Un cavillo della procedura parlamentare ha permesso agli eurodeputati di prorogare fino al 2026 la scansione di massa delle comunicazioni private, senza un voto diretto sul merito della legge.
Chat Control 1.0, una deroga temporanea alle norme sull'ePrivacy pensata per individuare gli abusi sessuali sui minori online, è stata approvata dal Parlamento europeo giovedì.
Il regolamento resterà in vigore fino al 3 aprile 2028, offrendo un ampio margine di tempo mentre i legislatori negoziano un accordo sul nuovo quadro, Chat Control 2.0.
Come il dossier è tornato in discussione
Nel mese di marzo, gli eurodeputati hanno respinto la proroga di Chat Control 1.0 dopo il fallimento dei negoziati successivi.
A fine giugno, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha riaperto il dossier e lo ha trasmesso al Consiglio, avvertendo che la scadenza delle norme aveva lasciato una pericolosa lacuna nella protezione dei minori online.
Il Consiglio ha poi rinviato il dossier al Parlamento all'inizio della stagione delle vacanze, quando era difficile ottenere la maggioranza necessaria per respingerlo di nuovo.
Che cosa è successo in Parlamento
Al Parlamento europeo, una maggioranza semplice sosteneva inizialmente il rigetto della posizione: 314 eurodeputati hanno votato a favore, 276 contro e 17 si sono astenuti.
Poiché non c'era una maggioranza assoluta (attualmente pari a 360 eurodeputati) per respingere la posizione modificata del Parlamento europeo (276 voti a favore, 286 contrari e 30 astensioni), la seconda lettura è stata chiusa e il pacchetto emendato è stato ora inviato al Consiglio, che dovrà approvarlo entro tre mesi.
La posizione modificata del Parlamento europeo incorpora un emendamento positivo, ma in gran parte cosmetico, proposto dal gruppo liberale RENEW, che prevederebbe di «escludere dall'ambito di applicazione della legge le comunicazioni alle quali è stata, è o sarà applicata la crittografia end-to-end».
Alcuni eurodeputati l'hanno definito «uno spiraglio di speranza» e probabilmente è stato uno dei motivi per cui l'intero testo non è stato respinto in seconda lettura. Non è però chiaro quanto possa essere vasta la lista di canali di comunicazione interessati.
Poiché questo emendamento potrebbe contraddire alla radice l'idea stessa di una scansione di massa delle comunicazioni private, è probabile che il Consiglio respinga tali modifiche.
Le precedenti posizioni del Consiglio su Chat Control 2.0 hanno già contenuto brevi riferimenti alla tutela della privacy e della crittografia end-to-end, ma non un vero dibattito tecnico su come sia possibile conciliare, nella pratica, gli obiettivi di Chat Control con la crittografia end-to-end.
Se sui social media si moltiplicano le critiche a entrambe le proposte, a livello di Stati membri il dibattito sui dossier è ancora scarso.
A livello nazionale, i dossier su entrambe le proposte di Chat Control sono di norma gestiti da rappresentanti dei ministeri dell'Interno.
Al momento solo pochi Paesi hanno avviato un confronto approfondito sulla questione, valutando la proposta non solo dal punto di vista delle forze dell'ordine, ma anche alla luce della protezione dei dati, della riservatezza delle comunicazioni e della cybersicurezza.
Un fronte di opposizione ampio e trasversale
Entrambe le proposte di scansione di massa delle comunicazioni private in Europa hanno suscitato una vasta opposizione, che va da politici di sinistra, liberali e destra a difensori della privacy come l'ex eurodeputato Patrick Breyer, esperti di cybersicurezza e persino attivisti per i diritti umani con ampia esperienza sulle questioni della libertà di espressione e di informazione al di fuori dell'UE.
La presidente appena rieletta dell'ALDE Party ed eurodeputata tedesca, Svenja Hahn, ha criticato apertamente il voto del Parlamento nel suo commento per EUTechLoop:
«È uno scandalo che lo strumento Chat Control sia passato al Parlamento europeo. Apre la porta a una sorveglianza di massa di tutte le comunicazioni private dei cittadini europei, invece di un contrasto mirato agli abusi sessuali sui minori come proposto dal Parlamento.»
«La sorveglianza delle chat private voluta dagli Stati dell'UE è una minaccia per la nostra libertà e la nostra democrazia. Dobbiamo continuare a combattere contro Chat Control.»
La presidente della Open Dialogue Foundation, Lyudmyla Kozlovska, ha commentato per EUTechLoop che il voto su Chat Control 1.0 va inserito in un contesto più ampio di erosione della privacy nell'UE:
«Quel voto dovrebbe preoccupare chiunque si interessi non solo di privacy, ma di come funziona la democrazia nell'UE. È lo stesso metodo di normalizzazione dell'erosione della privacy che abbiamo già visto: prima con la privacy finanziaria, poi con i dati dei viaggiatori, ora con le nostre comunicazioni. Un potere esteso, giustificato da uno scopo che suona urgente, e poi tranquillamente normalizzato.»
«E il risultato? Le norme in materia finanziaria, di sicurezza e di cybersicurezza vengono ora ampiamente usate come arma dagli avversari dell'UE contro i suoi stessi cittadini e soggetti, per fini di repressione transnazionale.»
«La vera battaglia per la crittografia e la riservatezza delle comunicazioni sarà a settembre, sul dossier Chat Control 2.0. Da qui ad allora, la resistenza dovrà essere abbastanza forte da impedire che qualunque espediente procedurale possa farlo passare.»
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su EU Tech Loop (fonte in inglese) ed è stato riproposto su Euronews nell'ambito di un accordo di syndication.