I leader di Italia, Francia e Germania, Regno Unito e altri cinque Paesi hanno condannato le violenze dei coloni in Cisgiordania e gli insediamenti illegali. Cresce la tensione tra Israele e Libano per il lancio di droni di Hezbollah, mentre prosegue il caso diplomatico sulla Flotilla
In una dichiarazione congiunta pubblicata venerdì, i leader di Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno chiesto "al governo israeliano di "porre fine all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania e di garantire la responsabilità per la violenza dei coloni e e delle forze di sicurezza israeliane".
Negli ultimi mesi - prosegue la nota congiunta a cui si sono aggiunti Paesi Bassi, Norvegia, Australia, Canada e Nuova Zelanda - la situazione in Cisgiordania è peggiorata significativamente. "La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a Due Stati".
I quattro Paesi europei ricordano come gli insediamenti israeliani in Cisgiordania siano illegali per il diritto internazionale, citando anche i progetti di costruzione nell'aerea E1, poco fuori Gerusalemme, che dividerebbe praticamente in due il territorio palestinese.
"Riaffermiamo il nostro incrollabile impegno per una pace globale, giusta e duratura, basata su una soluzione negoziata a due Stati, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".
L'Unione europea ha raggiunto questo mese un accordo per sanzionare i coloni e le entità ritenute responsabili di violenze e venerdì la Camera dei Rappresentati dei Paesi Bassi ha approvato anche una mozione, sostenuta dal governo, per vietare l'importazione e la vendita di prodotti provenienti dagli "insediamenti israeliani illegali", con riferimento ai territori palestinesi occupati in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est e a quelli siriani del Golan.
Venerdì pomeriggio è arrivato anche il sì dell'Alta rappresentante Ue per la Politica Estera Kaja Kallas, alla richiesta del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, di lavorare a sanzioni contro il ministro israeliano Ben Gvir da discutere il 15 giugno nel Consiglio Affari Esteri.
La richiesta italiana è stata sostenuta da diversi Paesi, secondo quanto riporta l'agenzia Ansa.
Droni dal Libano, attacchi Idf e la risposta israeliana
Sirene d'allarme sono risuonate diverse volte venerdì nel nord di Israele per il lancio di droni esplosivi da parte di Hezbollah dal Libano. Il movimento sciita ha comunicato di avere colpito un piattaforma del sistema difensivo israeliano Iron Dome.
L'esercito israeliano ha confermato le incursioni e impatti multipli, senza smettere di contrattaccare nel sud del Libano dove media libanesi parlano di oltre una decina di morti da giovedì sera.
Secondo le autorità sanitarie locali il bilancio dal 28 febbraio, da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente, è salito a oltre 3mila morti e quasi diecimila feriti.
Il caso della Flotilla tiene ancora banco con il ritorno degli attivisti
Posizioni più dure contro Israele da parte dell'Europa sembrano andare di pari passo con l'insofferenza per la guerra lanciata prima a Gaza, poi al Libano e infine all'Iran, e al trattamento riservato agli attivisti che hanno cercato di rompere il blocco navale sulla Striscia con le diverse missioni della Global Flotilla.
Il caso diplomatico, che ha portato anche Italia e Spagna a convocare gli ambasciatori di Israele per chiarimenti, si è infiammato dopo che il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha pubblicato un video in cui derideva gli attivisti, che erano stati fermati in acque internazionali, portati in Israele e lì fatti inginocchiare in un capannone, con la fronte a terra e le mani legate dietro la schiena.
Tutti i 29 attivisti italiani del gruppo di 400 presenti sulle navi fermati al largo dell'Egitto, dopo la partenza dalla Turchia, hanno lasciato Israele. Tra questi c'è un connazionale ricoverato in ospedale a Istanbul per accertamenti e di cui il ministero sta seguendo il caso in quanto avrebbe manifestato l'intenzione di aiutare attivisti di altre nazionalità in difficoltà.
Le testimonianze di quanti sono stati rilasciati parlano di torture e abusi anche sessuali, una quindicina denunciati dagli organizzatori della Global Sumud Flotilla, sui cui la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta. "Teste di cuoio hanno sparato sulle barche con persone a bordo. Ci hanno sequestrato i passaporti. Da quel momento eravamo numeri dentro una nave con quattro container, un campo di concentramento in miniatura e galleggiante", hanno raccontato Dario Salvetti e Antonella Bundu, due attivisti fiorentini appena rientrati.
"C'è bisogno che i riflettori si spostino da noi e di fare partire una campagna di boicottaggio, sociale e economica, complessiva e diffusa" verso Israele", hanno proseguito parlando con media locali, "se vogliamo farli uscire da questa distopia dobbiamo fargli capire il livello di gravità in ogni modo perché stanno compiendo un genocidio. Il silenzio non è più accettabile, neanche da parte loro".
Anche otto attivisti tedeschi della Global Sumud Flotilla hanno denunciato di essere stati feriti, ha confermato il ministero degli Esteri di Berlino.
''Per la Germania il trattamento umano dei nostri cittadini è una priorità assoluta. Inoltre sono state mosse accuse gravi riguardo al trattamento degli attivisti detenuti. Le ultime azioni del ministro della Sicurezza israeliano Ben Gvir sono state semplicemente oltraggiose", ha affermato un portavoce del ministero.
Da parte sua il governo di Madrid ha riferito che almeno quattro dei 44 attivisti spagnoli della Flotilla hanno avuto bisogno di assistenza medica prima di poter fare ritorno a casa.