Durante il processo, Luzian Andrin Zgraggen ha dichiarato in aula di non aver mai voluto offendere la festività indù né il popolo balinese
Un post sui social e una passeggiata sulla spiaggia durante il giorno più sacro dell'anno per gli induisti balinesi gli sono costati una condanna a un anno di carcere. Un tribunale di Denpasar, a Bali, ha riconosciuto colpevole il turista svizzero Luzian Andrin Zgraggen, 26 anni, per aver pubblicato sui social media contenuti considerati offensivi nei confronti del Nyepi, il tradizionale Giorno del Silenzio.
La sentenza è arrivata giovedì e si basa sulle disposizioni del nuovo codice penale indonesiano. Secondo il tribunale, Zgraggen aveva pubblicato i messaggi dopo essere stato informato dal personale della villa in cui soggiornava delle rigide regole in vigore durante la ricorrenza.
Il giudice presidente Tjokorda Putra Budi Pastima ha affermato che il comportamento del turista aveva "offeso il popolo balinese", ferito la sua fede e provocato indignazione pubblica. Per questo, ha aggiunto, l'imputato doveva "essere chiamato a rispondere delle sue azioni".
Cosa aveva fatto il turista svizzero
Zgraggen aveva raccontato su Instagram di aver violato le restrizioni imposte durante il Nyepi. In alcuni video pubblicati online appariva mentre camminava fino alla spiaggia, nonostante il divieto per residenti e turisti di uscire dalle proprie abitazioni o dalle strutture ricettive.
In uno dei filmati avrebbe definito la tradizione "pazzesca", accompagnando il commento con una parolaccia. I contenuti erano stati poi ampiamente ricondivisi sui social, scatenando la reazione indignata di numerosi residenti.
Le autorità balinesi sono riuscite a rintracciarlo proprio grazie alle segnalazioni e lo hanno arrestato nella villa in cui alloggiava a Legian, una località turistica nei pressi della celebre spiaggia di Kuta.
Cos'è il Nyepi, il Giorno del Silenzio
Il Nyepi è una delle ricorrenze più importanti dell'induismo balinese e si celebra generalmente nel mese di marzo. Per 24 ore l'isola cambia completamente volto: le strade e le spiagge rimangono deserte, le attività commerciali si fermano e la popolazione è invitata a restare nelle proprie abitazioni, osservando il silenzio e dedicandosi alla meditazione.
Anche i turisti sono tenuti a rispettare le restrizioni.
Durante il Nyepi l'aeroporto internazionale di Bali viene chiuso e vengono sospesi anche i servizi internet. Le strade sono sorvegliate dalle pattuglie tradizionali incaricate di verificare che le regole vengano rispettate.
Le limitazioni non fanno distinzione tra induisti, appartenenti ad altre religioni, residenti e stranieri: chiunque si trovi sull'isola deve rispettarle.
La difesa: "Ero affamato e frustrato"
Durante il processo, iniziato a giugno, Zgraggen ha cercato di spiegare il comportamento come il risultato della frustrazione.
Il turista ha raccontato di aver pubblicato i contenuti perché non riusciva a procurarsi del cibo durante la chiusura. Ha inoltre sostenuto di non aver compreso pienamente la portata delle restrizioni e ha negato di aver voluto insultare la religione induista o la popolazione balinese.
In aula ha espresso il proprio pentimento: "Mi pento profondamente di ciò che ho fatto, chiedo scusa al popolo balinese".
Le sue scuse, però, non sono state sufficienti a evitare la condanna.
Bali e le regole che valgono anche per i turisti
Bali è una particolarità all'interno dell'Indonesia, Paese a maggioranza musulmana: la popolazione dell'isola è prevalentemente induista e le tradizioni religiose hanno un ruolo centrale nella vita quotidiana.
Il Nyepi è probabilmente l'esempio più evidente di questa specificità. Ogni anno, per un'intera giornata, un'isola normalmente associata a turismo, spiagge affollate e vita notturna si ferma quasi completamente.
Per i visitatori, il messaggio delle autorità è chiaro: essere turisti non significa essere esonerati dalle regole locali.
In passato altri turisti stranieri e cittadini indonesiani erano stati fermati perché sorpresi fuori casa durante il Nyepi. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, gli episodi si erano conclusi senza arrivare a un processo.
Il caso Zgraggen rappresenta quindi un salto di livello: non soltanto la violazione delle restrizioni, ma anche la pubblicazione di contenuti sui social ritenuti offensivi nei confronti della tradizione religiosa ha portato il turista davanti a un tribunale e, ora, a una condanna a un anno di carcere.