Il Comando centrale USA ha confermato gli ultmi attacchi di mercoledì contro l’Iran, colpendo difese costiere e siti missilistici. Teheran denuncia vittime mentre aumentano le tensioni per la nuova minaccia di blocco e la disputa sullo Stretto di Hormuz
Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, volerà domenica a Washington per partecipare ai funerali del senatore Usa, Lindsey Graham, e per incontrare Donald Trump, per quanto la Casa Bianca non abbia ancora confermato.
L'incontro tra Netanyahu e il presidente Usa sarabbe l'ennesimo dal ritorno di Trump alla Casa Bianca a inizio dello scorso anno, nel pieno della guerra a Gaza, e a pochi mesi dal primo di due interventi militari congiunti di Israele e Stati Uniti contro l'Iran.
Le aspettative sono proprio di un confronto tra i due leader, per capire il ruolo di Israele nella nuova fase di guerra che sembra essere ripartita, dopo quattro giorni di bombardamenti Usa e relative rappresaglie di Teheran.
Non si tratta della sola questione sul tavolo di Trump. I senatori democratici stanno bloccando la nuova richiesta di fondi al Congresso per finanziare la guerra, contenuta nel National Defense Authorization Act, con cui si dà via libera al budget del Pentagono.
Lo stop viene dalla frustrazione per l'iniziativa bellica in cui il presidente ha di fatto aggirato i poteri del Congresso, che ha prerogativa sulla guerra, ma anche dai costi.
Le stime sul conflitto indicano almeno 80-100 miliardi di dollari, oltre il triplo di quello paventato pubblicamente dal Dipartimento della Difesa. A questi vanno aggiunti almeno 30 miliardi per ricostruire le basi danneggiate, quelli per lo spostamento delle truppe e il mantenimento delle navi e degli aerei in Medio Oriente, oltre che per ricostituire le scorte di armi ridotte.
Le prossime mosse di Trump dopo la ripresa degli attacchi all'Iran
Le forze armate statunitensi hanno ripreso mercoledì, in pieno giorno, i raid aerei contro l’Iran, mentre Washington ha annunciato di avere intensificato la campagna volta a limitare la capacità di Teheran di minacciare il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz.
Secondo il Comando centrale statunitense (CENTCOM), una nuova ondata di bombardamenti mirati della durata di 90 minuti, nella mattinata di mercoledì, ha colpito sistemi di difesa costiera e depositi e siti di lancio di missili da crociera sull’isola di Greater Tunb.
L’operazione segna una nuova escalation nella campagna militare statunitense contro l’Iran, dopo i ripetuti attacchi di Teheran alle navi nel Golfo Persico.
Secondo il CENTCOM, l’Iran aveva colpito almeno sette navi commerciali nell’ultima settimana.
Giò nelle prime ore di mercoledì diverse aree dell’Iran erano state prese di mira da raid aerei e bombardamenti, e ci si aspettava che le operazioni si fermassero lì come nelle tre notti precedenti.
La reazione di Teheran ai nuovi raid USA
Le autorità iraniane hanno dichiarato che gli ultimi raid statunitensi hanno causato dierse vittime.
L’esercito iraniano ha riferito che sette militari sono stati uccisi da un attacco con missili contro una caserma nei pressi della città sudorientale di Iranshahr.
Un funzionario del ministero della Sanità iraniano ha affermato che i raid aerei notturni degli Stati Uniti hanno ferito oltre 260 persone, tra cui tre donne e sei persone di età inferiore ai 18 anni.
In precedenza, il ministero della Sanità aveva reso noto che 17 persone erano state uccise e oltre 115 ferite durante gli attacchi statunitensi che hanno colpito sei città iraniane.
Le autorità iraniane sostengono inoltre che, dallo scoppio della guerra in febbraio, il bilancio complessivo delle vittime abbia raggiunto 3.514 morti. La cifra non può essere verificata in modo indipendente.
A Teheran crescono le richieste di una risposta più dura
Nel frattempo, la retorica politica all’interno dell’Iran si è ulteriormente irrigidita.
Manouchehr Mottaki, ministro degli Esteri durante la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad e oggi parlamentare, ha suggerito, durante un programma televisivo in diretta, che Teheran dovrebbe prendere in considerazione il sequestro di basi militari statunitensi nella regione e la cattura di soldati, invece di fare affidamento esclusivamente su attacchi missilistici contro tali installazioni.
Anche la comunicazione pubblica a Teheran si è intensificata dopo la ripresa degli scambi di fuoco: un nuovo murale in piazza Enghelab raffigura il presidente statunitense Donald Trump dentro una bara.
Un altro cartellone in piazza Palestina riporta lo slogan “Sangue per sangue” in persiano e in ebraico, accanto a immagini di bare con i nomi di membri delle famiglie Trump e Netanyahu.
Queste installazioni sono state presentate dalle autorità della Repubblica islamica e dai media legati allo Stato come simboli di ritorsione dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio, considerato il primo giorno dell’attuale guerra.
L’Iran insiste: lo Stretto di Hormuz resta chiuso
Funzionari iraniani hanno ribadito anche che la via d’acqua rimane chiusa e hanno avvertito che qualsiasi nave che tenti di attraversarla senza autorizzazione ne subirà le conseguenze.
Poche ore dopo che, mercoledì, gli Stati Uniti hanno reintrodotto il blocco navale dei porti iraniani, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché Washington non porrà fine a quelle che ha definito le sue "azioni aggressive".
Nello stesso comunicato, l’IRGC ha avvertito che anche altre rotte regionali per l’export di petrolio potrebbero diventare obiettivi.
"Il nemico deve sapere che, ora che i suoi aggressori navali hanno chiuso la rotta dell’Oceano Indiano alle esportazioni mondiali di petrolio e gas, mettendo così a rischio gli interessi dei rivali economici dell’America, deve aspettarsi anche la chiusura di altre rotte di esportazione di petrolio e gas che servono gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati", si legge nel comunicato.
L’IRGC non ha specificato a quali altre rotte si riferisse.
"Le esportazioni di petrolio e gas da questa regione o saranno possibili per tutti, o non lo saranno per nessuno", conclude la nota.