Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha definito la regolarizzazione straordinaria una misura "storica" dopo aver confermato che oltre un milione di immigrati hanno chiesto di aderire al processo. La Corte Suprema valuta ora la sua compatibilità con il diritto dell’Ue
Oltre un milione di migranti in situazione irregolare hanno chiesto di aderire al processo straordinario di regolarizzazione promosso dal Governo, come ha confermato martedì il presidente del Governo, Pedro Sánchez, che ha difeso la misura come una decisione "storica" basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti e sull’integrazione, in coincidenza con la chiusura del termine per presentare le domande.
Da Madrid, Sánchez ha assicurato che questa misura risponde a una realtà sociale ed economica che la Spagna non può ignorare. Ha inoltre sottolineato che l’immigrazione sarà decisiva per il futuro del Paese. Senza il contributo della popolazione migrante, ha avvertito, la Spagna potrebbe perdere il 19% del suo PIL nel 2050 e fino al 22% nel 2075, a causa dell’invecchiamento demografico.
Il capo dell’esecutivo spagnolo ha sostenuto che la regolarizzazione non è solo una questione umanitaria, ma anche una necessità economica. Ha ricordato che dal 2022 l’immigrazione spiega circa la metà della crescita del Paese e ha difeso che l’integrazione rafforza la coesione sociale e lo Stato sociale. "L’esclusione non protegge nessuno né garantisce una priorità nazionale", ha affermato Sánchez, in riferimento ai discorsi contrari all’immigrazione.
In Spagna una nuova Agenzia statale per la mobilità umana
Il processo straordinario di regolarizzazione è stato avviato lo scorso 16 aprile e il Governo prevedeva inizialmente di coinvolgere circa 500mila persone. Tuttavia, il numero di domande ha superato ampiamente le previsioni**: a metà giugno ne erano già state registrate circa 900mila** e, alla chiusura del termine questo martedì, l’esecutivo ha comunicato che erano state presentate circa 1,2 milioni di richieste. La cifra definitiva sarà nota mercoledì.
Durante l’atto, Sánchez ha presentato anche il nuovo Piano di integrazione e cittadinanza, dotato inizialmente di 500 milioni di euro e articolato in quattro assi strategici, 16 misure e dieci obiettivi fino al 2030. Tra le iniziative annunciate figura la creazione di una Agenzia statale per la mobilità umana per migliorare la gestione delle politiche migratorie e rafforzare l’integrazione di chi otterrà la residenza.
Il presidente ha inoltre sostenuto la necessità di rafforzare le vie legali di migrazione per lavoro tramite assunzioni nei Paesi di origine e ha annunciato che la nuova Agenzia statale per la mobilità umana coordinerà sia l’accoglienza sia l’integrazione e la mobilità dei lavoratori stranieri. L’obiettivo, ha spiegato, è adattare la politica migratoria alle esigenze del mercato del lavoro e alla sfida demografica, facilitando un’immigrazione regolare e ordinata.
Il presidente del governo spagnolo ha insistito sul fatto che la Spagna ha bisogno di una politica migratoria "ordinata, regolare e sicura" e ha sostenuto che il Paese deve combinare il controllo delle frontiere con vie legali di accesso e meccanismi efficaci di integrazione. Ha inoltre evidenziato che gli arrivi irregolari si sono ridotti in modo significativo negli ultimi anni.
La regolarizzazione straordinaria ha aperto un intenso dibattito politico. Mentre il Governo la presenta come una misura necessaria per riconoscere la situazione di centinaia di migliaia di persone che già vivono e lavorano in Spagna, il Partito popolare e Vox l’hanno criticata perché ritengono che possa provocare un "effetto calamita" e aumentare la pressione sui servizi pubblici.
I dubbi della Corte suprema spagnola sulla regolarizzazione
La Corte suprema spagnola ha aperto la strada a esaminare un’eventuale sospensione cautelare della regolarizzazione straordinaria dopo aver sollevato dubbi sulla sua compatibilità con il diritto dell’Unione Europea, a seguito dei ricorsi presentati da varie comunità autonome e da Vox. Prima di adottare una decisione, la sezione ha chiesto alle parti di presentare le proprie argomentazioni.
Secondo l’alta corte, il decreto solleva perplessità su la sua conformità alla normativa europea, perché stabilisce una regolarizzazione di carattere generale invece di un’analisi individuale di ogni domanda. La misura è tuttavia pienamente in vigore e le richieste continuano a essere esaminate. Il Governo difende la legalità del decreto e confida che la giustizia finisca per avallarlo.