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C’è chi ancora parla con Mosca: il Vaticano torna al Cremlino

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov entra in una sala con il segretario vaticano per le relazioni con gli Stati, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher - nov. 2021
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov entra in una sala con il segretario vaticano per le relazioni con gli Stati, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher - nov. 2021 Diritti d'autore  AP Photo
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Monsignor Paul Richard Gallagher è a Mosca. In agenda Lavrov, Ushakov e il Patriarcato: la Santa Sede rilancia il dialogo

Il Vaticano torna a bussare alla porta del Cremlino. E lo fa nel pieno della guerra in Ucraina, con i negoziati internazionali in una fase delicata e mentre la Santa Sede prova a mantenere aperto un canale di dialogo con Mosca.

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Monsignor Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, è arrivato oggi nella capitale russa per una missione che durerà fino al 28 agosto. Una visita che porta nuovamente la diplomazia della Santa Sede dentro uno dei dossier più complicati della politica internazionale.

Il momento non è casuale. Dopo la missione di Gallagher in Ucraina a luglio, dove ha incontrato anche Volodymyr Zelensky e visitato luoghi colpiti dagli attacchi russi, ora il rappresentante di Papa Leone XIV si sposta dall'altra parte del fronte diplomatico. Un doppio passaggio che mostra la volontà del Vaticano di parlare con entrambe le parti e di non lasciare cadere il filo del dialogo.

A Mosca l'incontro chiave è con Lavrov

Il passaggio più importante della missione sarà martedì 25 agosto, quando Gallagher incontrerà il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Non sarà però l'unico interlocutore politico. Il giorno successivo, mercoledì 26 agosto, è previsto un incontro con Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo Vladimir Putin per la politica estera. Un appuntamento particolarmente significativo perché porta la diplomazia vaticana a confrontarsi direttamente con uno dei principali uomini del Cremlino sui dossier internazionali.

Al momento, invece, non è previsto un incontro con Putin. Lo ha confermato anche la stampa specializzata che segue la diplomazia della Santa Sede.

Il Vaticano tiene aperto il canale con Mosca

La missione va letta soprattutto come un tentativo di non interrompere il dialogo con la Russia, anche quando i rapporti tra Mosca e Occidente restano ai minimi termini.

La Santa Sede non si presenta a Mosca come una potenza militare o politica, ma come un interlocutore che può ancora parlare con entrambe le parti. È questa la forza, ma anche il limite, della diplomazia vaticana.

Da Mosca, intanto, sono già arrivate aspettative sulla visita. Il presidente della Commissione Esteri del Consiglio della Federazione russa, Grigory Karasin, ha parlato della speranza di ricevere da Gallagher “proposte concrete e interessanti” sulla situazione internazionale.

Non significa che sul tavolo ci sia già un piano di pace vaticano. L'agenda ufficiale non parla di una mediazione formale, ma di incontri diplomatici e di dialogo. Ed è proprio questo il punto: mantenere aperta una porta che, tra Russia, Ucraina e Occidente, continua a essere difficile da tenere spalancata.

Non solo politica: il filo con il Patriarcato di Mosca

La missione di Gallagher avrà anche un'altra dimensione, altrettanto delicata: quella religiosa.

Dopo Lavrov, il segretario vaticano incontrerà infatti il metropolita Antonij di Volokolamsk, responsabile del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.

È un passaggio importante perché il rapporto tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa è uno dei canali attraverso cui la Santa Sede cerca di mantenere un contatto con il mondo russo anche nel contesto della guerra. La dimensione diplomatica e quella ecclesiale, in questa missione, viaggiano quindi praticamente insieme.

L'ultima volta a Mosca era prima dell'invasione

Per Gallagher non è la prima volta nella capitale russa. L'ultima visita risale infatti al novembre 2021, pochi mesi prima dell'invasione russa su larga scala dell'Ucraina.

Allora aveva incontrato proprio Lavrov, oltre all'allora premier russo Mikhail Mishustin e al metropolita Ilarion, all'epoca responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca.

Quasi cinque anni dopo, il contesto è completamente cambiato.

E proprio per questo il ritorno di Gallagher a Mosca assume un peso particolare: la Santa Sede prova a rientrare fisicamente nel circuito diplomatico russo nel momento in cui i canali politici internazionali faticano a produrre risultati.

E dopo Gallagher potrebbe muoversi Zuppi

La missione di Gallagher potrebbe inoltre non essere l'unico passo della diplomazia vaticana verso Mosca.

L'ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha riferito nei giorni scorsi che Mosca sta preparando un nuovo invito per il cardinale Matteo Maria Zuppi, già recatosi nella capitale russa nel 2023 e nel 2024. Secondo l'ambasciatore, una nuova visita potrebbe avvenire a settembre.

Il quadro che emerge è quindi quello di una diplomazia vaticana che prova a giocare la sua partita su più livelli: Gallagher parla con il governo russo, incontra il Patriarcato e mantiene il contatto con la comunità cattolica; Zuppi potrebbe tornare a Mosca; e sullo sfondo resta l'obiettivo dichiarato della Santa Sede di favorire il dialogo e la pace.

Nessuna svolta è garantita. Ma in una fase in cui molti canali sembrano essersi chiusi, per il Vaticano anche riuscire a tenerne aperto uno con Mosca è già una forma di diplomazia.

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