Le autorità stringono la presa su piattaforme, errori di progettazione e controlli dell’età. Ma tecnologia facilmente eludibile, rischi per la privacy e scarsa responsabilità dei genitori ne stanno sabotando i risultati.
L'uso dei social media e dei servizi digitali da parte degli adolescenti è un tema molto dibattuto tra i politici di tutto il mondo, compresi quelli dell'Unione europea (UE).
Alcuni Paesi stanno valutando divieti fino ai 16 anni, mentre altri prendono in considerazione misure più limitate, con soglie di età più basse.
Nel frattempo, l'Estonia, uno dei Paesi più avanzati dal punto di vista digitale, respinge apertamente l'idea di fissare un'età minima a livello UE per l'uso dei social media e sottolinea l'importanza dell'educazione digitale di minori, insegnanti e genitori, oltre a un'applicazione più rigorosa dei quadri giuridici esistenti, come il Digital Services Act (DSA).
Poche settimane fa un gruppo speciale di esperti, guidato dal professor Jörg M. Fegert e dalla dottoressa Maria Melchior, ha presentato un rapporto sulla sicurezza dei minori online, con raccomandazioni concrete.
Pur essendo nel complesso equilibrato e riconoscendo che non tutti i minori sotto i 18 anni devono essere trattati allo stesso modo, il rapporto lascia ampio margine di interpretazione ai responsabili politici dell'UE e riprende anche l'attenzione della Commissione sui nuovi obblighi per le piattaforme, facendo invece grande affidamento su misure morbide per il coinvolgimento dei genitori.
Gli attuali quadri normativi
Il dibattito sul tema, a livello degli Stati membri, è piuttosto semplicistico e si concentra quasi esclusivamente sull'età minima per utilizzare i social media e altri servizi digitali.
Inoltre, Paesi come la Francia hanno vietato di recente gli smartphone a scuola.
Si tratta di un argomento facile da spiegare e che garantisce notevoli ritorni politici, ma i dettagli tecnici e la capacità delle istituzioni di far rispettare questi requisiti raramente entrano nel dibattito.
Il confronto sulla protezione dei minori online a livello dell'UE non è né nuovo né trascurato.
Nel tempo l'UE ha definito numerose disposizioni, inserite in diverse leggi, pensate per tutelare i bambini online.
Il Digital Services Act (DSA), ad esempio, viene utilizzato per valutare le caratteristiche di progettazione delle piattaforme che potrebbero essere dannose; il General Data Protection Regulation (GDPR) definisce le tutele per proteggere i dati personali e il consenso dei minori online; e la direttiva sui servizi di media audiovisivi (Audiovisual Media Services Directive, AVMSD) è stata recentemente estesa alle nuove forme di contenuti audiovisivi e alle piattaforme di condivisione video.
L'elenco prosegue con l'Artificial Intelligence Act (AI Act), la direttiva sulle pratiche commerciali sleali (Unfair Commercial Practices Directive, UCPD), la direttiva sui diritti dei consumatori (Consumer Rights Directive, CRD), la direttiva sulle clausole contrattuali abusive (Unfair Contract Terms Directive, UCTD), il regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti (General Product Safety Regulation, GPSR), la direttiva sulla responsabilità per danno da prodotto difettoso (Product Liability Directive, PLD), il regolamento sulla pubblicità politica (Political Advertising Regulation, PAR), il molto criticato Chat Control 1.0 e le proposte per un Chat Control 2.0, oltre a numerose altre linee guida, meccanismi di cooperazione, strategie, dichiarazioni politiche e programmi di alfabetizzazione digitale.
Come avviene per altri dibattiti sulla tutela dei consumatori online, quello attuale sulla protezione dei minori punta soprattutto a introdurre nuovi strati e meccanismi regolatori, invece di migliorare l'applicazione delle norme già esistenti.
In quest'ottica l'UE ha lanciato un'app per la verifica dell'età, probabilmente proporrà presto un'età minima unica per l'accesso ai social media, insieme a ulteriori obblighi per le piattaforme, e sostiene requisiti di progettazione ex ante, come il divieto dello scorrimento infinito.
Le complicazioni: aggiramento, sicurezza dei dati e frammentazione
Le esperienze negative del Regno Unito e dell'Australia, dove gli adolescenti hanno aggirato le restrizioni locali in vari modi, ad esempio usando VPN o spostandosi su piattaforme marginali e meno regolamentate, hanno reso il dibattito politico molto più complesso.
I responsabili politici europei devono ora tener conto di questi esempi concreti e prevedere misure di prevenzione per evitare che si ripeta uno scenario simile in Europa.
Finora però gli sforzi non hanno dato risultati: all'inizio di quest'anno la Commissione europea ha presentato un'app per la verifica dell'età, ma lo strumento è stato criticato perché ritenuto poco affidabile, dato che agenti di intelligenza artificiale sarebbero in grado di aggirarlo «nel giro di pochi minuti».
Inoltre, l'UE deve rispettare i principi europei di protezione e minimizzazione dei dati, tanto più alla luce del crescente numero di fughe di dati che coinvolgono sia piattaforme digitali private sia servizi pubblici.
Infine, l'approccio frammentato all'età minima di utilizzo nei diversi Stati membri può complicare il raggiungimento di un accordo comune a livello UE su questo tema.
I Paesi che hanno affrettato i tempi per introdurre una loro versione di queste leggi probabilmente si opporranno alla raccomandazione degli esperti di concentrarsi sulla limitazione dell'accesso per i minori di 13 anni, richiamandosi allo stesso rapporto, che afferma che «i Paesi possono preferire di adottare una soglia superiore ai 13 anni».
Costruire resilienza: coinvolgere genitori e tutori
Il rapporto sostiene che la sicurezza dei minori online è prima di tutto responsabilità dei fornitori di social media e di servizi digitali, relegando genitori e tutori a un ruolo secondario:
"I fornitori di social media e di altri servizi digitali mantengono la responsabilità primaria di garantire la sicurezza dei minori sui propri servizi. Inoltre, i genitori e i tutori hanno un ruolo importante nel supervisionare il tempo che bambini e adolescenti trascorrono online e nel guidare i minori nell'affrontare, insieme, i rischi che incontrano negli ambienti dei social media."
È vero che il ruolo della supervisione dei genitori diminuisce man mano che il bambino cresce, diventa più autonomo ed è sempre più influenzato dai coetanei.
È altrettanto vero che talvolta i genitori non hanno gli strumenti, il tempo o le competenze digitali per usare gli attuali strumenti di controllo parentale.
Tuttavia, il cambiamento culturale immaginato dalla Commissione europea e da molti politici a livello locale sarà possibile solo se le misure regolatorie e quelle di alfabetizzazione digitale verranno combinate e accompagnate da un maggiore coinvolgimento dei genitori.
Soprattutto considerando che sono talvolta gli stessi genitori a favorire l'aggiramento delle regole e a concedere ai propri figli un accesso illimitato al mondo digitale.
Esistono pochi dati sull'uso, da parte dei genitori europei, delle opzioni di controllo parentale disponibili; un'indagine del 2020 condotta dall'EU Kids Online Network indica che, in media, solo il 22% dei genitori in Europa utilizzava gli strumenti di controllo parentale esistenti.
Solo i genitori francesi e maltesi risultavano leggermente più coinvolti, mentre nel 2020 appena il 12% dei genitori lituani e il 14% di quelli cechi usava meccanismi di controllo parentale.
Il gruppo speciale di esperti adotta un approccio relativamente morbido al coinvolgimento dei genitori, puntando su alfabetizzazione digitale, linee guida e strumenti di supporto.
Eppure, un cambiamento culturale significativo di solito richiede di combinare misure soft con obblighi vincolanti, non solo per le piattaforme digitali ma anche per i genitori.
L'UE dispone di un ampio quadro di protezione dell'infanzia, attuato dalle autorità nazionali, ma gli attuali dibattiti politici sui minori online non prevedono incentivi diretti né meccanismi di responsabilizzazione per i genitori.
In assenza di una responsabilità genitoriale chiaramente definita nel limitare il tempo eccessivo davanti agli schermi, il cyberbullismo e gli abusi online verso altri bambini, molti genitori rischiano di restare spettatori, affidandosi esclusivamente alle norme locali o europee invece di assumere un ruolo attivo nel benessere digitale dei propri figli.
Questa storia è stata pubblicata originariamente su EU Tech Loop (fonte in inglese) ed è stata condivisa su Euronews nell'ambito di un accordo di syndication.