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Iran minaccia tariffe sui cavi internet a Hormuz: rischi per l'Europa

Sotto le acque dello Stretto di Hormuz passano almeno sei cavi, quattro dei quali sono di proprietà o gestiti in parte da aziende europee.
Sotto le acque dello stretto di Hormuz passano almeno sei cavi, quattro dei quali di proprietà o in parte gestiti da aziende europee. Diritti d'autore  Euronews
Diritti d'autore Euronews
Di Alessio Dell'Anna & Inês Trindade Pereira & Babak Kamiar
Pubblicato il
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Teheran valuta tariffe d'accesso e controllo sui cavi internet sottomarini nello stretto di Hormuz, puntando a incassare 13 miliardi. La mossa minaccia l'Unione europea e i colossi tech. Gli esperti si dividono sulla reale portata del rischio

In un nuovo tentativo di mettere l'Occidente sotto pressione economica, l'Iran sta valutando l'idea di imporre "tariffe di accesso" ai cavi internet sottomarini che attraversano lo stretto di Hormuz, una mossa che potrebbe aumentare le tensioni sul commercio globale dopo il blocco del passaggio.

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Il piano è stato illustrato per la prima volta dall'agenzia di stampa Tasnim, legata al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

Restano però interrogativi su chi dovrebbe pagare queste tariffe e su quali servizi verrebbero colpiti.

Dal punto di vista logistico, le società che gestiscono i cavi sotto lo Stretto sarebbero costrette a versare una "tariffa di accesso" all'Iran.

Dal punto di vista regolamentare, invece, il piano imporrebbe a colossi tecnologici come Google, Meta, Microsoft e Amazon di rispettare quelle che sono state genericamente definite "le leggi dell'Iran".

Inoltre, la Repubblica islamica potrebbe assumere il controllo della manutenzione dei cavi nello stretto di Hormuz e imporre ulteriori costi.

Queste mosse potrebbero generare fino a 13 miliardi di eurodi entrate per il Paese.

Dal Mar Egeo alla Spagna: qual è il ruolo dell'Europa?

Secondo il Submarine Telecoms Forum, aziende europee di Paesi come Italia, Grecia e Regno Unito fanno parte del consorzio di gestione di almeno quattro cavi che passano sotto Hormuz.

Due di questi cavi sono particolarmente importanti, perché collegano l’Asia all'Europa.

Il primo è l'Asia Africa Europe-1 (AAE1), di proprietà anche dell'italiana Retelit e della greca OTEGLOBE. Raggiunge punti di approdo a Creta, a Bari e a Marsiglia.

Il secondo, PEARLS/2Africa, parte del più grande sistema di cavi sottomarini al mondo, passa sotto la Sicilia prima di approdare a Genova, Marsiglia e Barcellona.

Dettaglio della mappa dei cavi sottomarini nello stretto di Hormuz
Dettaglio della mappa dei cavi sottomarini nello stretto di Hormuz TeleGeography

Quanto sono pericolose queste tariffe per l'Europa?

Al momento non c'è consenso tra gli esperti sulla portata delle minacce ventilate dall'Iran.

Alcuni sostengono che, se il Paese imponesse davvero le tariffe, le conseguenze andrebbero ben oltre le infrastrutture di telecomunicazione. Potrebbero toccare il commercio globale, il diritto marittimo, le strategie militari, la governance di internet e gli equilibri tra le grandi potenze.

"Le istituzioni finanziarie europee, i fornitori di servizi cloud, le società di telecomunicazioni e le multinazionali fanno ampio affidamento su reti di cavi sottomarini a bassa latenza per le transazioni bancarie, i servizi digitali, gli scambi di energia e le attività industriali", ha dichiarato a Europe in Motion Meredith Primrose Jones, responsabile di geopolitica e sicurezza presso la società di consulenza in materia di rischio e conformità Leidra.

Una nave cargo ancorata nello stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, Iran, 2 maggio 2026
Una nave cargo ancorata nello stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, Iran, 2 maggio 2026 ISNA via AP/Amirhosein Khorgooi

"Qualsiasi aumento del rischio politico attorno allo stretto di Hormuz potrebbe far crescere i costi di connettività, rallentare i progetti infrastrutturali e creare ulteriori vulnerabilità per l'economia digitale europea, proprio mentre la regione punta a rafforzare la propria resilienza tecnologica e autonomia strategica", ha aggiunto.

Altri esperti, invece, tendono a ridimensionare il rischio di interruzioni dovute a tariffe o perfino di un sabotaggio fisico dei cavi.

"La capacità di banda che attraversa lo stretto di Hormuz rappresenta meno dell'1% della capacità internazionale globale", ha dichiarato a Europe in Motion l'International Cable Protection Committee.

L'ICPC sostiene che l'impatto sarebbe limitato anche in caso di guasto ai cavi, grazie ai sistemi di backup che servono la regione del Golfo.

"Molte reti di cavi che servono il Golfo utilizzano strutture ramificate collegate a grandi sistemi dorsali internazionali", ha spiegato il comitato. "Questo tipo di progettazione offre maggiore flessibilità operativa e resilienza e contribuisce a ridurre al minimo l'impatto di singoli guasti".

Il comitato ha ricordato che i guasti ai cavi sottomarini non sono eventi rari nelle operazioni.

"Ogni anno si verificano nel mondo circa 150-200 guasti ai cavi di telecomunicazione sottomarini, e tra il 70 e l'80% è dovuto ad attività umane accidentali, come la pesca commerciale o le ancore delle navi, più che a sabotaggi", ha affermato l'ICPC.

I Paesi che impongono tariffe per l’accesso ai cavi sottomarini

Il piano iraniano non sarebbe il primo nel suo genere. L'Egitto già impone tariffe per l'uso dei cavi sottomarini e ne ricava entrate significative per il modello di business delle sue telecomunicazioni.

Uno studio condotto da Submarine Cable Networks sul periodo 2000-2019 ha stimato che il costo per ogni operatore di cavi sottomarini è di circa 1,5 milioni di euro per diritti di approdo, manutenzione e supporto operativo.

L'Egitto è stato descritto come un punto nevralgico globale per le telecomunicazioni a causa dell'enorme quantità di cavi che lo attraversano.

La principale differenza con Hormuz è che i cavi che passano in Egitto attraversano fisicamente il suo territorio e si appoggiano alle sue infrastrutture terrestri.

Un motoscafo dei Pasdaran si avvicina alla nave cargo Epaminondas nello stretto di Hormuz, 21 aprile 2026
Un motoscafo dei Pasdaran si avvicina alla nave cargo Epaminondas nello stretto di Hormuz, 21 aprile 2026 Meysam Mirzadeh/Tasnim News Agency via AP

Nello Stretto di Hormuz, invece, la maggior parte dei cavi non entra nelle acque o nel territorio iraniano, il che lascia a Teheran poche basi giuridiche per imporre tariffe di accesso.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) tutela in questo senso i flussi marittimi e la navigazione internazionale.

L'Iran l’ha firmata nel 1982, ma non l'ha mai ratificata.

"Un sistema unilaterale di tariffe mirato alle infrastrutture di cavi globali verrebbe quindi ampiamente interpretato come un'estensione indebita dei poteri di uno Stato costiero, alla luce dei principi dell'UNCLOS", ha osservato Jones.

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