Secondo il rapporto Eurispes, pubblicato venerdì, gli stranieri che vengono in Italia vogliono restare e le potenzialità dell'immigrazione sono sottovalutate. I dati sulla condizione lavorativa, i progetti e le percezioni di chi risiede nel Paese
Oltre la metà degli stranieri che arrivano in Italia ha dei progetti sul lungo periodo e vuole restare nel Paese, secondo l'indagine condotta dall'istituto di ricerca Eurispes. I dati, che riportano le modalità di arrivo prevalenti, la condizione lavorativa, ma anche come viene percepito l'atteggiamento degli italiani, danno uno spaccato dell'immigrazione in Italia.
Nel complesso il rapporto fa emergere che le potenzialità dei cittadini stranieri in Italia non sono sfruttate al meglio e potrebbero essere una grande risorsa: i migranti regolari residenti in Italia sono quasi cinque milioni e contribuiscono a costruire ricchezza per il 9% del PIL.
"O si governa il fenomeno con una visione di lungo periodo oppure lo si subisce senza comprenderlo nella sua interezza e nelle sue potenzialità. Continuare a rappresentare il migrante esclusivamente come invasore o come vittima sono due facce della stessa medaglia: entrambe impediscono di vedere la realtà, che è quella di soggetti complessi che stanno già riscrivendo il patto demografico, economico e sociale del Paese", dichiara il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara.
L'Italia è un approdo stabile per chi arriva
La maggioranza degli stranieri ha una permanenza di medio periodo: il 27,8% degli interpellati nell’indagine vive in Italia da 3-5 anni, il 24,2% da 6-10 anni, il 19,4% da 1-2 anni ed un altro 19,4% da più di 10 anni. La percentuale più bassa (il 9,2%) è in Italia da meno di un anno.
Gli stranieri irregolari senza permesso di soggiorno rappresentano il 15,5% del campione.
Dalle opinioni espresse dagli intervistati emerge che l'Italia viene vista come un luogo stabile, in cui rimanere: la maggioranza dichiara di voler restare in Italia per sempre (52%), mentre quasi un terzo intende restare almeno per diversi anni (30,9%).
Per il 38,9%, l'Italia viene scelta come destinazione principalmente perché sono già presenti nel Paese familiari, amici o conoscenti. Ma è anche diffusa l’idea che nel Paese ci sia benessere economico (15,5%) e che sia un Paese accogliente con gli stranieri (10,6%).
Data l'intenzione di rimanere sul lungo periodo, agli intervistati è stato chiesto anche cosa ne pensano della possibilità di avere il diritto di voto e la cittadinanza. Riguardo il primo il 59,9% dichiara di esserne interessato, e anche l**'interesse verso la cittadinanza è marcato, con il 57% che la desidera.**
Uno su 10 pensa invece di lasciare l’Italia. Tra chi ha intenzione di emigrare in un altro paese, la destinazione più citata è la Germania (48,3%). Seguono il Regno Unito (13,8%) e la Francia (13,8%), gli Stati Uniti (10,3%), la Spagna (6,9%) e, infine, Svezia e Canada (entrambe al 3,4%).
Le modalità di arrivo dei migranti in Italia
Le ragioni per cui le persone hanno deciso di lasciare il proprio Paese sono diverse. La principale è la povertà (23,3%), seguita dalla mancanza di lavoro (18,5%), la speranza di trovare condizioni di vita migliori (14,8%), il ricongiungimento famigliare (10,3%), la mancanza di libertà nel paese d’origine (9,4%), la guerra o i gravi disordini (8,9%).
Anche gli strumenti utilizzati per entrare nel Paese sono diversi. Più di un terzo degli intervistati sono arrivati tramite permesso o carta di soggiorno (36,3%), un quinto tramite sbarco o ingresso clandestino (20,7%) ed un altro quinto tramite richiesta di asilo (19,4%).
Oltre a questi canali più diffusi, l’8,6% riferisce di aver usato il ricongiungimento famigliare, il 3,1% un permesso di soggiorno turistico, il 2,7% un permesso per motivi di studio, mentre il 9,2% indica altre modalità.
Riguardo le modalità organizzative, un terzo del campione si è organizzato da solo, più di uno su cinque (il 21,3%) si è affidato a intermediari a pagamento nel proprio Paese di origine e circa un quinto (19,2%) lo ha fatto tramite parenti e amici che già risiedevano in Italia. Il 15% degli intervistati ha invece usufruito del Decreto flussi, mentre percentuali più ridotte si sono rivolte a intermediari italiani dietro pagamento (6,5%) o a istituzioni religiose (2,9%).
Il rapporto sottolinea che una parte non specifica le modalità utilizzate, evidenziando metodi non del tutto trasparenti e regolari, ancora diffusiper entrare nei vari Paesi europei.
La condizione lavorativa degli immigranti in Italia
Il 78,1% delle persone raggiunte dall’indagine ha un lavoro, il 13,2% non lo ha ma lo sta cercando e il rimanente 8,6% non lo sta cercando (tra questi ultimi sono presenti pensionati/anziani, casalinghe e studenti). Emerge anche un forte divario di genere: gli uomini che lavorano sono più numerosi rispetto alle donne, rappresentando i primi 83,1% del campione, e il 69,3% le seconde.
Un'altra marcata differenza è quella tra chi ha il permesso di soggiorno e chi non lo ha: tra i primi la percentuale di chi lavora è più elevata (80,7%) rispetto a chi ne è privo (64,2%). Il 22,2% di chi non ha il permesso di soggiorno sta cercando una occupazione, il 13,6% non la cerca.
Riguardo le modalità contrattuali, la maggioranza dei residenti stranieri in Italia ha una quota prevalente di rapporti di lavoro stabili (62,4%), il 32,4% dichiara un impiego periodico o stagionale e il 5,2% un’occupazione saltuaria od occasionale. Questo significa che perlopiù i rapporti di lavoro hanno assunto una forma stabile e continuativa, sebbene una quota significativa (il 37,6%) si trovi in una condizione lavorativa precaria.
Rilevante anche la quota di chi dichiara di non avere alcun contratto, pari al 23,8%, a cui si aggiunge lo 0,7% in attesa di regolarizzazione. Quasi un quarto dei lavoratori stranieri si trova, dunque, in una condizione priva di tutela contrattuale formale.
Un altro dato negativo è che il 24,3% degli intervistati ha ricevuto almeno una proposta di lavoro illegale (escluso il lavoro nero) nel corso della propria esperienza in Italia. Inoltre, Il lavoro si trova soprattutto grazie a parenti o amici (47,7%) oppure tramite un proprio connazionale (29%) e non tramite canali istituzionali.
Visti dagli altri: la percezione dell'atteggiamento degli italiani
Parlando del giudizio sull’atteggiamento degli italiani nei confronti degli stranieri, secondo questi ultimi prevale la percezione di indifferenza (22,3%), insieme alla sensazione di atteggiamento amichevole, avvertito da uno straniero su cinque (20,3%).
Seguono, in ordine, comportamenti di comprensione/solidarietà (14,6%), ostilità (14,2%) e diffidenza (13,1%). Infine, uno su dieci percepisce atteggiamenti razzisti (10%), il 2,9% un comportamento egoista e il 2,1% un atteggiamento compassionevole/pietoso.
È da sottolineare anche che il 57,8% ha assistito almeno una volta a episodi di razzismo e che la maggioranza del campione ( il 53,2%) ne è stata vittima almeno una volta in prima persona.