Media statunitensi accusano OpenAI di aver nascosto e distrutto prove sull’uso di notizie coperte da copyright per addestrare ChatGPT, mentre nella causa sul copyright i costi legali superano i 28 milioni di dollari.
Diversi gruppi editoriali, tra cui il New York Times e il Daily News, chiedono a un giudice federale di infliggere sanzioni a OpenAI, intensificando uno scontro legale sull’intelligenza artificiale e il diritto d’autore che potrebbe ridefinire il futuro di un settore dell’informazione in crisi.
I quotidiani sostengono che la società che produce ChatGPT stia occultando prove centrali in quella che potrebbe diventare una causa storica per violazione del diritto d’autore, incentrata sul modo in cui OpenAI e il suo partner commerciale, Microsoft, hanno costruito i loro sistemi di IA usando milioni di articoli di stampa.
In gioco c’è la risposta a una domanda: i chatbot di IA fanno concorrenza sleale come fonte di informazione, drenando traffico dai siti senza svolgere il lavoro giornalistico necessario per raccogliere le notizie?
Un atto depositato giovedì presso un tribunale federale di Manhattan accusa OpenAI di avere «scelto l’ostruzionismo» invece di consegnare i dataset e i registri di ChatGPT che potrebbero mostrare come il sistema di IA abbia utilizzato contenuti giornalistici coperti da copyright.
Le parti attrici chiedono al giudice di sanzionare la società per «irregolarità nella fase di discovery» che potrebbero alterare le prove, sostenendo che una recente deposizione di un dipendente di OpenAI contraddice le affermazioni precedenti dell’azienda.
Secondo l’avvocato del New York Daily News, Steven Lieberman, da due anni OpenAI fornirebbe «dichiarazioni fuorvianti» sulle sue capacità di ricercare contenuti coperti da copyright nei dataset e nei registri usati per l’addestramento dell’IA.
«Con questa istanza chiediamo alla corte di punire OpenAI per avere nascosto e distrutto prove che mostrano come ChatGPT sia stato addestrato su giornalismo rubato», ha dichiarato Lieberman, che rappresenta il Daily News e sette testate dello stesso gruppo.
Il New York Times ha citato in giudizio OpenAI e Microsoft alla fine del 2023, circa un anno dopo il debutto di ChatGPT, che ha innescato il boom commerciale dell’IA e ha iniziato a cambiare il modo in cui le persone cercano informazioni online.
La minaccia per le testate giornalistiche si è fatta ancora più grave nel 2024, quando Google ha introdotto i riepiloghi generati dall’IA in cima ai risultati di ricerca, tagliando le entrate pubblicitarie che arrivano quando i lettori cliccano sulla fonte originale.
Da allora al Times si sono affiancate altre organizzazioni mediatiche, tra cui MediaNews Group, che controlla il Daily News e il Chicago Tribune, l’editore digitale Ziff Davis e il centro non profit Center for Investigative Reporting.
OpenAI e altre aziende tecnologiche sostengono che l’addestramento dei loro sistemi di IA su libri digitalizzati, articoli online e altri contenuti del web sia tutelato dalla dottrina del «fair use» prevista dal diritto d’autore statunitense, una teoria messa alla prova in decine di cause intentate da artisti visivi, romanzieri, etichette musicali e altre industrie creative contro le società di IA, con esiti finora contrastanti.
Nel maggiore accordo finora raggiunto in materia di copyright, Anthropic, rivale di OpenAI, ha accettato di versare agli autori di libri 1,5 miliardi di dollari (1,35 miliardi di euro) per avere addestrato il suo chatbot Claude sulle loro opere senza autorizzazione.
Le argomentazioni del Times sono diverse da quelle avanzate dagli autori di libri.
Nell’atto di citazione originario e in una memoria modificata depositata il mese scorso, il giornale si è concentrato sulla concorrenza sleale di società che puntano a trarre profitto dal suo lavoro giornalistico senza autorizzazione né compenso, per costruire prodotti concorrenti.
Secondo i documenti regolamentari che dettagliano i costi legali, il Times ha già speso oltre 28 milioni di dollari (25 milioni di euro) per affrontare in tribunale le società di IA, inclusa una causa separata intentata lo scorso anno contro la società di IA Perplexity.
Tra le sanzioni richieste giovedì figurano anche le spese legali per coprire il costo sostenuto per ottenere quelle che i quotidiani definiscono prove «illecitamente trattenute».
L’aumento dei costi legali arriva mentre un numero crescente di gruppi editoriali ha firmato accordi di licenza con OpenAI e altre società di IA, tra cui Google e Meta, che pagano le testate per utilizzare i loro flussi di notizie o i loro archivi per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale.