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La Repubblica Ceca punta sul nucleare: il piano per diventare la nuova Francia dell'energia

Espansione nucleare nella Repubblica Ceca
Espansione del nucleare nella Repubblica Ceca Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Evi Kiorri
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Praga accelera sul nucleare con un piano da 18 miliardi di euro e punta a produrre il 68 per cento dell'elettricità dagli impianti atomici entro il 2040. Ecco perché la Repubblica Ceca vuole guidare la rinascita nucleare europea

Con poco più di 10 milioni di abitanti e un'economia decisamente inferiore a quella di Francia e Germania, la Repubblica Ceca difficilmente verrebbe indicata come il Paese destinato a guidare la nuova corsa europea al nucleare. Eppure è proprio Praga a portare avanti uno dei programmi più ambiziosi del continente, con investimenti miliardari, nuovi reattori e l'obiettivo di trasformare l'energia atomica nel pilastro della propria sicurezza energetica.

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Il governo ceco punta infatti ad aumentare la quota di elettricità prodotta dal nucleare dall'attuale 40 per cento al 68 per cento entro il 2040, una percentuale che la collocherebbe ai livelli della Francia e ben al di sopra della media dell'Unione europea, oggi pari a circa il 23 per cento.

Il piano da 18 miliardi di euro per due nuovi reattori

Il cuore della strategia è il maxi accordo siglato nel giugno 2025 con la società sudcoreana Korea Hydro & Nuclear Power (KHNP), che realizzerà due nuovi reattori APR-1000 da 1.050 megawatt ciascuno nella centrale di Dukovany.

L'investimento complessivo ammonta a 18 miliardi di euro. I lavori dovrebbero iniziare nel 2029, mentre il primo reattore entrerà in funzione nel 2036.

Il progetto prevede inoltre un'opzione per costruire altri due reattori nella centrale di Temelín, oltre allo sviluppo dei piccoli reattori modulari (SMR), considerati una delle tecnologie più promettenti per il futuro del settore. Ad aprile il governo ha firmato un accordo con Rolls-Royce SMR, con l'obiettivo di ottenere tutte le autorizzazioni entro il 2030.

Bruxelles approva gli aiuti di Stato

A rendere possibile il piano è anche un importante sostegno pubblico.

La compagnia energetica nazionale ČEZ, controllata in maggioranza dallo Stato, finanzierà il progetto grazie a prestiti governativi che copriranno tra il 70 e l'80 per cento dei costi complessivi. Lo schema è stato approvato dalla Commissione europea nell'ambito delle norme sugli aiuti di Stato.

Con l'entrata in funzione dei nuovi impianti, la Repubblica Ceca potrebbe aggiungere fino a 2.570 megawatt di nuova capacità nucleare, rafforzando ulteriormente il proprio ruolo tra i principali produttori europei in rapporto alla popolazione.

La crisi energetica accelera la svolta

La strategia di Praga si inserisce in un contesto internazionale profondamente cambiato.

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina e le tensioni in Medio Oriente, culminate con la crisi nello Stretto di Hormuz che ha nuovamente messo sotto pressione il mercato del gas naturale liquefatto (GNL), molti governi europei stanno rivalutando il ruolo dell'energia nucleare per ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche.

Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito la riduzione del nucleare avvenuta negli anni passati un "errore strategico". Bruxelles ha inoltre annunciato un programma da 330 milioni di euro per sostenere lo sviluppo dei piccoli reattori modulari.

Per il governo ceco il nucleare rappresenta anche lo strumento principale per eliminare gradualmente il carbone, la cui uscita è prevista entro il 2033, e per soddisfare la crescente domanda di elettricità alimentata dalla diffusione dei data center, dell'intelligenza artificiale e della mobilità elettrica.

Leader del nucleare nell'Europa centrale

All'interno del Gruppo di Visegrád, che riunisce Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria, Praga è ormai considerata il Paese più avanzato nello sviluppo di nuovi impianti nucleari.

Il contratto con KHNP rappresenta infatti il primo grande progetto concluso nella regione e viene osservato con attenzione dagli altri governi dell'Europa centrale, interessati sia al modello di gara sia al sistema di finanziamento pubblico.

La Repubblica Ceca svolge inoltre un ruolo importante nella stabilità della rete elettrica regionale, esportando ogni anno circa 15 terawattora di elettricità verso i Paesi vicini.

Il sostegno dei cittadini

Uno degli elementi che distingue il caso ceco è il forte consenso dell'opinione pubblica.

Secondo i sondaggi, tra il 71 e il 78 per cento dei cittadini sostiene l'espansione dell'energia nucleare, mentre il 77 per cento ritiene che i nuovi investimenti avranno effetti positivi sull'economia nazionale.

Un livello di consenso raro in Europa, che consente al governo di affrontare investimenti molto onerosi senza particolari tensioni politiche.

Le perplessità degli esperti

Non mancano tuttavia le critiche.

Alexander Roth, esperto di politiche energetiche del think tank Bruegel, invita alla prudenza, ricordando come i grandi progetti nucleari realizzati negli ultimi anni in Europa abbiano registrato ritardi significativi e costi molto superiori alle previsioni.

Secondo Roth, il nucleare può certamente contribuire alla decarbonizzazione del sistema energetico europeo, ma costruire nuovi impianti richiede spesso oltre dieci anni, mentre fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico possono essere installate molto più rapidamente, consentendo di ridurre prima il ricorso ai combustibili fossili.

Perché Praga ha scelto la Corea del Sud

La scelta della società sudcoreana KHNP rappresenta anche una bocciatura indiretta dell'industria nucleare europea.

Alla gara partecipava infatti anche la francese EDF, che proponeva il reattore EPR1200. Tuttavia il governo ceco ha preferito l'offerta coreana, ritenuta più competitiva sia sotto il profilo economico sia per l'affidabilità dimostrata nei tempi di realizzazione.

Negli ultimi anni, infatti, i grandi progetti EPR di EDF, come quelli di Flamanville in Francia e Olkiluoto in Finlandia, sono stati segnati da pesanti ritardi e consistenti aumenti dei costi.

Le sfide ancora aperte

Nonostante il forte sostegno politico, il programma nucleare ceco dovrà affrontare diversi ostacoli.

L'Austria continua a opporsi all'espansione dell'energia atomica e ha già avviato ricorsi contro gli aiuti di Stato europei destinati al progetto di Dukovany. Restano inoltre aperte le questioni legate allo smaltimento definitivo delle scorie radioattive e al rischio di nuovi aumenti dei costi.

Nonostante queste incognite, la Repubblica Ceca viene oggi considerata uno dei Paesi europei con la strategia più chiara e coerente sul nucleare. Un modello che potrebbe influenzare anche altri Stati membri, mentre l'Europa cerca un nuovo equilibrio tra sicurezza energetica, competitività industriale e decarbonizzazione.

Grafico e dati a cura di Leticia Batista-Cabanas

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