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Guerra dei droni in Ucraina: perché la blindo italiana Centauro sta diventando un’arma “ibrida”

HITFACT 105-120mm MkII Turret- Centauro II
HITFACT 105-120mm MkII Turret- Centauro II Diritti d'autore  Leonardo
Diritti d'autore Leonardo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La guerra in Ucraina sta riscrivendo il ruolo dei mezzi corazzati: la blindo italiana Centauro viene oggi impiegata come piattaforma mobile di fuoco indiretto, tra droni, sensori e tattiche “shoot-and-scoot”

Nel Donbass e lungo il fronte meridionale ucraino, la guerra terrestre del 2026 assomiglia sempre meno alle immagini classiche dei carri armati che avanzano in massa attraverso pianure aperte. Oggi il campo di battaglia è dominato da droni FPV, munizioni circuitanti, sensori termici e sorveglianza continua dal cielo. In questo scenario, persino i mezzi corazzati più potenti sono costretti a reinventarsi.

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Ed è proprio qui che entra in gioco la blindo italiana B1 Centauro, tornata improvvisamente al centro dell’attenzione internazionale dopo la diffusione di video dell’esercito ucraino che mostrano il mezzo in azione presso la 78ª Brigata Separata d’Assalto Aereo ucraina.

Cos’è la Centauro e perché è nata in Italia

La Centauro nasce negli anni Novanta da un progetto congiunto di Leonardo e Iveco-Oto Melara per rispondere a una specifica esigenza italiana: avere un mezzo veloce, armato quasi quanto un carro armato, ma molto più mobile e meno costoso da gestire.

Tecnicamente non è un tank tradizionale, ma una blindo ruotata 8x8 armata con un cannone da 105 mm nella versione originale B1 e da 120 mm nella più moderna Centauro II. Il suo ruolo iniziale era quello di “cacciacarri” e mezzo di supporto alla cavalleria: rapido dispiegamento, ricognizione armata, protezione delle colonne e capacità di colpire bersagli pesanti senza la lentezza logistica di un MBT classico.

L’Italia lo ha utilizzato nei Balcani, in Iraq e in Libano, soprattutto in operazioni expeditionary e missioni di stabilizzazione dove la velocità operativa era più importante della protezione estrema tipica dei carri pesanti.

Ma l’Ucraina sta trasformando questo mezzo in qualcosa di diverso.

Dalla guerra manovrata alla guerra “sensoriale”

Il conflitto russo-ucraino ha accelerato una rivoluzione militare che molti analisti considerano comparabile all’introduzione del carro armato nella Prima guerra mondiale.

Il problema fondamentale è che oggi qualunque mezzo visibile sul campo viene individuato quasi immediatamente. Droni commerciali modificati, FPV, radar controbatteria, satelliti e sensori termici rendono estremamente difficile sopravvivere in prossimità della linea del fronte. Un carro armato che tenta un assalto diretto rischia di essere colpito prima ancora di vedere il nemico.

Questo ha costretto entrambe le parti a ripensare il ruolo dei mezzi corazzati. Sempre più spesso vengono utilizzati non come strumenti per sfondamenti frontali, ma come piattaforme di fuoco remoto, capaci di colpire rapidamente e cambiare posizione nel giro di pochi minuti.

In altre parole, il carro armato tende a trasformarsi in una sorta di artiglieria tattica semovente.

La Centauro in Ucraina: colpire e sparire

Secondo i video diffusi dal canale ucraino Armiya TV e rilanciati da diversi media specializzati, gli equipaggi ucraini stanno utilizzando la Centauro secondo la logica “shoot-and-scoot”: sparare da posizione coperta e riposizionarsi immediatamente prima dell’arrivo del fuoco di controbatteria o dei droni kamikaze.

Il dettaglio che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda un tiro indiretto dichiarato a 11,1 chilometri di distanza, effettuato contro un edificio occupato da forze russe.

In pratica, la blindo italiana sarebbe stata impiegata quasi come un obice: bersaglio fuori dalla linea visiva, dati forniti da droni o osservatori avanzati, fuoco rapido e immediato cambio posizione. È un utilizzo molto diverso da quello originariamente previsto dai progettisti italiani negli anni Novanta.

Perché i mezzi ruotati stanno tornando importanti

La guerra in Ucraina sta dimostrando anche un’altra cosa: la mobilità strategica conta quasi quanto la protezione. La Centauro può superare i 100 km/h su strada e richiede meno manutenzione rispetto a un carro cingolato pesante.

In un conflitto dove le finestre operative sono brevissime e i droni possono individuare qualunque movimento nel giro di pochi minuti, la sopravvivenza dipende spesso dalla rapidità con cui un mezzo riesce a spostarsi, sparare e scomparire.

Il limite, naturalmente, resta la protezione. Gli stessi equipaggi ucraini hanno sottolineato che la corazza laterale della B1 Centauro è vulnerabile non solo ai droni FPV con cariche cave, ma persino al fuoco pesante da 12,7 mm.

Per questo molti mezzi impiegati in Ucraina appaiono modificati con gabbie anti-drone, reti metalliche e schermature improvvisate superiori. È la nuova estetica della guerra terrestre del XXI secolo: corazze pensate non più soltanto contro minacce frontali, ma soprattutto contro attacchi dall’alto.

Il nuovo addestramento: meno “cavaliere corazzato”, più operatore di rete

Anche l’addestramento degli equipaggi sta cambiando radicalmente.

In passato un equipaggio corazzato veniva preparato soprattutto al combattimento diretto e alla manovra offensiva. Oggi servono competenze molto più vicine a una guerra digitale e interconnessa.

Gli equipaggi devono saper lavorare in rete con droni ISR, utilizzare comunicazioni protette, muoversi rapidamente tra posizioni nascoste e ridurre al minimo la propria firma termica ed elettronica. La velocità nella ricezione e trasmissione dei dati è diventata quasi importante quanto il cannone stesso.

Non a caso gli equipaggi ucraini della Centauro hanno evidenziato la qualità superiore dei sistemi interni di comunicazione rispetto ai vecchi carri sovietici T-64 e T-72 ancora presenti in servizio.

La prossima evoluzione: munizioni intelligenti e precisione estrema

La trasformazione della guerra terrestre potrebbe accelerare ulteriormente con l’introduzione di munizionamento guidato avanzato come il progetto italiano Vulcano 120 mm sviluppato da Leonardo.

L’idea è trasformare il cannone di un mezzo corazzato in un sistema capace di colpire bersagli a lunga distanza con precisione quasi missilistica, sfruttando dati forniti in tempo reale da droni e sistemi di targeting digitali.

Se pienamente integrati in una kill chain fatta di sensori, comunicazioni sicure e intelligenza artificiale, mezzi come la Centauro II potrebbero operare come piattaforme di fuoco distribuite, difficili da individuare e capaci di reagire molto rapidamente a bersagli dinamici.

La lezione ucraina per le armate europee

Per gli eserciti europei, la lezione ucraina è chiara: il futuro non appartiene necessariamente al carro più pesante, ma al sistema più mobile, connesso e adattabile.

Il carro armato tradizionale non scompare, ma cambia profondamente funzione. Sempre più spesso diventa un nodo mobile all’interno di una rete di sensori e sistemi di fuoco, dove la sopravvivenza dipende dalla capacità di muoversi rapidamente, restare invisibili e colpire per primi.

La Centauro italiana, progettata decenni fa per guerre di movimento post-Guerra Fredda, sta trovando paradossalmente una nuova vita proprio nel conflitto più tecnologico e letale del XXI secolo.

E il fatto che venga usata come una combinazione tra cacciacarri, artiglieria mobile e piattaforma “shoot-and-scoot” racconta molto bene come stia evolvendo la guerra moderna: meno assalti frontali, più velocità, dispersione, dati e sopravvivenza elettronica.

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