Comincia oggi, lunedì 17 agosto, a Ulan Bator, la diciassettesima Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla desertificazione (Cop17), intitolata “Restaurare le terre, restaurare la speranza”
Si è aperta oggi a Ulan Bator, in Mongolia, la diciassettesima Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla desertificazione (Cop17), alla quale partecipano i delegati di 197 Paesi, assieme a rappresentanti della società civile, della comunità scientifica, dei popoli autoctoni e degli agricoltori. L’obiettivo - spiega l’Unccd, la Convenzione dell’Onu per la lotta alla desertificazione - è “elaborare soluzioni per rispondere alle sfide interdipendenti” poste dal fenomeno.
“Dobbiamo riconoscere che la restaurazione delle terre è essenziale per la stabilità economica”
Quest'ultimo rappresenta infatti una delle numerose conseguenze dell’aumento della temperatura media globale provocato dalle attività antropiche (a partire dalla combustione di carbone, petrolio e gas). Ondate di caldo e di siccità sempre più frequenti, violente e prolungate possono infatti contribuire a modificare profondamente i suoli.
Desertificazione, in questo senso, non va intesa come la trasformazione del territorio in distese di sabbia, come nell'immaginario collettivo, bensì nel “degrado delle terre attribuibile a varie cause, inclusi i cambiamenti climatici e le attività umane”, come indicato dalla definizione ufficiale dell’Unccd.
La Cop17 di Ulan Bator, che proseguirà fino al 28 agosto, punta in questo senso “a riconoscere che la restaurazione delle terre è essenziale per ridurre l’instabilità economica, prevenire le migrazioni e rafforzare la sicurezza umana e nazionale nelle regioni vulnerabili”. L’ultimo Rapporto speciale delle Nazioni Unite su cambiamenti climatici e suolo, pubblicato nel 2019, ha indicato una situazione sempre più preoccupante in numerose aree di tutto il mondo.
Entro il 2050, 700 milioni di persone potrebbero migrare per colpa della desertificazione
Il documento - curato dall’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici - ha spiegato infatti che, già oggi, circa 3 miliardi di persone in tutto il mondo vivono in zone aride e che queste coprono complessivamente il 46,2% delle terre emerse. Tanto che, di qui al 2050, 700 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare per cercare suoli in grado di garantire condizioni di vita accettabili. E non parliamo soltanto di nazioni africane o del Medio Oriente: secondo l’Ipcc i cosiddetti “hotspot”, aree che hanno subito un processo di desertificazione accelerato negli ultimi decenni, coprono il 9,2% delle zone già aride.
È il caso, solo per fare due esempio, di alcune regioni del Cile così come della Spagna (soprattutto nella Comunità Valenciana, nella Murcia e alla Canarie). Complessivamente, “gli esseri umani hanno già trasformato oltre il 70% della superficie terrestre dal suo stato naturale, causando degrado e desertificazione in circa un quarto di queste aree”, secondo il Global Land Outlook pubblicato dall’Unccd nel 2024.
Le regioni in Italia a maggiore rischio di desertificazione
In Italia, l’Ispra ha spiegato nel 2022 che la disponibilità d’acqua si è già ridotta del 19% nell’ultimo trentennio rispetto al precedente. Per questo, secondo il WWF, “è quindi indispensabile ripensare la ripartizione della risorsa nei diversi settori (civile, agricolo, industriale) e avviare politiche di risparmio, prevenzione e manutenzione delle infrastrutture idriche”.
Già da tempo il Consiglio nazionale delle ricerche ha spiegato che “in Sicilia le aree che potrebbero essere interessate da desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%”.
“La terra è la nostra infrastruttura più vitale - spiega Yasmine Fouad, segretaria esecutiva dell’Unccd - poiché garantisce sicurezza alimentare, accesso all’acqua, mezzi di sussistenza e stabilità”. Per questo i processi di desertificazione comportano problemi economici, spostamenti forzati e maggiore concorrenza per le risorse.
La segretaria esecutiva dell’Unccd Fouad: “Dobbiamo restaurare le terre per restaurare la speranza"
“Con la Cop17 - prosegue Fouad - viene inviato al mondo un messaggio chiaro: restaurare le terre per restaurare la speranza. Non si tratta solo di una questione ambientale, ma di una priorità per lo sviluppo e per la resilienza. Di fronte all'intensificarsi della siccità e all'accelerazione del degrado delle terre, occorre promuovere soluzioni concrete e realizzabili”.
Proprio la Mongolia, che ospita la conferenza, figura tra i Paesi al mondo più colpiti dalla desertificazione, con quasi il 77% del suo immenso territorio (1,56 milioni di chilometri quadrati complessivi) che risulta già degradato. Per preparare l’evento, il governo di Ulan Bator ha lanciato una serie di iniziative nazionali, a partire dalla campagna per la piantumazione di un miliardo di alberi.