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Jared Kushner: perchè il genero di Trump è decisivo nel piano UE per Gaza

Jared Kushner ha sposato Ivanka Trump, figlia di Donald Trump, nel 2009.
Jared Kushner ha sposato Ivanka Trump, figlia di Donald Trump, nel 2009. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il
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Il genero di Donald Trump, pur senza incarichi ufficiali, è ormai un interlocutore chiave per il futuro della Striscia. Bruxelles lancia un piano da 883,6 milioni di euro, ma continua a non riconoscere il controverso Board of Peace

Lunedì decine di ministri degli Esteri si sono riuniti per discutere della ricostruzione della Striscia di Gaza nell'ambito del Palestine Donor Group (PDG). Tra i partecipanti, collegato in videoconferenza, figurava anche Jared Kushner, imprenditore statunitense e genero del presidente Donald Trump, pur senza ricoprire alcun incarico ufficiale nell'amministrazione.

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Diverse persone informate sulla vicenda hanno riferito a Euronews che la sua presenza ha avuto un peso determinante. Kushner è infatti considerato una figura centrale nel piano internazionale per la ricostruzione di Gaza grazie al suo ruolo nel Board of Peace (BoP), il controverso organismo istituito da Trump e incaricato di supervisionare il futuro della Striscia con ampi poteri decisionali.

L'Unione europea continua a non riconoscere il Board of Peace e non intende legittimarne il ruolo. Tuttavia, chiunque voglia partecipare alla ricostruzione di Gaza è costretto, di fatto, a confrontarsi con Kushner, diventato uno degli interlocutori più influenti sul dossier.

Influenza, non denaro

L’intervento di Kushner alla riunione del PDG è stato limitato, secondo i diplomatici. Si è concentrato soprattutto sul ruolo degli Stati Uniti nella ricostruzione di Gaza, ha elogiato la cooperazione con altri Paesi e ha insistito sulla necessità di disarmare Hamas come primo passo per avviare la ripresa della Striscia.

Un diplomatico dell’UE ha definito il suo discorso “molto coreografico” e non particolarmente sostanzioso, ma la sua sola presenza ha rappresentato un passo avanti importante per i piani dell’UE nella regione. Il motivo è semplice: qualsiasi iniziativa europea a Gaza dovrà alla fine confrontarsi con i rappresentanti del BoP.

Nel corso della conferenza, il PDG ha lanciato la “Team Gaza Initiative”, un nuovo programma che riunisce Paesi dell’UE e non UE per mettere a disposizione 883,6 milioni di euro di contributi finanziari per “azioni di ripresa rapida” a sostegno della popolazione civile di Gaza.

Francia, Germania, Regno Unito e Giappone hanno promesso finanziamenti, insieme alla Commissione europea, alla Banca europea per gli investimenti e alla Banca mondiale. Australia, Canada e Irlanda dovrebbero annunciare ulteriori contributi nei prossimi giorni.

L’iniziativa resta però ben al di sotto del costo stimato per la ricostruzione di Gaza nei prossimi dieci anni, che l’UE e le Nazioni Unite quantificano in circa 71 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti non hanno aderito al programma, che secondo i funzionari europei “non è in concorrenza” con il piano di ricostruzione a lungo termine del BoP.

Ogni partner potrà convogliare i propri fondi attraverso il meccanismo che ritiene opportuno. I funzionari dell’UE hanno però escluso che gli Stati membri possano finanziare progetti tramite conti bancari controllati dal BoP.

La vittoria di Šuica

Kushner è stato invitato alla conferenza dalla commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Šuica, che ha investito un notevole capitale diplomatico per costruire un rapporto con lui fin dalla prima – e finora unica – riunione del BoP, lo scorso febbraio a Washington.

All’epoca Šuica era stata ampiamente criticata per aver partecipato, come osservatrice, a quella controversa riunione inaugurale, e il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot era arrivato perfino a sostenere che non avesse alcun mandato per rappresentare l’UE.

Ma quella visita alla fine ha dato i suoi frutti. La capacità di Šuica di intessere relazioni è stata determinante per ottenere, nove mesi dopo, la partecipazione di Kushner, ha spiegato un funzionario dell’UE.

Se gli Stati Uniti avevano rifiutato di partecipare al precedente incontro del PDG, lo scorso novembre, il genero di Trump ha questa volta accettato l’invito, un risultato non da poco secondo un diplomatico di un Paese non UE.

Pur non avendo avallato il BoP – che finora ha attirato solo un numero limitato di Stati membri – Bruxelles cerca di evitare lo scontro.

“Solo uno sforzo collettivo può contribuire alla ricostruzione di Gaza”, ha dichiarato Šuica dopo la riunione, sottolineando la necessità di cooperazione tra tutti gli attori presenti sul terreno. Il giorno successivo ha incontrato a Bruxelles anche Nickolay Mladenov, ex ministro degli Esteri bulgaro e oggi Alto rappresentante del BoP per Gaza, a conferma che il dialogo con l’organismo rimane aperto.

Il ponte di Kushner con Israele

L’importanza di Kushner risiede anche nella sua capacità di rafforzare i contatti con Israele, che mantiene l’ultima parola su qualsiasi progetto di ricostruzione a Gaza.

È stato l’inviato per la pace di Trump, contribuendo a negoziare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas a Gaza lo scorso anno, e ha guidato per gli Stati Uniti i negoziati che hanno portato agli Accordi di Abramo del 2020, che hanno normalizzato le relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Paesi a maggioranza musulmana, come il Marocco e gli Emirati Arabi Uniti.

I governi mediorientali considerano nel frattempo gli Stati Uniti l’unica potenza globale con sufficiente influenza su Israele per sbloccare progressi concreti sul terreno.

Lunedì Šuica ha annunciato i primi due progetti di ripresa che saranno realizzati a Gaza con l’approvazione israeliana, incentrati sulle infrastrutture idriche e sulla gestione dei rifiuti solidi. I funzionari dell’UE si aspettano che seguano altri progetti.

L’UE resta il maggiore fornitore di assistenza umanitaria al popolo palestinese: ha contribuito con 1,65 miliardi di euro ai territori palestinesi dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas il 7 ottobre 2023. Dal 1994 il blocco ha fornito quasi 30 miliardi di euro di aiuti alla Palestina, secondo i dati (fonte in inglese) della Commissione europea.

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