L’Istituto sindacale europeo (ETUI) ha presentato una proposta di normativa UE per tutelare la salute dei lavoratori durante le ondate di calore
L’Europa sta vivendo temperature record e le conseguenze delle ondate di calore si fanno sentire sempre di più non solo nella vita quotidiana, ma anche nei luoghi di lavoro. A lanciare l’allarme è l’Istituto sindacale europeo (ETUI), che in un nuovo rapporto evidenzia come il caldo estremo rappresenti ormai una minaccia concreta per la salute e la sicurezza di milioni di lavoratori.
Secondo il report, circa 130 milioni di persone in Europa sono esposte allo stress termico sul posto di lavoro. Ogni anno si registrano circa 277 mila infortuni correlati al caldo e oltre 230 decessi legati alle alte temperature.
Gli esperti sottolineano che il fenomeno non riguarda più soltanto i Paesi dell’Europa meridionale. Andreas Flouris, professore di fisiologia all’Università della Tessaglia e tra gli autori del rapporto, spiega che gli aumenti più significativi degli incidenti si stanno verificando anche nell’Europa centrale e settentrionale.
“Il sud è già caldo, ed è un problema. Ma il centro e il nord stanno recuperando terreno molto rapidamente”, ha dichiarato il ricercatore.
Il cambiamento climatico sta infatti aumentando frequenza e intensità delle ondate di calore, con effetti diretti sia sulla salute dei lavoratori sia sulla produttività. Secondo Flouris, la temperatura ideale per lavorare è intorno ai 16 °C. Superata questa soglia, ogni grado in più comporta in media una perdita di produttività del 2%.
Durante le ondate di calore, le conseguenze economiche diventano rilevanti: nell’Europa meridionale le perdite di produttività possono raggiungere il 20-25%, mentre nell’Europa centrale si attestano tra l’8 e il 14%. Anche i Paesi scandinavi iniziano a registrare effetti significativi, con cali compresi tra il 3 e il 6%.
A confermare la diffusione del problema è anche un’indagine dell’EU-OSHA, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Nel 2025 circa un lavoratore su cinque nell’Unione europea ha dichiarato di essere stato esposto a caldo estremo durante l’attività lavorativa nei 12 mesi precedenti.
Per affrontare questa emergenza, gli autori del rapporto chiedono all’Unione europea di introdurre una normativa specifica sui rischi legati al caldo nei luoghi di lavoro. Tra le principali proposte c’è l’obbligo per i datori di lavoro di effettuare una valutazione del rischio da caldo.
“Solo conoscendo con precisione la situazione possiamo proteggere i lavoratori e prevenire i rischi associati all’esposizione al caldo sul lavoro”, ha spiegato Marouane Laabbas-el-Guennouni, ricercatore dell’ETUI.
Il rapporto suggerisce inoltre di adottare criteri più completi per valutare lo stress termico. La sola temperatura, secondo i ricercatori, non basta: anche fattori come umidità e velocità del vento dovrebbero essere presi in considerazione per definire il livello di rischio reale.
Gli studiosi ricordano infine che le ondate di calore sono eventi prevedibili e misurabili. Proprio per questo, sostengono, è possibile intervenire in anticipo con strategie di prevenzione efficaci per salvaguardare salute, sicurezza e produttività nei luoghi di lavoro.