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Cinque Paesi europei vogliono inviare i migranti in hub di rimpatrio extra Ue entro il 2027

Migranti trasferiti in centri in Albania gestiti dal governo italiano, una sorta di precursore dei futuri hub per i rimpatri
Migranti trasferiti in centri in Albania gestiti dal governo italiano, una sorta di precursore degli hub di rimpatrio Diritti d'autore  Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Vincenzo Genovese
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Danimarca, Austria, Germania, Paesi Bassi e Grecia hanno concordato un modello comune di centri di rimpatrio da negoziare con Paesi non UE. Il primo accordo è atteso intorno a Capodanno, ma i partner non sono stati resi noti.

Cinque Paesi dell'UE prevedono di essere pronti entro il 2027 a trasferire migranti irregolari in centri di espulsione costruiti al di fuori dell'Unione europea. L'annuncio è arrivato dopo una riunione a Copenaghen, venerdì, alla quale hanno partecipato i ministri dell'Interno di Danimarca, Austria, Germania, Paesi Bassi e Grecia.

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I ministri hanno concordato un modello comune di "centri di rimpatrio", strutture destinate a ospitare richiedenti asilo le cui domande sono state respinte dai cinque Paesi e che non possono essere rimandati nei loro Paesi di origine.

Il gruppo dei cinque sta negoziando la creazione dei centri sul territorio di uno o più Paesi partner, che non sono ancora stati resi noti. Uganda e Ruanda sono considerati le opzioni più probabili.

"Il principio guida adottato oggi costituisce la base per i prossimi passi [...] per essere pronti a trasferire i primi migranti irregolari in un Paese partner al di fuori dell'UE nel 2027", ha dichiarato il ministro danese per la Migrazione Morten Bødskov.

Ha sostenuto che questi centri non sono "una prigione" o "un campo di detenzione", ma strutture in cui "i Paesi partner offrono ai migranti irregolari una nuova possibilità".

I cinque Paesi dovrebbero finanziare integralmente i centri e potrebbero offrire anche fondi aggiuntivi, partenariati commerciali o altri incentivi ai Paesi partner. "Un sistema di centri di rimpatrio sarà istituito attraverso partenariati paritari e reciprocamente vantaggiosi con Paesi al di fuori dell'UE", si legge nel documento sui principi guida.

Il nuovo modello dovrebbe portare a una riduzione significativa del numero di persone che migrano illegalmente verso l'UE. "Il nostro obiettivo comune è spingere la migrazione illegale verso lo zero", ha dichiarato il ministro austriaco Gerhard Karner.

Nel frattempo proseguono gli incontri con i potenziali Paesi partner e i negoziati stanno "diventando più approfonditi e fruttuosi", ha affermato il ministro greco Thanos Plevris, che spera di poter annunciare a breve un accordo.

I cinque ministri dovrebbero incontrarsi di nuovo a Monaco alla fine di settembre.

Gli accordi con i Paesi non appartenenti all'UE definiranno le procedure applicabili ai migranti nei centri di rimpatrio, le condizioni della loro permanenza e le responsabilità degli Stati dell'UE coinvolti.

I ministri hanno spiegato che il progetto sarà realizzato in collaborazione con organizzazioni internazionali, come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, e nel pieno rispetto del diritto dell'UE e degli obblighi internazionali.

A giugno, il Parlamento europeo ha approvato la legge sulla migrazione "più severa di sempre", che riconosce agli Stati membri il diritto di istituire centri di rimpatrio concludendo accordi con Paesi non appartenenti all'Unione. L'adozione del "regolamento sui rimpatri" dovrebbe avvenire in autunno, con l'approvazione definitiva da parte dei Paesi dell'UE, ha riferito a Euronews un funzionario europeo.

La maggior parte dei Paesi dell'UE sembra interessata a creare centri di rimpatrio, mentre l'Italia ha già un progetto analogo con l'Albania.

Diciannove governi europei ritengono che si tratti di una "soluzione innovativa" da perseguire per la gestione dei flussi migratori, come si legge in una lettera congiunta (fonte in inglese) inviata ai leader dell'UE lo scorso giugno, che lascia intendere come i centri potrebbero diventare realtà prima del previsto.

I centri di rimpatrio hanno sollevato timori in Europa sulla loro compatibilità con il diritto dell'UE e sulla tutela dei diritti umani. L'idea è stata duramente criticata dalla società civile europea e dalle organizzazioni non governative.

"Mandare le persone in centri di espulsione fuori dall'UE significa sradicare bambini, adulti e famiglie dalle vite che hanno costruito in Europa e sottoporli a una detenzione prolungata in luoghi che non conoscono neppure", ha dichiarato Michele LeVoy, direttrice di Picum, ONG con sede a Bruxelles che promuove i diritti umani dei migranti privi di documenti.

Finora i tentativi di trasferire migranti in Paesi extra-UE non hanno avuto particolare successo.

Il Regno Unito ha abbandonato il piano che prevedeva il trasferimento dei richiedenti asilo in Ruanda, dove le loro domande sarebbero state esaminate. La Danimarca ha rinunciato a un progetto analogo nel 2023, passando da una strategia nazionale a una europea.

Inizialmente l'Italia prevedeva di ospitare circa tremila migranti al mese nei suoi centri in Albania, secondo le informazioni disponibili, il numero effettivo sarebbe stato di appena 500 in totale da quando, a marzo 2025, le strutture sono state convertite in centri di espulsione.

L'intero progetto costa oltre 670 milioni di euro e, secondo uno studio recente di un'università italiana, trattenere i migranti in questi centri si è rivelato molto più oneroso per l'Italia rispetto all'accogliemza sul territorio nazionale.

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