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Riservisti israeliani in Sardegna, bufera sulle parole della presidente Todde

Soldati israeliani
Soldati israeliani Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Polemiche dopo le parole della presidente della Sardegna sui riservisti israeliani in vacanza: il caso, la reazione dell’Osservatorio Israele e i limiti legali

Da una parte le istituzioni, dall’altra l’arena pubblica. E qualche volta la polemica travolge tutto e si mescola, tra politica, percezioni e reazioni a catena. Le dichiarazioni attribuite alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde sullapresenza di turisti israeliani nell’isola - compresi riservisti dell’esercito - diventano un caso. A rilanciare il fronte delle critiche è l’Osservatorio Israele, che parla di stigmatizzazione e di un clima sempre più teso.

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A intervenire è stato Nicolae Galea, presidente dell’Osservatorio Israele, che ha criticato duramente l’impostazione del dibattito: “Quando si parla di Israele, ciò che sarebbe considerato discriminatorio nei confronti di qualsiasi altro popolo diventa improvvisamente accettabile”, ha dichiarato. Secondo Galea, evidenziare la presenza di riservisti israeliani come elemento problematico finirebbe per alimentare sospetto verso un intero popolo, considerato che in Israele il servizio militare riguarda una larga parte della popolazione.

La posizione dell’Osservatorio si inserisce in un contesto più ampio di tensione comunicativa e politica, in cui episodi locali vengono letti alla luce del conflitto mediorientale e delle sue ricadute simboliche anche in Europa. “Ancora una volta si applicano agli israeliani criteri che non verrebbero utilizzati per nessun altro Paese democratico”, ha aggiunto Galea.

Cosa ha detto Todde

La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha definito “un fatto gravissimo” l’arrivo di voli da Tel Aviv a Cagliari e la presunta presenza di riservisti dell’esercito israeliano in strutture turistiche dell’isola. In un post sui social, la governatrice ha denunciato la mancanza di comunicazioni preventive alla Regione, sottolineando come “nessuno abbia informato le istituzioni regionali” e come non sia chiaro chi organizzi questi soggiorni, con quali finalità e attraverso quali canali istituzionali.

Todde ha inoltre evidenziato la presenza di un “importante schieramento di mezzi e personale di sicurezza” all’aeroporto di Cagliari-Elmas, affermando che, in presenza di esigenze di ordine pubblico di tale livello, dovrebbe essere garantita piena trasparenza. Per questo ha chiesto ai parlamentari sardi del Movimento 5 Stelle di presentare un’interrogazione ai ministri degli Esteri Antonio Tajani e dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo chiarimenti su autorizzazioni, coordinamento degli arrivi e gestione delle misure di sicurezza, ribadendo la necessità di “trasparenza” sulla vicenda.

È possibile escludere persone in base alla nazionalità o allo status di riservista?

Dal punto di vista giuridico, la questione è complessa ma il principio generale nell’ordinamento italiano ed europeo è chiaro: la discriminazione diretta basata sulla nazionalità è vietata, soprattutto quando riguarda accesso a servizi, libertà di circolazione o trattamenti pubblici.

In assenza di atti formali o misure amministrative concrete, le dichiarazioni politiche restano sul piano del dibattito pubblico e non producono effetti giuridici. Tuttavia, anche le parole di esponenti istituzionali possono essere oggetto di valutazione politica e, in alcuni casi, di controversie se interpretate come potenzialmente discriminatorie.

Diverso sarebbe il caso di provvedimenti effettivi di esclusione: in quel caso entrerebbero in gioco norme costituzionali, il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione italiana e le direttive europee contro le discriminazioni.

Quanto allo status di “riservista”, non esiste in sé una categoria giuridica che possa legittimare forme di esclusione generalizzata di cittadini stranieri. Qualsiasi misura basata su una caratteristica collettiva rischierebbe di scontrarsi con i principi di proporzionalità e non discriminazione.

Resta centrale la distinzione tra dichiarazioni politiche e atti concreti e l'opportunità delle dichiarazioni rilasciate. Solo gli atti concreti possono produrre effetti giuridici, mentre le prime alimentano il dibattito pubblico sul ruolo delle istituzioni.

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