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Il riscaldamento globale potrebbe costare all’Italia il 6% del Pil

Le inondazioni che hanno colpito l'Emilia-Romagna nel 2024
Le inondazioni che hanno colpito l'Emilia-Romagna nel 2024 -  Diritti d'autore  AP Photo/Fabrizio Zani
Diritti d'autore AP Photo/Fabrizio Zani
Di Andrea Barolini
Pubblicato il
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Uno studio del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici stima i costi per le finanze pubbliche italiane del riscaldamento globale: “Agire su mitigazione e adattamento significa proteggere la crescita e la sostenibilità del debito”

Il riscaldamento globale potrebbe mostrare all’Italia fino al 6% del Prodotto interno lordo, di qui alla metà del secolo. A spiegarlo è un rapporto pubblicata dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), in collaborazione con Deloitte Climate & Sustainability e lo European University Institute.

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Gli impatti della crisi climatica renderanno più fragile l’economia italiana

Lo studio ha infatti quantificato per la prima volta il legame tra impatto climatico e costi economici per il nostro Paese, che risulta tra i più esposti. “Le perdite - spiega il Cmcc - non colpiscono l’Europa in modo uniforme: le regioni meridionali e orientali risultano più esposte, mentre, per l’Italia, il rischio principale è una traiettoria di crescita e di esposizione fiscale strutturalmente più fragile”.

“Il rischio climatico è anche un rischio sovrano – sottolinea Massimo Tavoni, del Cmcc e co-autore dello studio – con impatti macroeconomici che si propagano alle finanze pubbliche, agendo da fattore di stress su una vulnerabilità economica e fiscale già esistente”.

La transizione avrà un costo inferiore rispetto alle perdite che provocherà l’inazione climatica

Nei prossimi 25 anni, ondate di caldo, incendi, precipitazioni estreme e inondazioni peseranno dunque sui conti pubblici italiani. Provocando non solo una dinamica di crescita più debole, ma anche “una riduzione della base imponibile” e “un rapporto debito/Pil più difficile da contenere”.

È d’altra parte noto da tempo che il costo della transizione ecologica necessaria per rispondere ai cambiamenti climatici sarà alto, ma comunque nettamente più basso rispetto a quello che si dovrà affrontare per rispondere alle perdite e ai danni che verranno provocati dal riscaldamento globale. A confermarlo sono stati numerosi studi scientifici (come quello della Scuola politecnica federale di Zurigo del 2024 o quello più recente della Rete internazionale delle banche centrali presentato alla Cop30 di Belém, in Brasile).

Il riscaldamento globale è oggi a “soli” 1,4°C rispetto ai livelli pre-industriali

Le ondate di caldo estremo che hanno colpito fin dalla fine di maggio l’Europa occidentale mostrano chiaramente quale sia la portata degli impatti della crisi climatica. E questo, spiegano i climatologi, è solo l’inizio: la temperatura media globale è aumentata infatti secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale di “soli” 1,4 gradi centigradi, rispetto al periodo pre-industriale (ovvero la metà dell’Ottocento, prima che l’umanità cominciasse a bruciare in modo massiccio carbone, petrolio e gas: i principali vettori del riscaldamento globale).

Se si dovesse superare la soglia dei 2 gradi, indicata come limite massimo dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015, gli eventi estremi - non solo ondate di caldo ma anche siccità, tempeste, inondazioni, uragani mediterranei - diventeranno sempre più frequenti e violenti. E con essi i costi che le comunità dovranno sostenere.

“Indebitarsi per l’Italia costerà più caro per colpa dello spread climatico”

“Il nostro studio - commenta Carlo Carraro, rettore emerito dell’università ca’ Foscari di Venezia e tra i fondatori del Cmcc - mostra effetti dei cambiamenti climatici troppo spesso poco considerati. L’aumento del rapporto debito/Pil e la maggior rischiosità del debito inducono un aumento dei tassi di interesse che potremmo chiamare spread climatico”.

In altre parole, con un’economia più fragile, lo Stato potrebbe essere costretto a proporre sul mercato tassi d’interessi più alti sulle proprie obbligazioni sovrane, per convincere gli investitori acquistarli. Il che significherà un costo più alto per l’indebitamento e un ulteriore peggioramento delle finanze pubbliche. “Un un circolo vizioso che si ripercuoterà sui costi di tutti i finanziamenti alle famiglie e alle imprese”, aggiunge Carraro.

In Europa già peri 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024

Nel periodo 1980-2024, gli eventi estremi hanno causato già nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro, precisa il Cmcc. E gli ultimi quattro anni rientrano tra i cinque anni con le perdite più elevate dell’intera serie storica: nel complesso, il quadriennio 2021-2024 ha fatto registrare perdite per oltre 208 miliardi di euro.

Per questo, secondo Matteo Calcaterra, ricercatore del Cmcc, “mitigazione e adattamento non sono solo strumenti di tutela ambientale, ma vere e proprie leve di stabilità macroeconomica e finanziaria: agire tempestivamente nell’affrontare la crisi climatica significa proteggere la traiettoria di crescita del Paese e la sostenibilità del debito nel lungo periodo”.

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