolare da Europa e America Latina, si tratta di una sfida significativa.
«Gli hotel in tutti i mercati ospitanti si preparano da anni ai Mondiali e, sebbene ci sia grande entusiasmo, i dati delineano uno scenario più sfumato», ha dichiarato Rosanna Maietta, presidente e amministratrice delegata di AHLA.
Un altro fattore chiave dietro prospettive più deboli è quello che il rapporto definisce un «segnale artificiale di domanda anticipata» creato dalle assegnazioni di blocchi di camere per la FIFA. Gli hotel avevano inizialmente riservato grandi volumi di camere all'uso ufficiale del torneo, gonfiando le aspettative iniziali. Ora però circa la metà degli intervistati segnala consistenti restituzioni di camere al mercato, costringendo a rivedere al ribasso le previsioni di domanda.
L'impatto si fa sentire in modo irregolare nelle città ospitanti.
A Kansas City, tra l'85% e il 90% degli hotel intervistati registra livelli di prenotazioni inferiori alle attese, con una domanda più debole persino rispetto a un'estate ordinaria senza grandi eventi. Segnali altrettanto fiacchi emergono a Boston, Philadelphia, San Francisco e Seattle, dove molti operatori descrivono finora i Mondiali come un «non-evento».
Al contrario, un numero più ristretto di destinazioni sta registrando benefici concreti. Miami e Atlanta stanno superando le aspettative, sostenute dal forte richiamo turistico, da collegamenti aerei migliori e dalla conferma dei campi base delle squadre. Questi mercati, osserva AHLA, rappresentano però solo il 25-30% del totale degli intervistati.
Le grandi città-gateway come New York e Los Angeles si collocano a metà strada. Le prenotazioni sono più deboli del previsto, ma restano nel complesso in linea con i livelli tipici dell'estate, segno che il torneo non sta ancora generando un significativo extra di domanda.
Nel frattempo Dallas e Houston mostrano un quadro simile: circa il 70% degli hotel è al di sotto delle proiezioni legate ai Mondiali, pur mantenendo tassi di occupazione di base stabili.
Secondo Maietta c'è ancora «un margine di opportunità significativo», ma per sfruttarlo appieno Stati Uniti e FIFA devono garantire ai viaggiatori internazionali un'esperienza «accogliente e senza intoppi».
E ha aggiunto: «Questo significa evitare aumenti di costi non necessari per visti e trasporti da e per le partite, e scoraggiare le amministrazioni locali dall'introdurre all'ultimo momento nuove tasse che penalizzano il torneo e i consumatori».
Sebbene il quadro per il turismo stia migliorando, i benefici appaiono distribuiti in modo disomogeneo in tutto il Nord America. Un'analisi di Data Appeal e Mabrian, insieme a PredictHQ, mostra una crescita della domanda a velocità diverse, concentrata in città come Città del Messico, Vancouver e Boston, con la connettività aerea come elemento chiave per trasformare l'interesse in prenotazioni.
La spesa potrebbe arrivare a 4,3 miliardi di dollari, in gran parte nell'ospitalità, ma secondo Oxford Economics i guadagni più ampi saranno «marginali e di breve durata». L'economista Barbara Denham sottolinea che buona parte della domanda andrà a sostituire viaggi già esistenti, con le città più piccole che ne trarranno vantaggi maggiori rispetto ai grandi hub consolidati.