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Esclusiva: per direttore AIE allentare sanzioni europee sull’energia russa sarebbe un grave errore

Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia
Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia Diritti d'autore  Euronews
Diritti d'autore Euronews
Di Maria Tadeo
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Per il direttore dell’Agenzia internazionale per l'energia "tornare a bussare alla porta della Russia" significherebbe ripetere vecchi errori, mentre l’Ue è scossa dallo shock dei prezzi per il blocco dello stretto di Hormuz. L’agenzia parla della peggiore crisi di sicurezza energetica di sempre

Allentare le sanzioni sull’energia russa sarebbe un "grave errore" da parte dei Paesi europei, ha avvertito in un’intervista a Euronews il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), Fatih Birol, mentre l'Unione europea fa i conti con le conseguenze di un secondo shock energetico in quattro anni.

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L’Ue sta valutando misure per attenuare le pressioni sui prezzi che gravano sugli Stati membri a causa della crisi nello Stretto di Hormuz, la rotta da cui transita un quinto delle forniture mondiali di petrolio, dopo che il regime di Teheran ha di fatto bloccato il passaggio lo scorso marzo.

Secondo le stime della Commissione europea, la guerra in Medio Oriente ha contribuito a un aumento del 65 per cento dei prezzi del petrolio. Nel frattempo, i prezzi del gas sono più che raddoppiati. Bruxelles, però, ha escluso in modo netto qualsiasi ipotesi di allentamento delle sanzioni sull’energia russa, anche tramite Paesi terzi.

Birol ha fatto eco a questa posizione, sostenendo che "tornare a bussare alla porta della Russia sarebbe un grave errore", dopo la pubblicazione, giovedì, di un importante rapporto dell’AIE che avverte della "più grande crisi di sicurezza energetica che il mondo abbia mai affrontato".

Tensioni tra gli Stati membri dell'Ue per via della crisi energetica

"L’Europa ha pagato la sua eccessiva dipendenza nel 2022. Una volta è un errore, farlo una seconda volta non è più un errore", ha detto Birol a Euronews. "Ci sono molte altre opzioni che l’Europa dovrebbe prendere in considerazione, più sicure dal punto di vista energetico, di politica estera e di difesa".

All’inizio del mese, gli Stati Uniti hanno annunciato la proroga di trenta giorni dell’esenzione dalle sanzioni sul petrolio russo trasportato via mare, sostenendo che ciò alleggerirebbe il peso dei costi energetici più elevati sui Paesi più poveri. Il Regno Unito ha inoltre allentato le restrizioni sulle importazioni di carburante per aerei e diesel russi raffinati in altri Paesi per far fronte all’aumento dei prezzi e alla scarsità di offerta, ma ha insistito sul fatto che non si tratta di una deroga alle sanzioni principali.

L’Ue ha rifiutato di allentare qualsiasi misura, sostenendo che finanziare Mosca tramite l’energia, direttamente o indirettamente, non farebbe che prolungare la guerra contro l’Ucraina. In una intervista separata a Euronews, il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha escluso qualsiasi deroga a qualsiasi livello, definendola una decisione strategica in chiave di sicurezza.

Nonostante ciò, l’aumento dei costi energetici sta alimentando tensioni tra gli Stati membri. La settimana scorsa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla Commissione europea affermando che la crisi energetica è importante quanto la difesa e che l’Ue dovrebbe trattarla come tale. Ha inoltre chiesto a Bruxelles di esentare le misure in materia di energia dalle regole su debito e deficit.

Il mondo di fronte alla "più grande crisi di sicurezza energetica della storia"

L’Agenzia internazionale dell’energia ha dichiarato giovedì che le interruzioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbero superare gli sconvolgimenti provocati dalla crisi petrolifera degli anni Settanta e ha previsto una spinta ancora più intensa a diversificare le importazioni energetiche.

Nell’ultimo rapporto annuale World Energy Investment, l’AIE stima che quest’anno gli investimenti energetici globali raggiungeranno i 3.400 miliardi di dollari. Circa 2.200 miliardi dovrebbero finanziare reti, stoccaggio, combustibili a basse emissioni, nucleare, energie rinnovabili ed elettrificazione. Circa 1.200 miliardi saranno destinati a petrolio, gas naturale e carbone.

Birol ha affermato che l’attuale crisi avrà un impatto duraturo sull’Europa, sottolineando il legame tra sicurezza economica e sicurezza energetica. Per l’Ue, il primo shock è arrivato con la crisi del gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina, e la guerra in Iran rende ancora più urgente una revisione della strategia di lungo periodo, perché aggrava lo shock sui prezzi.

"La competitività e la sovranità europee dipenderanno in modo critico dalla sua strategia energetica. A mio avviso, il futuro energetico dell’Europa è l’elettrificazione e dovremmo elettrificare le nostre economie il più possibile", ha detto, osservando che l’energia nucleare sarà necessaria in una fase di transizione dall’uso dei combustibili fossili.

"Io mi occupo di energia. Parlo di energia. L’Europa non ha sempre fatto le scelte giuste e di errori ne abbiamo commessi molti. Ora dobbiamo essere molto chiari e prendere le decisioni giuste in campo energetico. È al cuore della sovranità del continente", ha aggiunto Birol.

Guarda l’intervista integrale con Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, questa sera in esclusiva nel programma The Europe Conversation, solo su Euronews. Disponibile in televisione, su euronews.com e su tutte le piattaforme di streaming.

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