L’UE sta riscrivendo le norme sulle retribuzioni. Gli Stati membri avevano tempo fino al 7 giugno per recepire la direttiva sulla trasparenza salariale e sul divario di genere. Ma cosa cambia davvero? Chiedilo al chatbot IA di Euronews
In Europa la trasparenza salariale è l'eccezione, non la regola.
Gli europei si candidano a offerte di lavoro senza conoscere la retribuzione. Spesso scoprono solo dopo diversi colloqui che lo stipendio è ben al di sotto delle loro aspettative. Chiedere informazioni sui livelli retributivi è ancora un tabù, mentre le donne guadagnano in media l'11% in meno degli uomini, con un divario pensionistico del 25%, secondo Eurostat.
La direttiva UE sulla trasparenza salariale, adottata nel 2023, punta a promuovere equità e parità nei luoghi di lavoro, garantendo una maggiore trasparenza sulle retribuzioni. Cambia il modo in cui le informazioni sugli stipendi vengono comunicate, percepite e discusse in azienda, con l'obiettivo di colmare il divario retributivo di genere.
In base alla direttiva, le aziende devono indicare lo stipendio nell'annuncio di lavoro, oppure comunicarlo ai candidati prima del colloquio, e devono rendere pubblici gli scarti retributivi interni tra uomini e donne se hanno almeno 150 dipendenti. I lavoratori non sono più tenuti a rivelare la propria storia retributiva: possono invece chiedere informazioni sui livelli salariali medi e sui criteri utilizzati e ottenere un risarcimento in caso di discriminazione salariale.
La direttiva invita gli Stati membri a introdurre sanzioni severe per le violazioni del principio della parità di retribuzione e trasferisce l'onere della prova sui datori di lavoro nei casi di discriminazione.
L'attuazione a livello nazionale resta però disomogenea. La direttiva è pienamente in vigore solo in Italia, Malta, Slovacchia e Lituania. La maggior parte dei Paesi, tra cui Germania, Francia e Danimarca, ha rinviato l'applicazione o si è limitata a presentare progetti di legge.
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