In un'intervista Bíró Ferenc ha raccontato che i ministri Tuzson Bence e János Bóka lo convocarono intimandogli di fermarsi. Sostiene che poi fu aperto un procedimento pretestuoso perché rifiutò un accordo col potere
In Ungheria, il dibattito sulla trasparenza e sulla gestione dei fondi europei torna al centro dell’attenzione dopo le pesanti accuse lanciate dal presidente dell’Autorità per l’Integrità, Ferenc Bíró.
In un’intervista video trasmessa domenica sera sul canale YouTube del collettivo De! Akcióközösség, Bíró ha dichiarato che il lavoro dell’ente anticorruzione sarebbe stato fortemente ostacolato da pressioni politiche esercitate durante il precedente governo guidato da Fidesz.
Le accuse di pressioni e interferenze
Secondo quanto raccontato da Bíró, nel marzo 2024 sarebbe stato convocato dai ministri Tuzson Bence e Bóka János, che gli avrebbero intimato di limitare l’attività investigativa dell’Autorità.
L’Autorità per l’Integrità, istituita nel 2022 nell’ambito delle misure richieste dall’Unione Europea sullo Stato di diritto, ha il compito di controllare frodi, conflitti di interesse e uso dei fondi UE. Tuttavia, secondo il suo presidente, l’ente avrebbe potuto operare solo in modo molto limitato.
Indagini, tensioni e procedimenti giudiziari
Bíró ha inoltre raccontato che, dopo alcune ispezioni interne e l’avvio di nuove indagini su spese pubbliche, sarebbero stati introdotti provvedimenti che hanno reso più difficile l’accesso dell’Autorità alle istituzioni statali.
Poco dopo, nei suoi confronti è stato aperto un procedimento penale con accuse legate a presunti abusi d’ufficio e gestione infedele. Il presidente dell’ente sostiene che si tratti di un’azione politicamente motivata per ostacolarne l’attività.
Tra gli episodi citati anche un’operazione del Centro antiterrorismo ungherese che avrebbe coinvolto la sua famiglia durante una perquisizione domestica.
Il contesto politico e le riforme annunciate
Nel dibattito si inserisce anche il ruolo dell’Unione Europea, che ha collegato lo sblocco di parte dei fondi al rafforzamento delle istituzioni anticorruzione.
Secondo il ministro Vitézy Dávid, il governo avrebbe recentemente accettato nuove proposte di Bruxelles per rafforzare l’Autorità, che potrebbe ottenere competenze più ampie, inclusi controlli sulle dichiarazioni patrimoniali.
Resta ora da vedere se il nuovo pacchetto legislativo annunciato a Budapest riuscirà davvero a rafforzare l’indipendenza dell’ente o se il caso continuerà ad alimentare lo scontro politico interno in Ungheria.