Entro il 2026 i Paesi Ue dovranno lanciare le proprie app nazionali per l’EU Digital Identity Wallet, spazio digitale per conservare e condividere dati personali. Italia, Francia e Finlandia sono in testa. A che punto sono gli altri Paesi?
Bruxelles vuole snellire e semplificare gli adempimenti amministrativi dei cittadini. Entro la fine dell'anno l'UE lancerà l'EU Digital Identity Wallet (EUDI Wallet), uno spazio digitale privato in cui cittadini, residenti e imprese potranno conservare e condividere documenti personali, accedere a servizi pubblici e privati e firmare documenti in formato digitale.
Il Digital Identity Wallet è un'app gratuita che gli utenti potranno scaricare sui propri dispositivi mobili. Ridurrà la dipendenza dalle soluzioni di archiviazione dei grandi colossi tecnologici, come Apple e Google Wallet, e dai sistemi nazionali, offrendo al tempo stesso agli utenti un maggiore controllo sui propri dati personali.
In tutta l'UE non ci sarà una sola app per il portafoglio digitale: ogni Stato membro dovrà sviluppare la propria. Le diverse applicazioni condivideranno però gli stessi standard tecnici, consentendo agli utenti di accedere al proprio portafoglio e ai fornitori di servizi di operare ovunque nell'Unione, in qualsiasi momento.
Che cos'è l'EUDI Wallet?
L'EUDI Wallet fa parte del regolamento eIDAS 2.0, che punta a creare un mercato unico digitale per l'identificazione elettronica. È un'app di identità digitale per cittadini, residenti e imprese dell'UE, pensata per semplificare la conservazione dei documenti e rendere l'identificazione digitale più fluida, sicura e affidabile.
Invece di portare con sé copie cartacee dei documenti personali o utilizzare diverse app di archiviazione sul telefono, il Wallet consentirà agli utenti di conservare tutti i documenti importanti in un unico spazio digitale privato. Tra questi potranno esserci credenziali ufficiali come carte d'identità nazionali o certificati di nascita, ma anche ricette mediche, diplomi universitari, versioni digitali della patente di guida, abbonamenti in palestra e carte d'imbarco.
Attraverso il Wallet gli utenti potranno condividere documenti con soggetti pubblici e privati, sia online sia offline, in tutta l'UE. Per esempio, candidandosi per un lavoro in Germania, potranno mostrare al datore di lavoro un certificato universitario spagnolo senza dover ripresentare tutta la documentazione. Oppure, affittando un appartamento a Stoccolma, potranno mostrare la propria storia degli affitti a Milano direttamente dal Wallet, senza passare da un'app nazionale.
Gli utenti potranno accedere a servizi pubblici nazionali o transfrontalieri, come i portali dell'assicurazione sanitaria o della previdenza sociale, oppure richiedere un passaporto e presentare la dichiarazione dei redditi. Avranno inoltre accesso diretto a servizi privati, come la richiesta di un prestito bancario o l'apertura di un conto online.
Quando richiederanno un servizio, gli utenti dovranno identificarsi, mantenendo però il controllo sulla propria identità digitale per tutta la procedura.
"Le persone devono avere il diritto di dire di no, di non condividere alcuna informazione o di condividerla solo in modo selettivo. Per esempio, se qualcuno chiede il tuo tesserino universitario, potresti comunicare il nome dell'ateneo e magari la facoltà, ma non il numero di matricola", ha spiegato Thomas Lohninger, direttore esecutivo dell'ONG per i diritti digitali epicenter.
Funzionalità integrate come la "selective disclosure" e le cosiddette "zero-knowledge proof", ossia prove crittografiche a conoscenza zero, permetteranno agli utenti di condividere solo le informazioni richieste, senza rivelare altri dati identificativi. In questo modo, i fornitori di servizi raccoglieranno soltanto i dati minimi necessari per erogare il servizio. Attraverso un pannello dedicato alla privacy, gli utenti potranno vedere chi ha accesso ai propri dati, mentre gli enti che rilasciano documenti digitali non potranno tracciare gli utenti né elaborare le informazioni a fini di profilazione.
Gli utenti potranno inoltre firmare documenti direttamente dal Wallet utilizzando una firma elettronica gratuita, con la stessa validità legale della firma autografa in tutti gli Stati membri.
Sicurezza e privacy
Poiché il Wallet concentrerà un'ampia gamma di credenziali essenziali in un unico sistema digitale, la centralizzazione di tante informazioni sensibili creerà un unico possibile punto di guasto.
"Se metti tutte le uova nello stesso paniere, devi sperare che quel paniere non si rompa mai", ha osservato Lohninger. Un attacco informatico, un guasto tecnico o un'interruzione del servizio potrebbero compromettere l'accesso a tutto: dai trasporti pubblici e dai servizi governativi ai conti digitali e ai documenti d'identità.
Se il telefono di un utente venisse violato o rubato, il ladro potrebbe ottenere immediatamente accesso a tutte le informazioni legali, mediche e professionali del cittadino.
Ci sono poi i rischi tecnici. Anche se il quadro normativo vieta agli Stati membri di tracciare l'uso del Wallet, l'applicazione dovrà comunque comunicare con i server governativi per verificare la validità delle credenziali. Se uno Stato adottasse un sistema di verifica centralizzato, si creerebbe una traccia digitale. Questo permetterebbe al governo, o a imprese private che collaborano con esso, di incrociare orari e chiavi di accesso e seguire con precisione dove e quando un cittadino si autentica.
Cresce inoltre la preoccupazione per quello che i difensori della privacy chiamano "over identification". Lohninger sostiene che il Wallet potrebbe rendere l'identificazione verificata talmente semplice e poco costosa da spingere le organizzazioni a richiederla anche nei casi in cui prima non fosse necessaria. "Attività che oggi possiamo svolgere in modo pseudonimo o anonimo potrebbero presto essere sempre più vincolate all'obbligo di usare il nome reale", ha aggiunto.
I rischi varieranno a seconda di come ciascuno Stato membro deciderà di conservare i dati. L'opzione che garantisce il massimo livello di privacy è un'architettura decentralizzata, in cui tutte le credenziali risiedono esclusivamente nel chip di sicurezza fisico dello smartphone. Se invece un Paese optasse per copie di backup nel cloud o per server centrali, creerebbe un bersaglio enorme per i criminali informatici e per le minacce interne, indebolendo in modo significativo la sicurezza dei dati.
Alcune delle tutele della privacy previste per il Wallet dipendono inoltre da tecnologie crittografiche ancora in fase di sviluppo. Lohninger cita le zero-knowledge proof, che potrebbero permettere, per esempio, di dimostrare di avere più di 18 anni senza rivelare la propria data di nascita.
Ma avverte che alcune parti dell'infrastruttura tecnica necessaria non sono ancora complete e definisce alcune di queste tecnologie per la tutela della privacy "la frontiera della scienza crittografica". In pratica, spiega, gli sviluppatori devono trovare un difficile equilibrio tra privacy, sicurezza e facilità d'uso.
Chi c'è dietro EUDI?
Per far funzionare il sistema collaboreranno tre soggetti. I fornitori del Wallet sono aziende private che sviluppano le app, le rendono disponibili per il download e offrono assistenza tecnica.
I soggetti emittenti sono organizzazioni pubbliche o private fidate che rilasciano documenti digitali, come certificati di studio, permessi di soggiorno e patenti di guida.
I fornitori di servizi sono invece enti pubblici o privati che utilizzano le informazioni contenute nel Wallet e chiedono l'autenticazione dell'utente prima di erogare il servizio, per esempio farmacie o università.
In vista del lancio, sei progetti pilota su larga scala (LSP) riuniscono competenze pubbliche e private per testare e migliorare le funzionalità del Wallet in una serie di scenari reali, come l'acquisto di biglietti o il check-in per i viaggi. Ai LSP attualmente in corso partecipano 550 aziende private e autorità pubbliche nell'UE, in Norvegia, Islanda e Ucraina, che stanno sperimentando oltre 11 casi d'uso quotidiani.
Attualmente sono attivi due LSP, mentre quattro, iniziati nel 2023, hanno già concluso i lavori. APTITUDE sta testando il Wallet per applicazioni come le Digital Travel Credentials (DTC), una versione digitale sicura del passaporto che rende i controlli alle frontiere più rapidi e scorrevoli. Il consorzio WE BUILD è invece concentrato sulla semplificazione dei pagamenti tra imprese, tra imprese e pubbliche amministrazioni e tra imprese e consumatori.
Gli Stati membri avranno ciascuno la propria app nazionale per il Wallet. La Commissione ha predisposto una cassetta degli attrezzi comune a livello UE che i fornitori di Wallet dovranno adottare. Comprende specifiche tecniche come standard, protocolli e formati concordati.
La situazione nei singoli Paesi
I Paesi dell'UE corrono contro il tempo: entro la fine del 2026 dovranno mettere a disposizione dei cittadini un EUDI Wallet pienamente operativo. Ma secondo Lohninger la diffusione sarà disomogenea. "Pochi Stati membri riusciranno a rispettare questa scadenza", ha affermato. Alcuni Paesi potrebbero lanciare sistemi simili al Wallet senza che siano fin da subito completamente funzionanti o interoperabili. Tra i più avanti ci sono Italia, Francia, Finlandia e Bulgaria.
La loro strategia è stata quella di sfruttare servizi digitali e app già esistenti e molto diffuse, aggiornandoli per adattarli all'EUDI. Dispongono già di ambienti di test aperti, nei quali sviluppatori e soggetti terzi che verificano le credenziali possono integrarsi con la futura infrastruttura dei Wallet.
Il governo italiano ha integrato il quadro EUDI direttamente nella popolare app per i servizi pubblici IO, attraverso l'iniziativa IT-Wallet. I cittadini italiani possono già caricare tessere sanitarie digitali e patenti di guida in un ambiente di test operativo.
Nel frattempo, la Francia ha lanciato l'EUDIW Unfold Playground all'interno del proprio ecosistema esistente France Identité. Si tratta di una sandbox specializzata che consente a strumenti tecnologici esterni di emettere e verificare credenziali digitali nell'ambiente francese.
Anche la Croazia sta accelerando: sta riscrivendo il codice della sua app Certilia Wallet, già esistente, per allinearla al rigoroso Architecture Reference Framework dell'UE. Questo le consente di trasformare un'app nazionale già consolidata in un Wallet europeo conforme alla normativa con largo anticipo sulla scadenza, risparmiando tempo e risorse di sviluppo.
Altri Stati membri faticano invece a causa di problemi tecnici, rallentamenti burocratici, interessi commerciali e questioni di sicurezza. In molti Paesi manca un quadro nazionale di cybersicurezza che permetta di certificare rapidamente app a questo livello.
Svezia e Germania non hanno ancora definito una strategia concreta di implementazione. Stoccolma ha pubblicato una tabella di marcia che prevede il lancio dell'EUDI Wallet nel 2028 o 2029. Berlino non è ancora passata dalla fase di prototipo a un piano nazionale organico: il processo è rallentato da procedure di gara complesse e dal dibattito sul fatto che il Wallet debba essere interamente pubblico o frutto di un partenariato pubblico-privato.
Nel frattempo, Grecia, Slovacchia e altri Paesi restano bloccati nelle fasi di test interne. A differenza di Italia e Francia, non dispongono di una sandbox pubblica aperta né di API esterne sulle quali gli sviluppatori possano sperimentare. La Romania rientrava in questo gruppo finché una partnership con Mastercard non le ha permesso di accelerare lo sviluppo di un modello ibrido.