L'attività sismica resta intensa nel nord dell'Eubea, a circa 80 km da Atene. Gli esperti ritengono che la scossa di magnitudo 5,2 possa essere stata quella principale, mentre proseguono i controlli su edifici e infrastrutture
Decine di scosse di assestamento continuano a essere registrate nel nord dell’Eubea, circa 80 chilometri a nord-est di Atene, dopo il terremoto di magnitudo 5,2 che ha colpito la zona domenica ed è stato avvertito in gran parte della Grecia centrale, inclusa la capitale. Pur ritenendo probabile che questa scossa sia stata la più forte della sequenza, gli scienziati sottolineano che la situazione resta sotto osservazione, poiché l’attività sismica continua.
L’ultima scossa di una certa intensità è stata registrata alle prime ore di lunedì e ha avuto magnitudo 4,3. L’epicentro è stato individuato nei pressi di Prokopi, nel nord dell’Eubea. Il terremoto è stato avvertito in gran parte dell’isola, soprattutto a causa della ridotta profondità focale. Finora non sono stati segnalati feriti né nuovi danni gravi.
Cosa mostrano i primi dati scientifici
L’attività sismica è iniziata a mezzogiorno di domenica con una serie di scosse di magnitudo 4,8 e 4,3, seguite pochi minuti dopo dalla scossa più forte della sequenza, di magnitudo 5,2 sulla scala Richter.
Secondo il Laboratorio di Sismologia dell’Università Nazionale Capodistriaca di Atene, questa scossa ha provocato l’intensità maggiore dei fenomeni nell’area e potrebbe costituire il terremoto principale. Fino alla serata di domenica erano già state registrate decine di repliche, mentre durante la notte si sono verificate altre circa 70 scosse, cinque delle quali hanno superato magnitudo 3.
Le faglie monitorate dai sismologi
Gli scienziati seguono da vicino l’evoluzione del fenomeno. Secondo le analisi finora disponibili, l’attività sismica sembra collegata a faglie interne del bacino di Prokopi, considerate di potenziale limitato.
Al contrario, le faglie maggiori del golfo dell’Eubea settentrionale, che potrebbero provocare scosse più forti, al momento non mostrano segni di attivazione. Questo elemento è ritenuto particolarmente importante dai sismologi per la valutazione del rischio.
Parallelamente, l’Istituto Geodinamico e l’Organizzazione per la Pianificazione e la Protezione Antisismica ritengono che la fitta sequenza di repliche sia un segnale di graduale rilascio dell’energia accumulata.
Le valutazioni sull’evoluzione del fenomeno
Il presidente dell’OASP Efthymios Lekkas ha dichiarato che l’andamento della sequenza di repliche non suscita particolare preoccupazione.
«La sequenza si evolve in modo normale e al momento non vediamo alcun elemento che ci preoccupi», ha dichiarato all’emittente pubblica ERT.
Ha aggiunto che i dati storici dell’area non indicano un’elevata probabilità di un terremoto significativamente più forte dei 5,2 gradi già registrati, pur sottolineando che il monitoraggio prosegue in tempo reale.
I sismologi che seguono il fenomeno ritengono che saranno necessari ancora diversi giorni per poter stabilire con maggiore certezza se la scossa di domenica sia stata effettivamente il terremoto principale della sequenza.
Danni agli edifici e misure preventive
I danni più gravi sono stati riscontrati in vecchi edifici nei villaggi di Prokopi e Dafnousa. Squadre statali e commissioni speciali di ingegneri sono nella zona per registrare le conseguenze e valutare l’agibilità degli edifici.
Allo stesso tempo, le unità dei Vigili del fuoco e della Protezione civile restano in stato di elevata allerta, effettuano controlli sulla rete stradale e monitorano la situazione nelle comunità colpite.
Per motivi precauzionali, le scuole primarie del Comune di Mantoudi–Limni–Agia Anna, così come la scuola media di Prokopi, sono rimaste chiuse lunedì per consentire il completamento dei controlli necessari.
Fanno eccezione i due centri d’esame per gli esami nazionali, che hanno funzionato regolarmente poiché ospitati in edifici più recenti, nei quali non sono stati riscontrati problemi.
Un’area sismica con uno storico recente
L’area più ampia dell’Eubea centrale è considerata da sempre a elevata sismicità. Negli ultimi anni sono state registrate diverse scosse di magnitudo simile, tra cui un altro terremoto di 5,2 gradi della scala Richter nel 2023 e una serie di scosse superiori a magnitudo 4 nel 2025.
«Serve prudenza, ma non panico», è il messaggio lanciato dagli esperti, dato che l’attività di replica prosegue senza, finora, segnali di una significativa escalation.
Gli scienziati ritengono che l’attuale sequenza rientri nel noto quadro sismotettonico della zona e continueranno a seguirne l’evoluzione nei prossimi giorni, per valutare con maggiore precisione il comportamento del fenomeno.