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Irlanda nel mirino per le esportazioni di allumina in Russia

L'Irlanda è sotto accusa per le sue esportazioni di allumina verso la Russia.
L'Irlanda è sotto accusa per le sue esportazioni di allumina verso la Russia. Diritti d'autore  Matt Dunham/AP2011
Diritti d'autore Matt Dunham/AP2011
Di Jorge Liboreiro
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Pur essendo legali, le esportazioni irlandesi di allumina verso la Russia suscitano indignazione mentre il Paese si prepara a assumere la presidenza del Consiglio Ue

L’Irlanda è finita al centro di una crescente controversia internazionale per le continue esportazioni di allumina verso laRussia, una materia prima strategica nella produzione di alluminio e, indirettamente, di componenti utilizzati nel settore bellico. Le rivelazioni hanno sollevato interrogativi sul ruolo del Paese all’interno delle catene di approvvigionamento europee e sulla possibile esposizione dell’Unione europea a pratiche commerciali che potrebbero favorire, anche se indirettamente, lo sforzo militare di Mosca contro l’Ucraina.

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L’allumina, una polvere bianca ottenuta dalla raffinazione della bauxite, è essenziale per la produzione di alluminio, metallo impiegato in numerosi sistemi d’arma e munizioni. Secondo diverse inchieste giornalistiche, tra cui quella dell’Organised Crime and Corruption Reporting Project, una delle principali raffinerie europee con sede in Irlanda occidentale continuerebbe a rifornire impianti collegati al gruppo industriale russo Rusal, che a sua volta opererebbe in filiere commerciali legate a produttori soggetti a sanzioni.

La vicenda assume particolare rilevanza politica in vista della prossima presidenza semestrale irlandese del Consiglio dell’Unione europea. A Bruxelles cresce infatti la pressione per colmare le lacune normative che, al momento, consentono l’esportazione di allumina verso la Russia, a differenza di altri prodotti dell’alluminio già vietati dalle sanzioni comunitarie.

L’Alto rappresentante dell’UE Kaja Kallas ha dichiarato che la guerra in Ucraina richiede misure più incisive per interrompere i flussi economici che possono sostenere indirettamente l’apparato militare russo. “Le guerre finiscono anche quando gli aggressori restano senza soldi”, ha affermato, sottolineando la necessità di chiudere ogni possibile scappatoia.

Sul fronte irlandese, il primo ministro Micheál Martin ha difeso la posizione del Paese, evidenziando i rischi economici e occupazionali legati a eventuali sanzioni aggiuntive, che potrebbero colpire una filiera industriale integrata a livello europeo e mettere a rischio centinaia di posti di lavoro.

Il governo di Dublino ha comunque avviato un’indagine interna, mentre a livello europeo si discute del prossimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Una parte del Parlamento europeo spinge per includere anche il divieto di esportazione dell’allumina, ma l’adozione di nuove misure resta complessa, poiché richiede l’unanimità degli Stati membri.

Nel frattempo, la Commissione europea mantiene una posizione prudente, riconoscendo il valore delle inchieste giornalistiche nel portare alla luce potenziali criticità nelle catene di approvvigionamento, ma evitando per ora commenti specifici sul caso. La questione resta aperta, in un delicato equilibrio tra pressione geopolitica, interessi industriali e coesione delle politiche sanzionatorie europee.

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