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Eolico, solare e pompe di calore riducono la dipendenza Ue dal GNL entro il 2030

Turbine eoliche al tramonto a Nauen, in Germania.
Pale eoliche al tramonto a Nauen, in Germania. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Marta Pacheco
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Se l'UE raggiungerà i suoi obiettivi di sviluppo di solare ed eolico, entro il 2030 potrebbe ridurre la domanda di gas di circa un quarto, con risparmi superiori al GNL previsto dal Qatar. Ma la transizione climatica ed energetica europea offre alla Cina un’occasione unica

Per conquistare una vera sovranità energetica, l'Unione europea dovrebbe smettere di sostituire un fornitore di gas con un altro e puntare con decisione su energie rinnovabili ed elettrificazione.

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È questa la conclusione del nuovo rapporto dell'Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), secondo cui eolico, fotovoltaico e pompe di calore rappresentano la strategia più efficace per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas e rafforzare la sicurezza energetica del continente.

Lo studio arriva mentre Bruxelles si prepara a vietare definitivamente le importazioni di gas russo entro il 2027 e continua a confrontarsi con l'instabilità geopolitica in Medio Oriente, che mantiene elevata la volatilità dei mercati energetici.

Le rinnovabili possono sostituire il GNL

Secondo l'analisi dell'IEEFA, nel solo 2024 la diffusione di impianti eolici, solari e pompe di calore avrebbe già evitato il consumo di circa 8,8 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL), un volume equivalente a circa due terzi delle importazioni europee di GNL provenienti dal Qatar nello stesso anno.

Il think tank stima inoltre che, se l'Unione europea riuscirà a rispettare gli obiettivi già fissati per i prossimi cinque anni – installando ogni anno almeno 75 GW di fotovoltaico, 22 GW di eolico e 4 milioni di nuove pompe di calore – la domanda complessiva di gas potrebbe diminuire di circa il 25 per cento entro il 2030.

Una riduzione che consentirebbe di evitare importazioni di gas superiori al doppio dei volumi di GNL che l'Europa potrebbe acquistare dal Qatar.

Dalla dipendenza dalla Russia a quella da Stati Uniti e Qatar

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Europa ha progressivamente ridotto gli acquisti di gas trasportato tramite gasdotto da Mosca. Tuttavia, secondo il rapporto, questa strategia non ha eliminato la vulnerabilità energetica del continente, ma ne ha semplicemente modificato la provenienza.

Negli ultimi anni, infatti, le importazioni europee di GNL sono aumentate dell'84 per cento, con una crescente dipendenza soprattutto da Stati Uniti e Qatar.

Per gli autori dello studio, affidarsi a nuovi esportatori di gas significa continuare a esporre l'economia europea ai rischi geopolitici internazionali, come dimostrano le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz o i problemi agli impianti di esportazione del Qatar, eventi che possono influenzare rapidamente disponibilità e prezzi del combustibile.

L'elettrificazione come nuova strategia di sicurezza

Secondo l'IEEFA, la sicurezza energetica europea non passerà più soltanto dalla diversificazione dei fornitori di gas, ma soprattutto dalla riduzione strutturale della domanda attraverso l'elettrificazione dei consumi.

In quest'ottica, il think tank sostiene gli obiettivi della Commissione europea, che punta a un'accelerazione nell'adozione delle pompe di calore e nell'espansione delle fonti rinnovabili.

L'obiettivo fissato da Bruxelles prevede che entro il 2030 almeno il 42,5 per cento dei consumi energetici dell'Unione provenga da fonti rinnovabili, con un traguardo auspicato del 45 per cento, in linea con il percorso verso la neutralità climatica prevista per il 2050.

La distanza rispetto ai target resta però significativa. Secondo gli ultimi dati europei, nel 2025 le energie pulite coprivano appena il 26,2 per cento dei consumi energetici complessivi dell'Unione.

Gli ostacoli alla transizione

Lo stesso rapporto riconosce che il raggiungimento di questi obiettivi non è affatto scontato.

L'analisi presuppone infatti che gli Stati membri riescano a mantenere un ritmo molto elevato di installazione degli impianti e che continuino a investire nelle reti elettriche, uno dei temi più delicati del dibattito europeo.

Permangono inoltre diversi ostacoli concreti: procedure autorizzative spesso molto lente, costi ancora elevati delle pompe di calore, congestione delle infrastrutture elettriche e resistenze politiche che potrebbero rallentare l'intera transizione.

Il rischio di una nuova dipendenza: la Cina

Se da una parte l'Europa punta a liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili, dall'altra rischia di crearne una nuova.

Una recente analisi di Oxford Economics evidenzia infatti come la crisi energetica internazionale stia rafforzando ulteriormente il vantaggio competitivo della Cina nelle tecnologie per la transizione energetica.

Grazie a una strategia industriale sviluppata nell'arco di molti anni, Pechino domina oggi la produzione mondiale di pannelli solari, batterie, veicoli elettrici, componenti per turbine eoliche e pompe di calore.

Secondo lo studio, le esportazioni cinesi di tecnologie pulite hanno già registrato un'accelerazione verso Europa, Asia, Africa e America Latina, consentendo alle imprese cinesi di intercettare una quota crescente degli investimenti globali destinati alla decarbonizzazione.

Gli analisti definiscono la Cina il primo grande "electrostate" del mondo, un nuovo modello di potenza geopolitica fondato non sulle riserve di petrolio e gas, ma sul controllo delle filiere industriali, delle tecnologie e dei minerali critici indispensabili per l'elettrificazione dell'economia.

È l'opposto dei tradizionali "petrostati", la cui influenza internazionale dipende dall'esportazione di combustibili fossili.

La sfida europea

Il messaggio finale del rapporto è chiaro: accelerare sulle energie rinnovabili rappresenta la strada più efficace per ridurre la dipendenza dai mercati del gas e rafforzare la sicurezza energetica europea.

Ma la transizione non elimina automaticamente tutte le vulnerabilità. Se l'Europa non riuscirà a sviluppare una propria filiera industriale per le tecnologie pulite, il rischio è quello di sostituire la dipendenza energetica da Russia, Stati Uniti e Qatar con una nuova dipendenza strategica dalla manifattura cinese.

La vera sovranità energetica, conclude implicitamente il rapporto, non dipenderà soltanto da quanta energia pulita l'Europa riuscirà a produrre, ma anche da chi controllerà le tecnologie necessarie per realizzarla.

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