Secondo la Corte dei Conti dell'Ue, la Commissione europea non dispone di strumenti efficaci per monitorare i passi avanti e controllare l'uso dei fondi per il programma sui trasporti nei Balcani, che risulta in ritardo
L'Unione europea ha investito 527 milioni di euro in un fondo pensato per collegare meglio i Balcani occidentali alla rete di trasporti dei Paesi membri. Tuttavia, a più di un decennio dal lancio dell'iniziativa, la Corte dei Conti dell'Ue (Eca) avverte che è improbabile che la regione completi la propria rete di trasporto entro la scadenza del 2030.
I rilievi della Corte dei Conti dell'Ue
Mentre l'Ue cerca di approfondire i legami con i Paesi candidati ed estendere la propria influenza nei Balcani occidentali, i Paesi membri non dispongono ancora di un monitoraggio affidabile sul rispetto di tempi e dei costi di molti dei progetti che finanzia nella regione, secondo l'ultima revisione dell'Eca pubblicata martedì, pochi giorni dopo il vertice Ue-Balcani occidentali in Montenegro.
I rilievi della Corte dei Conti riguardano il periodo tra il 2015 e la metà del 2025, quando la Commissione europea ha destinato i fondi in questione. I revisori hanno esaminato in particolare dodici specifici progetti stradali, ferroviari e fluviali, per un valore complessivo di 341,6 milioni di euro, in Bosnia ed Erzegovina, in Kosovo, in Macedonia del Nord e in Serbia.
I risultati sollevano interrogativi scomodi sulle capacità di supervisione di uno dei programmi d'investimento strategicamente più importanti dell'Ue, in una regione considerata cruciale per le ambizioni di allargamento. "In prospettiva, disporre di infrastrutture ben sviluppate è un passo verso il rispetto dei criteri di adesione. I progetti di trasporto nei Balcani occidentali avanzano troppo lentamente per collegare la regione all'Ue entro questo decennio", ha confermato Laima Andrikienė, membro dell'Eca incaricata del rapporto.
"La Commissione dovrebbe migliorare la selezione, il monitoraggio e la sostenibilità dei programmi e aumentare la visibilità delle iniziative di trasporto finanziate dall'Ue nella regione", ha aggiunto. I programmi di finanziamento europei sono concepiti per aiutare i Paesi candidati e potenziali candidati, soprattutto nei Balcani occidentali, a realizzare riforme politiche, istituzionali ed economiche in linea con le norme europee.
Un'erogazione di fondi troppo disinvolta
Secondo i revisori europei, la Commissione ha spesso erogato finanziamenti di importo nettamente superiore all'effettivo avanzamento dei progetti, riducendo così la sua capacità di usare i fondi come leva per garantire il rispetto delle condizioni e mantenere i cantieri nei tempi previsti. Inoltre, hanno rilevato che la Commissione si affida sempre più a istituti finanziari internazionali per la supervisione di strade, ferrovie e vie d'acqua che attraversano i quattro Paesi balcanici.
Pur rispondendo in generale ai principali fabbisogni infrastrutturali della regione, la Commissione esercita dunque un controllo spesso limitato sulla loro attuazione. Per rafforzare il monitoraggio, essi raccomandano all'esecutivo europeo di imporre alle istituzioni finanziarie di fornire prove di come valutano e mitigano i rischi di attuazione. “La Commissione dovrebbe assicurarsi che esse forniscano elementi che attestino difficoltà dei promotori dei progetti, eventuali conflitti di interesse o la mancanza di titolarità da parte dei beneficiari e delle autorità nazionali“, si legge nella relazione.
Il documento spiega che spesso le informazioni sui progetti erano obsolete, i ritardi venivano segnalati in modo inadeguato e i sistemi di monitoraggio non restituivano un quadro completo dell'avanzamento sul territorio. Tutti i progetti esaminati dai revisori dell'Ue hanno subito ritardi, in alcuni casi superiori ai due anni rispetto al calendario previsto. In diversi casi è stato necessario rivedere i progetti una volta avviati i lavori, mentre problemi autorizzativi e colli di bottiglia amministrativi hanno rallentato ulteriormente la realizzazione.
“Alla luce dell'aumento dei contributi al Quadro d'investimento per i Balcani occidentali, ci aspettiamo che le nostre conclusioni migliorino il modo in cui la Commissione seleziona, controlla e rendiconta i progetti finanziati dall'eE», si legge ancora nella relazione dell'Eca.
Progressi a rischio per numerosi progetti
Nonostante i miliardi di euro impegnati per migliorare i collegamenti tra i Balcani occidentali e l'Ue, i progressi restano disomogenei, avvertono i revisori europei. Dei 43 contributi agli investimenti nel settore dei trasporti approvati nei quattro Paesi esaminati, solo sei erano stati completati entro la metà del 2025. Diversi progetti ferroviari restano perciò incompiuti, mentre alcune infrastrutture già concluse rischiano di essere sottoutilizzate perché le tratte di collegamento finanziate da altri donatori non sono ancora state realizzate.
L'Eca non può comminare sanzioni, obbligare le istituzioni a modificare le politiche né perseguire i singoli. Il suo ruolo principale è segnalare eventuali irregolarità o sospetti di frode nell'utilizzo dei fondi dell'UE.